29, Gennaio, 2023

Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno: riparato l’argine friabile dell’Arno

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L’ingegner Beatrice Lanusini del Consorzio 2 Alto Valdarno: “Senza l’attività di manutenzione ordinaria non avremmo mai individuato la fragilità galoppante dell’opera di difesa e i danni causati dagli animali selvatici

Grazie al piano tagli, la maxi operazione di contenimento del verde nell’alveo e lungo le sponde dell’Arno, che ha interessato anche San Giovanni Valdarno, Terranuova Bracciolini e Montevarchi il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno ha potuto riparare l'argine del fiume.

Proprio in territorio montevarchino, poco a valle del quartiere Peepuna volta eliminato l’eccesso di verde, è stata scoperta l’arginatura leopoldina sforacchiata da cavità e cunicoli che ne minavano la resistenza e la robustezza. Immediato l’intervento di ripristino. Prima della chiusura del cantiere gli operai sono riusciti a tamponare le ferite causate all’opera idraulica dagli animali selvatici. Attraverso un’operazione accurata di demolizione e ricostruzione, la struttura ha riconquistato la sua originale compattezza e  funzionalità.

“La precoce individuazione e l’immediata riparazione del problema per una estensione di circa 50 metri lineari  – spiega l’ingegner Beatrice Lanusini, responsabile del Consorzio per l’area valdarnese – ha permesso di consolidare l’arginatura. Se non avessimo programmato questo intervento di manutenzione, l’opera sarebbe stata esposta a franamenti e danneggiamenti progressivi sempre più estesi, cosa che avrebbe contribuito ad aggravare il rischio idraulico su un territorio fortemente urbanizzato”.

L’operazione interamente finanziata dal Consorzio è stata realizzata prima della chiusura e rimozione del cantiere.

“L’area interessata dai dissesti è stata scavata e il materiale ricavato è stato sistemato in gradoni sulla porzione sana dell’argine. Successivamente, con l’impiego di un apposito rullo, il terreno, preventivamente inumidito, è stato steso e compattato in strati dello  spessore di circa 30 cm, fino a raggiungere la quota arginale esistente e, in questo modo, a consolidare l’opera di difesa”, conclude Lanusini.

 

 

 

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