I Ragazzi d’Arnolfo compiono dieci anni. E per festeggiare un compleanno così importante hanno scelto di tornare, idealmente e non solo, nel luogo da cui tutto è partito: il loggiato di Palazzo d’Arnolfo.
Era il 2016 quando un gruppo di amici pensionati iniziò a ritrovarsi sotto le logge del palazzo, nel cuore di San Giovanni Valdarno, per cantare insieme. Una cosa nata quasi per scherzo, diventata poco alla volta un appuntamento fisso e poi un coro. Arrivarono altre persone, le prime esibizioni, gli applausi dei passanti e anche le richieste di canzoni. E arrivò quel nome, I Ragazzi d’Arnolfo, che con un pizzico di ironia raccontava già lo spirito del gruppo.
Dieci anni dopo, quei ragazzi sono ancora una presenza familiare per chi frequenta il centro di San Giovanni. Ma nel frattempo la loro attività è cresciuta, portandoli fuori dalle piazze cittadine e soprattutto dentro le Rsa, dove il canto è diventato un modo per stare insieme, far riaffiorare ricordi e provare a contrastare la solitudine.
“Ormai i Ragazzi d’Arnolfo sono una caratteristica singolare e distintiva del nostro Comune: li ha soltanto San Giovanni”, sottolinea la sindaca Valentina Vadi. Il riferimento è a una presenza che nel tempo è diventata parte del paesaggio cittadino, ma anche al ruolo assunto dal gruppo negli ultimi anni. “Da qualche anno non si limitano soltanto a partecipare alle iniziative, come il Perdono e tante altre manifestazioni, allietandoci con i loro canti, ma stanno anche svolgendo un’importante funzione sociale, soprattutto attraverso gli eventi di intrattenimento all’interno delle case di riposo”.
È proprio la dimensione sociale quella sulla quale insiste anche l’assessore alla cultura Fabio Franchi. Perché, oltre alle canzoni, secondo Franchi il gruppo rappresenta un luogo nel quale persone con storie diverse hanno costruito una comunità:“Loro stessi, persone ormai della terza età, hanno trovato nel gruppo una comunità di amici”, spiega. Un gruppo nel quale si sono incontrate persone con percorsi professionali differenti e che, partendo dalla passione per la musica, hanno finito per costruire un’attività rivolta anche agli altri.
Il passaggio dalle piazze alle case di riposo è stato uno dei momenti più significativi della storia del coro. La prima esibizione nella Casa di riposo di San Giovanni Valdarno ha aperto una strada che negli anni ha portato i Ragazzi d’Arnolfo in numerose strutture del Valdarno aretino e fiorentino e in altre località toscane. Il meccanismo è semplice: si canta, si coinvolgono gli ospiti e si prova a riportare alla memoria, attraverso le canzoni, un pezzo della loro vita: “Hanno la capacità di coinvolgere gli ospiti delle Rsa con i loro canti e di far rivivere, con una nostalgia felice, i tempi della gioventù”, racconta Franchi. Poi ci sono le scuole. La collaborazione con l’Istituto comprensivo Marconi ha aggiunto un altro elemento all’esperienza del gruppo, quello del rapporto tra generazioni. “Con le scuole riescono a instaurare un rapporto intergenerazionale con i bambini”, osserva l’assessore, “riuscendo a tenere insieme più generazioni in un unico canto e in un unico progetto”.
Una storia che, nelle parole del presidente Emiliano Vichi, rimane legata soprattutto all’amicizia con cui tutto è iniziato: “Siamo nati quasi per gioco, senza immaginare che quella prima volta sotto il loggiato di Palazzo d’Arnolfo avrebbe dato vita a un’esperienza lunga dieci anni”, racconta. In questo periodo il gruppo ha incontrato tantissime persone e ha portato la propria musica in luoghi molto diversi, mantenendo però la stessa idea di partenza: stare insieme. “Il nostro coro nasce dall’amicizia e dalla voglia di stare insieme, ma anche dalla consapevolezza che attraverso una canzone, un sorriso e qualche ora trascorsa insieme si può contribuire a combattere la solitudine e l’isolamento”, dice Vichi.
Ed è anche per questo che il decennale non sarà soltanto un appuntamento celebrativo. Il programma, organizzato nell’ambito del Settembre Sangiovannese 2026, ripercorrerà la storia del gruppo e proverà a raccontare il rapporto costruito in questi anni con la città.

Si comincia sabato 12 settembre alle 16, nel loggiato di Palazzo d’Arnolfo, con l’inaugurazione della mostra fotografica “Dieci anni dei nostri ‘Ragazzi’”. Un percorso per immagini attraverso le tappe principali dell’esperienza del coro, dalle prime uscite alle attività nelle Rsa e nelle scuole. Alle 17.30, nella sala del municipio, saranno invece i protagonisti a raccontarsi. L’incontro “I Ragazzi d’Arnolfo si raccontano” sarà accompagnato dalla proiezione di alcuni filmati realizzati nel corso degli anni e da un dibattito pubblico al quale parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, della Pro Loco, dell’Istituto comprensivo Marconi e delle strutture per anziani con cui il gruppo collabora.
“Questo è uno dei momenti che ci interessa sottolineare”, spiega Vichi parlando dell’incontro, perché il decennale vuole essere anche l’occasione per riflettere sul percorso fatto e sulle relazioni costruite. La mostra resterà aperta anche domenica 13 settembre, dalle 10. Nel pomeriggio, invece, il programma si sposterà in piazza Masaccio. Alle 18 è in programma il concerto dei Ragazzi d’Arnolfo, che avrà come ospite Walter Sterbini, artista sangiovannese. Sarà l’ultimo appuntamento di un fine settimana pensato per riportare al centro proprio quella piazza e quella città che, dieci anni fa, hanno visto nascere il gruppo.
“Ci fa molto piacere ospitarli a Palazzo d’Arnolfo”, dice Franchi. E se oggi il coro è diventato una presenza riconoscibile di San Giovanni, il motivo è forse tutto racchiuso in quella storia iniziata sotto il loggiato: poche persone, qualche canzone e la voglia di stare insieme. Da allora sono cambiate le piazze, sono aumentati gli appuntamenti e sono cresciute le persone coinvolte. Ma lo spirito è rimasto quello di allora.

