27, Luglio, 2021

Valentino, Cgil e Cisl preoccupate per il futuro. “L’azienda non faccia le scarpe al Valdarno”

Più lette

“Ormai è chiaro: l’azienda Valentino Shoes Lab dopo tre mesi dall’incendio non ha uno straccio di piano industriale, che porta a pensare che ci possano essere soluzioni fuori dal Valdarno Aretino”. È la mancanza di prospettiva a preoccupare le organizzazioni sindacali Filctem Cgil e Femca Cisl, dopo l’incontro tenutosi con i vertici dell’azienda. I segretari Innocenti e Scherillo commentano: “I vertici aziendali si sono semplicemente e superficialmente limitati a ribadire lo stato di precarietà, che nessuno nega, e che la Valentino Shoes Lab in Valdarno non è una priorità, ma una ipotesi insieme ad altre”.

“Una situazione pesante e dai toni alti – proseguono Filctme e Femca – che evidenzia la chiara volontà di non dare il giusto riconoscimento a questo territorio nonostante che, all’indomani dell’incendio del 2 aprile, insieme alla sua gente si è mobilitato mettendo in piedi una gara di solidarietà senza eguali per permettere ai 180 dipendenti di ritornate al lavoro prima possibile e di non interrompere la produzione; anche i bambini, nel giorno della prima comunione, con aquiloni e colombe sostarono davanti ai cancelli dell’azienda. Sconcerta – proseguono le organizzazioni sindacali – constatare la superficialità con cui trattano l’argomento i dirigenti nazionali dell’’azienda, poco o nulla importa, delle maestranze e di un distretto industriale della calzatura da donna riconosciuto per l’altra professionalità così come dell’intero indotto”.

Cgil e Cisl ricordano come l’Azienda “arrivata in questo territorio, ha potuto, da subito, avvalersi di personale già formato, ma ora rischia di disperderlo e allontanarlo dal Valdarno; come poco sembra importare il sacrificio quotidiano dei dipendenti, un terzo dei quali va ogni giorno a Capraia ‘dividendo’ lo stabilimenti con gli operai di un altro stabilimento del gruppo; un terzo lavora in uno stabilimento in affitto messo a disposizione in Valdarno da Prada e un terzo è ospite di un altro fabbricato della Valentino. La sensazione è che per l’Azienda la partita sia diretta da persone che non considerano il settore, le sue problematiche e le sue potenzialità; che non conoscono il territorio e tutte le opportunità che può offrire”.

“La nostra domanda – concludono i sindacati – è una sola ed è semplice: dateci la garanzia che investirete nel Valdarno Aretino. E’ sconcertante che un’Azienda come Valentino a oggi non sappia rispondere. Non esistono motivi oggettivi per allontanarsi. Qui abbiamo i terreni che i vari sindaci mettono a disposizione per costruire il nuovo; qui abbiamo capannoni, purtroppo vuoti, che possono essere riempiti; qui abbiamo le professionalità; qui abbiamo Aziende che possono rispondere immediatamente a esigenze produttive. Non capiamo quindi tutto questo tergiversare”.

“E’ del tutto evidente che questa situazione – concludono Innocenti della Filctem e Scherillo della Femca – non può essere tollerata, da qui la decisione di chiedere, sia un incontro alla proprietà, sia una convocazione da parte del Prefetto. Sullo sfondo il possibile inasprirsi dello scontro sindacale e allo sciopero di un’ora dello scorso 16 luglio potrebbero seguire altre iniziative”.

Glenda Venturini
Capo redattore

Articoli correlati