25, Gennaio, 2026

Cena per Gaza, a San Giovanni raccolti 5.200 euro: i fondi utilizzati per servizi igienici nei campi di Al-Quds e Al-Mawasi

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La mobilitazione nata intorno alla Basilica di San Giovanni Valdarno comincia a restituire i suoi effetti. I 5.200 euro raccolti il 4 dicembre durante la serata “Cena per Gaza – Olio, Za’atar e libertà” hanno finanziato un intervento destinato alle donne dei campi per sfollati e, secondo quanto comunicato dall’associazione beneficiaria, il progetto è già entrato nella fase operativa.

“Il bonifico è arrivato e i primi bagni sono stati costruiti”, ha scritto la vicepresidente di Rifqa Firenze Elisa Battistini in un messaggio inviato al sindaco. “Nei prossimi giorni inizieremo la distribuzione dei kit igienici legati all’evento. Siete stati i primi a rendere possibile l’avvio del progetto: queste azioni sono possibili grazie alla serata organizzata a San Giovanni Valdarno.”

La notizia è stata accolta con favore dall’amministrazione comunale. Il sindaco Valentina Vadi ha parlato di un risultato che va oltre l’aspetto economico: “Aver saputo che la nostra iniziativa si è tradotta in servizi reali in due campi di Gaza ci riempie di soddisfazione. È la prova che anche una comunità come la nostra può incidere, se si mette insieme. A febbraio, a Palomar – Casa della Cultura, organizzeremo un momento pubblico di restituzione in cui Rifqa e Medici Senza Frontiere racconteranno ciò che è stato fatto, mostrando foto e video dal campo.”

La cena solidale era stata promossa dal Comune e dalla Pro Loco su proposta dell’associazione Cuochi Valdarno Superiore, con la collaborazione dell’istituto alberghiero Giorgio Vasari di Figline e Incisa. I cuochi ricordano lo spirito della serata come un incontro tra mondi: “Non volevamo solo raccogliere fondi, ma far conoscere una cultura attraverso il cibo”, avevano spiegato durante l’evento, presentando piatti preparati insieme agli studenti.

L’intervento riguarda i campi di Al-Quds e Al-Mawasi. Il piano, sviluppato con il supporto tecnico di Medici Senza Frontiere, prevede la costruzione di moduli in ferro ad alta resistenza, dotati di pavimenti antiscivolo, serbatoi d’acqua autonomi e allaccio a una linea fognaria protetta. Le riserve idriche sono state inserite perché, come riferito dagli operatori, l’acqua corrente è disponibile solo al mattino e per poche ore.

“Abbiamo cercato soluzioni semplici ma solide, pensate soprattutto per la sicurezza e la privacy delle donne”, ha fatto sapere l’associazione. I due bagni già realizzati serviranno circa 200 beneficiarie ad Al-Quds, mentre ad Al-Mawasi sono in programma quattro bagni per circa 400 donne. In parallelo partirà la consegna dei kit igienici femminili, modellati su quelli che MSF utilizzava negli ospedali prima dell’interruzione di molte attività.

A febbraio gli operatori torneranno virtualmente a San Giovanni attraverso il racconto pubblico annunciato a Palomar. “Vogliamo condividere con la città i volti e le storie che stanno dietro a questi numeri”, ha ribadito Battistini. Per chi ha partecipato alla cena, quell’appuntamento rappresenterà la seconda parte di un percorso iniziato a tavola e proseguito, nonostante gli ostacoli, fino a Gaza.

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