Due testimoni della strage di Cavriglia del 1944 incontrano gli studenti del comprensivo Magiotti

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Il 29 maggio, due testimoni dell’eccidio nazifascista di Meleto, Giampaolo Camici e Roberto Pazzagli, hanno incontrato le alunne e gli alunni delle classi terze della Scuola secondaria di primo grado “Raffaello Magiotti” di Montevarchi per raccontare una delle esperienze più drammatiche della storia del territorio.

L’incontro con gli studenti aveva proprio l’obiettivo di trasmettere la memoria di quella terribile esperienza, rimasta sepolta fino alla fine degli anni Novanta nel tristemente noto “armadio della vergogna”: un archivio con le ante rivolte verso il muro, scoperto casualmente a Roma nel 1994, che conteneva dossier relativi a numerosi crimini di guerra nazifascisti commessi tra il 1943 e il 1945.

Tra quelle carte emersero anche le prove dell’eccidio che sarebbe passato alla storia come la “strage di Cavriglia”, che costò la vita a 192 civili inermi, tutti maschi, di età compresa tra i 15 e i 92 anni, uccisi tra le frazioni di Meleto Valdarno, Castelnuovo dei Sabbioni, Le Matole, San Martino e Massa Sabbioni.

Il signor Giampaolo Camici, presidente dell’associazione Meleto, vuole ricordare e cita più volte, a monito per i giovani studenti, le parole dello scrittore cileno Luis Sepúlveda: “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”. Camici insieme all’amico Roberto Pazzagli sono due orfani di guerra, perché entrambi hanno perso il padre durante l’eccidio nazifascista di Meleto. Roberto aveva sei anni e ha un ricordo ancora vivo di quei tragici giorni del luglio 1944, Camici ha sentito raccontarne dalla madre poiché lui era all’interno del suo ventre mentre tutto accadeva.

Durante l’incontro Roberto ha infatti rievocato con lucidità i tragici eventi del luglio 1944, trasmettendo agli studenti la forza di una testimonianza diretta e vissuta in prima persona. In questo modo i ragazzi hanno potuto comprendere la brutalità di quegli eventi e il dolore profondo vissuto dalle famiglie colpite dall’eccidio.

Giampaolo Camici, attraverso i ricordi appresi dopo la guerra, ha dato voce alla tragedia collettiva vissuta dalla comunità di Cavriglia, descrivendo la devastazione causata dalle truppe nazifasciste e la perdita di tanti padri, figli e fratelli. Camici ha posto più volte l’accento sulla forza di quelle donne, molte delle quali “vedove e orfane allo stesso tempo” che, rimaste sole e senza un capofamiglia, si rimboccarono le maniche e allevarono gli spesso numerosi figli con coraggio e sacrificio.

L’incontro dei due testimoni con le ragazze e i ragazzi dell’Istituto è stato un passo importante: le tante domande, l’emozione e la voglia di approfondire quella dolorosa vicenda, che è parte della storia del nostro territorio, sono un segnale tangibile di speranza.

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