Per chi è cresciuto tra gli anni Ottanta e Novanta, il divertimento non era soltanto una serata in discoteca. Era un percorso, quasi un rito di passaggio che accompagnava l’adolescenza verso l’età adulta. Si cominciava lentamente, imparando a conoscere luoghi, persone e regole non scritte di una socialità che oggi appare lontanissima.
A raccontare quel mondo è Leonardo Tonelli, dj valdarnese attivo tra il 1995 e il 2002, che ha vissuto da protagonista una stagione in cui il Valdarno era capace di attirare giovani da tutta la Toscana e non solo.
“I ragazzi iniziavano ad avvicinarsi alle discoteche già intorno ai 14 anni, soprattutto la domenica pomeriggio”, ricorda Tonelli. “Era una sorta di passaggio graduale. Non era come oggi, quando molti entrano direttamente nel circuito del sabato sera. La domenica pomeriggio serviva per conoscere quell’ambiente, stare con i coetanei e conquistare una prima autonomia”.
La discoteca, però, rappresentava soltanto l’ultimo tassello di una giornata che spesso iniziava altrove. Prima c’erano le passeggiate nei centri cittadini, quello che allora veniva chiamato “fare la vasca”. Le vie principali si riempivano di ragazzi che camminavano avanti e indietro osservando le vetrine, incontrando amici e costruendo relazioni.
“C’era lo struscio, c’era un fiume di persone”, racconta Tonelli. ”I negozi erano aperti e rappresentavano punti di riferimento anche per le diverse identità giovanili. C’erano i paninari, i metallari, i punk, i ragazzi che seguivano la cultura afro o quella house. Ognuno aveva il proprio stile e trovava i propri spazi”.
L’abbigliamento era infatti un elemento centrale. Le appartenenze passavano attraverso i vestiti, gli accessori, la musica ascoltata e i luoghi frequentati. Un universo molto più frammentato rispetto a oggi, dove ogni gruppo aveva simboli riconoscibili e punti di ritrovo specifici.
Anche le discoteche avevano identità ben definite. Non esisteva un unico locale capace di attrarre tutti. Ogni struttura costruiva nel tempo una propria personalità e una propria clientela. Tra i nomi che hanno segnato quell’epoca ci sono il Fitzcarraldo, il Jet Set di Reggello, l’Impero, il Mulino, Le Rotonde, il Puerto Escondido, fino ad arrivare al Taotec nato nella seconda metà degli anni Novanta. Nei mesi estivi entravano in scena realtà come la Casa Cantoniera e altri spazi all’aperto che contribuivano ad ampliare ulteriormente l’offerta.
“Ogni locale aveva il suo pubblico e il suo genere musicale”, spiega Tonelli. “C’erano serate house, afro, commerciali, progressive o dedicate alla musica italiana. La scelta non era casuale: si decideva dove andare in base alla musica e al tipo di ambiente che si cercava”.
In alcuni casi i locali del territorio riuscivano addirittura a richiamare persone da fuori regione. Firenze, Perugia, Roma e altre città alimentavano un flusso costante verso quelle che venivano considerate le serate più interessanti del momento.
“Il Valdarno era molto conosciuto e apprezzato”, ricorda Tonelli. “Alcuni locali erano considerati di tendenza e riuscivano ad attirare pubblico da molto lontano. Era una realtà viva, con una forte capacità di aggregazione”.
In quel contesto il ruolo del dj assumeva un’importanza particolare. Non era soltanto colui che metteva i dischi, ma una figura capace di interpretare il pubblico e costruire l’atmosfera della serata. Lo stesso Tonelli, dopo aver mosso i primi passi insieme al fratello Luca T, nome storico della scena afro valdarnese, scelse di orientarsi verso la musica house.
“Ho iniziato seriamente nel 1995 e fino al 2002 ho lavorato soprattutto con la house, facendo anche esperienze radiofoniche. Erano anni in cui c’erano molte opportunità e tanti locali in cui esibirsi tra Valdarno, Firenze, Arezzo, Versilia e anche fuori dalla Toscana”.
Un altro aspetto che Tonelli ricorda con piacere è il rapporto tra i dj del territorio. Nonostante la concorrenza, prevaleva il rispetto reciproco. “Ci conoscevamo tutti. Ognuno cercava di fare il proprio percorso, ma c’era attenzione a non pestarsi i piedi. In consolle si respirava un clima di collaborazione più che di rivalità”.
A distanza di oltre trent’anni, il mondo della notte è cambiato profondamente. Sono cambiati i luoghi, le abitudini e le modalità con cui i giovani si incontrano. Eppure, nel racconto di Tonelli, emerge un elemento che va oltre la nostalgia: la memoria di una socialità costruita faccia a faccia, fatta di appuntamenti fissi, di appartenenze condivise e di luoghi capaci di diventare punti di riferimento per un’intera generazione. Un pezzo di storia recente del Valdarno che non parla soltanto di discoteche, ma di come migliaia di ragazzi hanno imparato a stare insieme, a riconoscersi e a crescere.

