San Giovanni Valdarno ha alzato il sipario sulla terza edizione del Sangiovese Festival con il tradizionale taglio del nastro, avvenuto nel cuore pulsante di piazza Cavour, trasformata per l’occasione in un grande giardino urbano.
Tra olivi secolari, barrique e un tappeto verde di oltre 600 metri quadrati, la città ha dato ufficialmente il via a due giornate dedicate al vitigno simbolo dell’Italia centrale, in un’atmosfera vivace e partecipata che già dalle prime ore ha richiamato visitatori da tutta la Toscana e oltre.
La manifestazione si conferma molto più di un evento enogastronomico: è un racconto corale che unisce territorio, identità e visione contemporanea. Accanto alle istituzioni, di cui: alcuni sindaci del territorio, il presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessore regionale Filippo Boni, la consigliera Roberta Casini, i rappresentanti locali e il prefetto di Arezzo Clemente Di Nuzzo – il festival vede una forte partecipazione di pubblico, segno di una formula ormai consolidata e in continua crescita.
Grande soddisfazione nelle parole del sindaco Valentina Vadi, che ha creduto fin dall’inizio nel progetto: “Questa terza edizione è potenziata e ricca di novità. Le piazze sono vive, animate, e i risultati di questi tre anni sono evidenti. Il festival è un’importante occasione di promozione del territorio, ma anche di sostegno ai produttori e, soprattutto, di socialità. Come amministrazione crediamo nel valore degli spazi pubblici come luoghi di incontro e relazione, ed eventi come questo ne sono la dimostrazione concreta”.
“Il Sangiovese Festival è stato fin dalla prima edizione una grande innovazione – ha sottolineato l’assessore alla cultura Fabio Franchi – capace di attrarre famiglie, giovani e visitatori da tutta Italia. È una festa che parla a tutte le generazioni, all’insegna della condivisione, dello stare insieme, del buon vino e del buon cibo. Non è il classico street food, ma un’esperienza per vivere la città e le sue connessioni, tra attività commerciali, prodotti del territorio e intrattenimento”.
Un concetto ribadito anche dall’assessore al commercio Massimo Pellegrini, che ha evidenziato la crescita dell’evento: “Siamo alla terza edizione e i numeri parlano chiaro: 80 cantine e oltre 400 etichette. Un dato importantissimo, soprattutto perché molte sono realtà giovani ed emergenti, in linea con il pubblico che vediamo oggi, composto in gran parte da giovani e da persone provenienti da fuori città. Era proprio questo il nostro obiettivo: creare un evento capace di attrarre e promuovere San Giovanni Valdarno”.
Dietro le quinte, un lavoro lungo e articolato, come racconta il direttore artistico Marco Talladira: “Organizzare una manifestazione di questo tipo non è difficile, ma richiede tempo: è un anno che lavoriamo a questa edizione. Abbiamo coinvolto decine di aziende e ospiti, costruendo una formula aperta e accessibile a tutti. Anche chi non beve vino può vivere il festival, passeggiare, scoprire le etichette, godersi l’atmosfera. È proprio questa libertà a rendere l’esperienza inclusiva”.
Un percorso condiviso anche con Confcommercio, come evidenziato da Catiuscia Fei: “Abbiamo iniziato quasi come una scommessa, raccogliendo l’idea del sindaco e lavorando insieme per portare questo evento nella piazza. Il verde, i produttori, le eccellenze locali: tutto contribuisce a creare un’esperienza unica, che valorizza il territorio e le sue energie”.
Con oltre 80 cantine provenienti da diverse regioni del Centro Italia, degustazioni, masterclass, talk, musica live e street food, il Sangiovese Festival si conferma un appuntamento capace di coniugare qualità e accessibilità. Ma soprattutto rappresenta una visione: quella di una città che investe sulla cultura del vino come leva di sviluppo, accoglienza e identità.
E mentre i calici iniziano a riempirsi e le piazze si animano, San Giovanni Valdarno si racconta, ancora una volta, attraverso il suo vino più simbolico: il Sangiovese. Un brindisi collettivo che unisce tradizione e futuro, nel segno della convivialità.

