“Giacomo vive”: il ricordo dei compagni illumina il cortile del Vasari

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Non sono stati i gesti eclatanti a riempire il cortile dell’Istituto Giorgio Vasari questa sera, ma le parole. Parole semplici, spezzate dall’emozione, a volte difficili da pronunciare, ma cariche di un significato profondo. Sono state soprattutto le voci dei ragazzi a dare forma alla veglia in ricordo di Giacomo Arrighetti, il 17enne scomparso tragicamente nei giorni scorsi in un incidente stradale.

Intorno, lucine accese, palloncini e un silenzio condiviso. Ma al centro di tutto, il bisogno di raccontarlo. Di non lasciarlo andare via davvero.

Siamo qui per ricordare un grande amico”, hanno detto i compagni. “Un ragazzo a cui volevamo bene. Questa iniziativa è per lui, per far sì che resti con noi per sempre”. Nei loro racconti emergono frammenti di vita quotidiana: un compleanno festeggiato insieme ad Arezzo, i viaggi, le giornate passate senza pensare che quei momenti, un giorno, sarebbero diventati ricordi così preziosi.

Giacomo viene descritto come un ragazzo riservato, non uno che cercava il centro dell’attenzione. Eppure, proprio per questo, capace di lasciare un segno forte. “Non parlava tanto – raccontano – ma bastava il suo sorriso. Era uno di quelli che ti facevano stare bene, anche senza dire nulla”.

Durante la veglia è stata letta una lunga lettera, scritta dagli amici, un messaggio collettivo che prova a dare voce a un dolore difficile da spiegare. “Ci manchi, ci manca il tuo sorriso – hanno scritto –. Era il motivo per cui tanti di noi andavano avanti ogni giorno». E ancora: «Sembravano momenti normali, ma erano speciali. Adesso lo capiamo ancora di più».

Le parole scorrono tra ricordi e promesse. Il sogno di lavorare insieme, le discussioni sul futuro, le partite a calcio, le risate “di tutto e di niente”. “Ogni volta che giocheremo, penseremo a te. Ogni vittoria sarà anche tua”, hanno detto gli amici, trattenendo a fatica la commozione. C’è anche il rimpianto per ciò che non è stato detto, per un saluto mancato, per un’ultima battuta non scambiata. “È difficile accettare che non ci sei più – hanno confessato – ma per noi non te ne sei mai andato davvero”. Nel ricordo dei compagni, Giacomo resta presente nei luoghi di ogni giorno: nel banco di scuola, oggi riempito di fiori, e in quel termosifone dove si appoggiava durante le lezioni. “Ora sembra tutto più vuoto – raccontano – ma non vogliamo ricordare il silenzio. Vogliamo ricordare la sua risata”.

Un passaggio, tra i più intensi, racconta cosa significhi davvero amicizia: “Non è fare rumore o stare sempre insieme. Tu ci hai insegnato che amicizia è presenza. E tu continuerai a esserci, in ogni momento che abbiamo vissuto”.

Alla veglia erano presenti anche la famiglia, gli insegnanti e gli agenti intervenuti sull’incidente. Il dirigente scolastico Alessandro Papini ha sottolineato come siano stati proprio gli studenti a voler fortemente questo momento, nato dal bisogno di stare insieme e ricordare. La scuola, ha spiegato, non intende fermarsi qui: l’idea è quella di organizzare altre iniziative nel tempo, per mantenere vivo il ricordo di Giacomo anche negli anni a venire, perché un ragazzo, a scuola, dovrebbe poter costruire il proprio futuro. Un futuro che, in questo caso, è stato spezzato troppo presto.

La famiglia ha ringraziato i ragazzi per l’affetto dimostrato, per la vicinanza e per aver trasformato il dolore in un gesto collettivo così intenso.

E alla fine, tra le lucine accese e i palloncini, resta soprattutto una promessa, ripetuta più volte: “Ti porteremo sempre con noi”. Una promessa che non cancella il dolore, ma lo trasforma in memoria viva.

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