Sono trascorsi già 110 giorni dalla sospensione delle attività della piscina comunale di Figline e Incisa. Dal 10 ottobre del 2025, infatti, sul cancello che affaccia su via Morandi campeggia un cartello che segnala la chiusura per un guasto tecnico, ma ad oggi non esiste alcuna data certa di riapertura. E questo nonostante un primo guasto all’impianto di riscaldamento che era stato annunciato come risolto (con la riapertura che doveva avvenire il 12 gennaio scorso); e un altro che invece si è verificato proprio pochi giorni prima dell’annunciata riapertura.
Gli atleti della squadra agonistica dell’ASD UISP Nuoto Figline Valdarno nel frattempo si allenano in condizioni che definiscono di forte emergenza: una sola ora alla settimana presso la piscina Costolina di Firenze, messa a disposizione dalla UISP, e due ore settimanali nella palestra della scuola primaria Cavicchi, concessa dall’Amministrazione comunale. Una situazione che rende la stagione agonistica ormai quasi compromessa.
Il problema, però, non riguarda solo lo sport. La chiusura della piscina penalizza tutta la comunità: corsi di nuoto per bambini, ragazzi e adulti, attività per gestanti, persone con disabilità e utenti in riabilitazione sono fermi da mesi. Moltissime persone sono private di un servizio pubblico essenziale. Secondo il Comitato Direttivo dell’ASD UISP Nuoto Figline Valdarno, la gestione del guasto ha superato ogni limite di accettabilità. E al momento la mancanza assoluta di informazioni su una ipotetica data di riapertura pesa fortemente su questa situazione.
“Non è più soltanto un problema di riscaldamento dell’acqua, ma di trasparenza”, dichiara il presidente dell’ASD UISP Nuoto Figline Valdarno, Pietro Di Geronimo. “Esigiamo dal Gestore e dall’Ufficio Tecnico del Comune un cronoprogramma certo e definitivo. Non si può continuare a ignorare il danno sportivo, sociale ed economico causato da questo stallo. Con il nuovo impianto ancora in costruzione e le tempistiche tassative legate ai finanziamenti che lo riguardano, la città non può permettersi di perdere la piscina attuale, che deve tornare operativa nel più breve tempo possibile. Il tempo delle scuse tecniche è finito. La città ha il diritto di tornare in acqua”.

