Ricostruire il trenino a cremagliera per promuovere un modello di turismo diverso, e potenzialmente anche più efficace, per la montagna di Vallombrosa: può essere davvero una ricetta vincente? È la domanda a cui ha tentato di fornire risposte la ricerca “Analisi del contesto socio-economico ai fini di una valutazione preliminare di sostenibilità per la ferrovia S. Ellero-Saltino”, realizzata da ARCO (Action-Research for CO-development presso Fondazione PIN, polo di Prato dell’Università di Firenze) e LAMA Impresa Sociale, con il finanziamento della Fondazione CR Firenze, su input del Comune di Reggello e dell’associazione Vallombrosa la Foresta di Firenze.
Vallombrosa ha avuto davvero un trenino a cremagliera, alimentato a carbone, che partiva da Sant’Ellero e che rimase in funzione a cavallo tra ‘800 e ‘900. Lo aveva progettato il conte e ingegnere Giuseppe Telfener: l’impianto fu costruito in meno di un anno, ed entrò in funzione a settembre del 1892, riscuotendo un grande successo. Ma già dalla prima guerra mondiale il suo utilizzo calò vertiginosamente. Il diffondersi dell’automobile e l’arrivo delle prime linee di pullman determinarono la crisi definitiva: l’ultima corsa fu effettuata il 18 aprile 1924.

Oggi a più riprese si è riaperto il dibattito sull’ipotesi di riattivare questo mezzo di trasporto. Perciò lo scorso anno fu commissionato un lavoro di ricerca, che è stato presentato a Vallombrosa lo scorso settembre, il cui scopo è di capire quale impatto sociale, ambientale e ovviamente anche di riflesso economico possa avere il ripristino della storica ferrovia a cremagliera tra Sant’Ellero e Saltino, intesa non solo come mezzo di trasporto ma come potenziale leva per rilanciare la Riserva di Vallombrosa.
“La montagna di Vallombrosa – spiegano Mattia Forni, per LAMA Impresa Sociale e Andrea Ferrannini, ricercatore per ARCO Fondazione Pin – vive già di un turismo molto particolare per le sue caratteristiche. È concentrato nelle poche settimane estive dell’anno, principalmente nei fine settimana, con masse di persone che arrivano tutte insieme per fruire del fresco e dell’ambiente, con un impatto enorme per la foresta sia sul fronte dei trasporti, sia su quello delle presenze”. Negli ultimi anni alcuni interventi del comune di Reggello hanno agito proprio nel senso di diminuire il più possibile l’arrivo in massa delle auto a Vallombrosa, offrendo servizi di trasporto pubblico o possibilità di lasciare l’auto al Saltino e usare le navette. “Ma resta l’interrogativo su come ridurre la pressione antropica continuando però ad accogliere i turisti, che rimangono una risorsa per queste zone. Una risorsa che può anche essere valorizzata ulteriormente”.
Lo studio è partito dai dati demografici e turistici, interviste con attori chiave come i Carabinieri Forestali, il Comune e la Città Metropolitana, i Monaci Vallombrosani, gli albergatori e la Proloco, e ha compreso anche la mappatura degli immobili dismessi. È emerso chiaramente che l’offerta alberghiera di Saltino e Vallombrosa (circa 300 camere) soffre di un’estrema stagionalità: le strutture sono aperte da maggio a settembre, e accolgono una clientela storica over 64 con permanenze lunghe. Mentre sono numerose le strutture pubbliche e private inutilizzate o degradate (dal Villino Malvezzi all’ex Hotel Belvedere, ma anche l’ex Hotel Milton, l’ex Colonia Galileo, l’ex Chalet Il Vignale).
In questo contesto a cosa potrebbe servire riattivare un collegamento ferroviario a cremagliera come quello di cento anni fa? Lo studio approfondisce alcuni aspetti tecnici. Un trenino a cremagliera, che probabilmente dovrebbe essere elettrico o alimentato con soluzioni alternative ecologiche (come accade per la Ferrovia dello Schafberg in Austria) consentirebbe di raggiungere il Saltino da Sant’Ellero in circa 40 minuti. La cremagliera non funziona da sola: richiede ad esempio una navetta circolare ad alta frequenza che colleghi Saltino all’Abbazia di Vallombrosa. E ovviamente sarebbe necessario un iter burocratico complesso per le autorizzazioni, costi sostenuti, tempi di costruzione. “Ma non sarebbe solo un mezzo di trasporto – specificano i ricercatori – quanto piuttosto una esperienza, alla luce di quanto accade in casi simili che abbiamo avuto modo di analizzare. Anche questo ad esempio è un fattore di cui tenere conto, anche solo ipotizzando il costo del biglietto per un turista”.

Le conclusioni dello studio disegnano quattro possibili scenari. “Incrociando i livelli di attrattività dell’area di Vallombrosa, e di accessibilità, cioè le diverse opzioni su come raggiungerla, abbiamo elaborato quattro scenari. Il primo è uno scenario in cui non si introduce il trenino a cremagliera, ma ci si limita a curare l’esistente, mantenendo la vocazione estiva di Vallombrosa, potenziando il TPL su gomma, pedonalizzando il pratone e contingentando il traffico auto. Azioni che negli ultimi anni sono state già almeno in parte messe in atto. Il secondo scenario è un ripristino della sola ferrovia, senza però un piano turistico coordinato: il rischio in questo caso è di creare una ‘cattedrale nel deserto’, con costi di gestione insostenibili. Il terzo scenario si concentra su un rilancio soft: strategie di marketing, riqualificazione immobiliare, turismo attivo e TPL su gomma potenziato, senza le spese di una grande infrastruttura ferroviaria. Infine, il quarto scenario: l’opzione più ambiziosa. La cremagliera riparte diventando però il simbolo e l’asse portante di una totale rigenerazione territoriale”.
Quale sia lo scenario da mettere in atto, è una decisione che spetta a istituzioni e politica principalmente. Ma i ricercatori forniscono un piano di lettura: “Abbiamo immaginato che si possa pensare ad un percorso graduale a tappe: partendo dalla cura dell’attuale patrimonio, per garantire un equilibrio protetto, passare poi a progettare il recupero della Cremagliera arrivando ad un sistema integrato di rilancio turistico che comprenda una totale rigenerazione territoriale. Ovviamente si tratta di una delle possibili ipotesi, e comunque il passaggio del recupero della cremagliera è un’eventualità, non necessaria, che dipenderà comunque da scelte politiche”.
Insomma, non basta un treno per rilanciare un territorio. La cremagliera, usata solo come semplice mezzo di trasporto per raggiungere Vallombrosa, sarebbe solo meno flessibile e più costosa del bus. Può diventare vincente solo se considerata come un’attrazione turistica esperienziale integrata in un’offerta culturale, naturalistica e ricettiva d’eccellenza.

