Una lunga intervista a Valdarnopost per raccontare la sua storia: il Comandante Alfa, arrivato a Reggello per l’incontro organizzato sabato pomeriggio al Teatro Excelsior, ha accettato di rispondere alle nostre domande.
Nel suo ultimo libro, “Liberate gli ostaggi”, lei racconta l’operazione al Carcere di Trani, la prima ufficiale del GIS. Cosa ricorda?
“Tutto. Mi ricordo che erano già due anni che ci addestravamo, ed era l’occasione di capire se realmente eravamo nella direzione giusta a livello addestrativo e se noi eravamo pronti, non solamente a intervenire, ma pronti anche a creare questo reparto. Perché poi una volta fatto quell’operazione lì, tutti avrebbero saputo che l’arma dei Carabinieri aveva un reparto particolare. Siamo stati bravissimi. Avevamo avuto carta bianca dal Governo, cosa successa pochissime volte, perché lo Stato doveva dare una risposta dura ai comunicati delle BR che chiedevano in cambio la liberazione di certi terroristi. Quindi la risposta è stata forte, ma nello stesso tempo dovevamo mettere in chiaro che il Carabiniere non è un giustiziere. Il Carabiniere è una missione, quella di aiutare le persone che si trovano in difficoltà. E in questo caso c’erano le 18 guardie della Polizia Penitenziaria che si trovavano in difficoltà. Quindi la cosa primaria era liberare gli ostaggi, e poi sedare la rivolta. Senza ferire o uccidere nessuno, anche se con un senso di disprezzo, sì, per quella gente che aveva fatto tanto del male a personaggi come forze di polizia, appartenenti alle forze di polizia, magistrati, imprenditori. Ma noi non decidiamo il destino delle persone”.
Lei ha parlato di missione, essere nell’Arma è stata una missione che porta avanti anche adesso che è in congedo?
“Io sono stato carabiniere, sono carabiniere e sarò carabiniere per tutta la vita. Mi sono arruolato a 17 anni, l’Arma mi ha accolto da ragazzino, mi ha fatto diventare uomo, mi ha dato una vita professionale entusiasmante, che era il mio sogno. Io sono nato a Castelvetrano, un paese purtroppo dove ho sofferto moltissimo la mia infanzia, perché c’era quella linea sottile che divideva il bene dal male. O diventavi mafioso, oppure emigravi, o trovavi qualche altra cosa. Sono stato anche un ragazzo di strada, un po’ scapestrato, però ho avuto dei genitori eccellenti, e un nonno che è stato il mio maestro. Oggi che sono nonno anch’io, penso di poter essere riuscito ad avvicinarmi a quello che è stato mio nonno per me. È stata la mia salvezza, mi ha dato tanti consigli e alla fine sono riuscito a scegliere la parte giusta, la parte sana e mi sono arruolato anche con l’obiettivo, quello di combattere quei tipi di personaggi codardi che sono i mafiosi. E ci sono riuscito, certamente ho fatto tanta gavetta, sacrifici e rinunce: però ho fatto quello che desideravo da bambino e questo grazie all’arma dei Carabinieri”.
Ha qualche rimpianto?
“Operativamente ho un solo rimpianto: io sono andato in congedo poco tempo prima che il GIS arrestasse Matteo Messina Denaro, che era l’ultimo mafioso del paese mio. A livello personale, forse, il fatto di non essermi goduto l’infanzia dei miei figli, perché sono stato assente ad una pagella, non so, un compleanno, una festa di Natale, questo sì. Conciliare la vita privata con un lavoro così impegnativo non è facile, però ho avuto una moglie che è stata mia complice in tutto e per tutto, essenziale e importantissima affinché io potessi fare tutto quello che ho fatto nell’Arma dei Carabinieri”.
Ci sono stati momenti in cui ha avuto davvero paura?
“Paura c’è sempre, perché la paura ti aiuta nel concentrarti. Io ho sempre avuto paura. Però la paura la superi perché ti senti protetto dai tuoi colleghi. La gente pensa che i reparti speciali sono da squilibri mentali che pensano solamente alla guerra, ma non è vero. Io reputo un reparto speciale non per le operazioni che fa, ma per gli uomini che compongono i reparti speciali. In un reparto speciale prima bisogna essere amici, poi ci sono i colleghi. Quindi fai un’operazione, sei talmente protetto che la paura si trasforma in adrenalina. Poi una volta che senti via radio “conteggia”, passano pochissimi secondi e devi agire, ti devi ricordare il compito che ti è stato assegnato. Si lavora spesso al buio, quindi io so dove sono precisamente i miei colleghi e loro sanno dove mi trovo io in modo tale che non possa accadere qualche incidente”.

Quanta preparazione c’è dietro?
“Moltissima, tutti i giorni, e devi essere convinto di ciò che fai. Il lavoro che tu fai all’interno di un reparto speciale lo devi fare col cuore. Sennò dopo un po’ molli. Io ne ho fatti circa 40 anni perché io ho amato il mio lavoro. Se avessi potuto continuare avrei continuato, non so per quanto tempo. Perché mi sono pure divertito, ho conosciuto tante culture, il GIS ti dà anche la possibilità di girare mezzo mondo. È stata un’avventura bellissima, entusiasmante”.
Lei oggi va anche nelle scuole, incontra i ragazzi, porta avanti un messaggio di legalità. Perché?
“Io non vado dai ragazzi a fare lezioni di vita, perché non sono in grado, però vorrei essere il loro incentivo. Un ragazzo di strada che è riuscito a fare, con tanti sacrifici, rinunce, perché la vita non ti regala niente, quello che ho fatto io: ecco, credo di poter essere un esempio positivo. Quando vado nelle scuole il messaggio forte che cerco di trasmettere è che nella vita non esistono obiettivi irraggiungibili. Sono tutti raggiungibilissimi se si crede fortemente in se stessi. Bisogna essere più testardi, più decisi, per raggiungere i propri obiettivi. E ai ragazzi dico anche di non bruciarsi la gioventù, perché la vita è veloce, fin quando sei ragazzo non è che calcoli il tempo, però poi arriva un
certo punto che quello che c’è da decidere, e lo devi decidere tu. E allora occorre sognare, e non farsi sfruttare. Credo molto nei nostri giovani, che sono il nostro futuro. Per questo ho creato anche, e il 18 aprile farò l’inaugurazione, l’Accademia Comandante Alfa. Si trova nel comune di Eupilio, in provincia di Como, e sarà un punto di riferimento per i giovani, per le donne che hanno subito violenze, per i bambini disabili, per le persone anziane sole. Nessuno dovrà restare solo”.
L’intervista integrale al Comandante Alfa ⤵️
Particolarmente partecipato l’incontro con la gente, con il Teatro che ha ascoltato a lungo le parole del Comandante Alfa nel corso dell’iniziativa organizzata da un gruppo di cittadini reggellesi, aperta dai saluto del sindaco, Piero Giunti, e reso possibile dal sostegno di Mutua Banca Valdarno Fiorentino.


