Punti nascita, la Regione chiede di abbassare la soglia dei nuovi nati per gli ospedali, compreso quello della Gruccia

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Sono stati 453 i nuovi nati all’ospedale della Gruccia. Leggermente sotto la soglia dei 500 richiesta per il mantenimento dei punti nascita nei presidi ospedalieri. E’ di 1.000 invece quella per gli ospedali dove vige una realtà universitaria come a Careggi o a Le Scotte di Siena. La Regione Toscana, visti i cambiamenti demografici in atto e considerate le ripercussioni che potrebbero arrivare dalla chiusura dei punti nascita di molti ospedali, con ricadute gravi sul tessuto sociale di ogni comunità, chiede al Governo nazionale di ridimensionare il tetto finora stabilito dei nati per il loro mantenimento. Lo hanno annunciato a chiare lettere, nella mattina, l’assessore regionale Monia Monni e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani nel corso di una conferenza stampa.

Ad oggi sono attivi ventidue punti nascita in tutta la regione. Tre operano già da tempo in regime di deroga ministeriale, in quanto sotto la soglia dei cinquecento parti, altri tre sono sotto soglia e dovranno essere autorizzati con deroga dal Ministero per operare: tra questi figura L’Ospedale della Gruccia.

Nascono meno bambine e bambini, in Toscana come in Italia, ovunque nel Paese, è stato sottolineato, e soglie e parametri che autorizzano l’apertura di punti nascita andrebbero dunque rivisti. Non possono più essere quelle di dieci anni fa, quando la natalità era ben diversa.

“La situazione mi preoccupa – dice Giani –. In diverse realtà ospedaliere della Toscana siamo già sotto i cinquecento parti l’anno”. Si tratta di sei punti nascita (Portoferrario, Barga, Borgo San Lorenzo, Montepulciano, Poggibonsi, Montevarchi) con un settimo – Cecina – che si sta avvicinando pericolosamente alla soglia. Anche tra i punti di secondo livello, dove i parti dovrebbero essere almeno mille l’anno, c’è chi soffre: alle Scotte di Siena sono scesi sotto.

“Ho paura – prosegue il presidente – che nello stare dietro solo ai numeri il Ministero e il Governo, così come hanno deciso di commissariare la Toscana sull’accorpamento scolastico, ugualmente possano imporre la chiusura dei punti nascita: una scelta che avrebbe evidenti e pesanti riflessi sui territori”.

“Noi faremo di tutto, come sempre abbiamo fatto, per portare avanti richieste di deroghe, ma è il governo e il ministero che alla fine decide – chiarisce Monni – Non si può ridurre i servizi così tanto da renderli rarefatti e complicare il vivere in un territorio. E’ una battaglia che vogliamo portare avanti in maniera condivisa anche con le altre Regioni, perché purtroppo il calo e l’inverno demografico che stiamo vivendo non riguarda soltanto la Toscana”.

Giani prova ad avanzare una proposta concreta.Portiamo – auspica – la soglia da cinquecento a quattrocento parti l’anno per i punti nascita di primo livello e da mille a ottocento per le realtà di secondo livello”. Ma serve forse anche altro. “Facciamo nascere i figli nel territorio dove uno risiede – auspica il presidente – : nell’area metropolitana fiorentina c’è la tendenza ad andare alla maternità di Careggi e questo rischia di portare sotto i cinquecento parti altre realtà”.

 

 

 

 

 

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