Il Cassero accoglie “Il dolore delle madri”: dopo il restauro presentata l’opera di Massimo Sacconi, donata dalla famiglia

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Da oggi è esposta in maniera permanente al Cassero di Montevarchi l’opera scultorea “Il dolore delle madri”, realizzata nel 2006 da Massimo Sacconi, artista montevarchino scomparso nel 2018. L’opera è una donazione della famiglia dell’artista al Museo Il Cassero per la Scultura, e dopo il restauro ora entra a far parte della collezione permanente. Un gesto che arricchisce in modo significativo il patrimonio del Museo, non solo perché si tratta di un lavoro di grande valore artistico, ma anche perché rappresenta una testimonianza intensa di umanità, memoria e partecipazione emotiva. Lo stesso Sacconi aveva esposto nel 2012 al Cassero, e della sua mostra faceva parte anche quest’opera.

L’opera è stata restaurata da Veronica Villa che ha ridato piena leggibilità alla sua forte carica espressiva. Durante i lavori di restauro, una classe del Liceo Artistico di Montevarchi ha potuto visitare il cantiere, vivendo un’importante esperienza didattica che ha permesso agli studenti di avvicinarsi in modo diretto ai processi della conservazione e del recupero delle opere d’arte.

Oggi la presentazione ufficiale al pubblico, alla presenza dell’Assessore alla Cultura Giacomo Brandi, della Direttrice del Museo Il Cassero per la Scultura Federica Tiripelli, della famiglia, con la figlia Donatella Sacconi, particolarmente commossa. Presenti anche il sindaco Chiassai Martini, il Soprintendente Belle Arti delle province di Siena, Grosseto e Arezzo Gabriele Nannetti e il Funzionario della Soprintendenza Belle Arti Ilaria Pennati, la restauratrice Veronica Villa.

“Il dolore delle madri” si colloca pienamente nella poetica espressionista di Sacconi: tre figure femminili, tre madri, rappresentate mentre affrontano l’angoscia in modi diversi. Sono tre paure, tre reazioni, tre percorsi interiori che restituiscono un dolore al tempo stesso individuale e collettivo, radicato nell’esperienza umana universale. Pur realizzata nel 2006, l’opera conserva una drammatica attualità. Invita a riflettere sulla forza del legame tra madre e figlio, un legame che nasce nella gestazione e accompagna l’intera vita. È un racconto potente sulla capacità della maternità di affrontare, trasformare e sublimare il dolore in presenza e amore. Un’opera che, con l’avvicinarsi delle festività, richiama anche il profondo significato simbolico della natività e del valore universale che essa porta con sé.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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