03, Luglio, 2022

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Discarica, le Liste civiche presentano due mozioni, il Centrosinistra non le approva. Le spiegazioni

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Indennizzo post mortem al Comune di San Giovanni e dimissioni del presidente della Conferenza dei sindaci: le due mozioni del gruppo all’opposizione non sono state approvate in consiglio comunale dalla maggioranza. Le motivazioni dei due gruppi

Discarica di Podere Rota tra i punti all'ordine del giorno del consiglio comunale di San Giovanni. Il gruppo Liste civiche sangiovannesi presenta due mozioni, sull'indennizzo al Comune di San Giovanni e sulle dimissioni del presidente della Conferenza dei sindaci, il Centrosinistra per San Giovanni non le approva. Entrambi spiegano le motivazioni.

"La maggioranza del Pd sangiovannese ha respinto le nostre 2 mozioni sulla discarica attraverso i soliti escamotage – spiega il gruppo all'opposizione – In una perché la richiesta di una normativa per l’indennizzo per San Giovanni non può essere inviata alla Regione come indicato ma all’ATO. ( questione di formalità in quanto se ci fosse stata volontà, sarebbe bastato richiedere l’inserimento in indirizzo anche, e non solo, questo ente, ed  essere accolta).  L’altra: non possiamo chiedere le dimissioni del Chienni da presidente della conferenza dei sindaci,  perché secondo il PD sangiovannese la Conferenza dei sindaci del Valdarno non si occupa dei rifiuti ma di aspetti sanitari (come se la discarica non riguardasse anche la nostra salute!) e poi perché non possiamo colpire un sindaco solo perché è a favore dell’ampliamento della discarica".

"Peccato che nel mirino non ci sia un sindaco, ma il Presidente alla guida dei sindaci valdarnesi, che nelle loro dichiarazioni alla stampa hanno manifestato la propria contrarietà a questo ennesimo ampliamento.  Ci domandiamo cosa rappresenti in seno alla Conferenza dei Sindaci Chienni, trovandosi in una posizione non minoritaria ma addirittura isolata, e per di più in conflitto di interessi. Sarebbe stato un atto più che legittimo chiedere le sue dimissioni, ma soprattutto sarebbe stato ancor più legittimo chiedere che da quella conferenza uscisse un atto concreto nei confronti della regione affinché bloccasse ogni sorta di ampliamento. Ma ormai è palese, PD non morde PD e così alla prima occasione concreta di apporre una firma su un atto concreto per chiedere la chiusura definitiva della discarica, i soliti personaggi politici, che se la cantano e se la suonano, se ne lavano le mani per l’ennesima volta".

Il gruppo Centrosinistra per San Giovanni controbatte i due punti: "La prima mozione richiedeva il riconoscimento al comune di San Giovanni Valdarno di un indennizzo post mortem a seguito della chiusura della discarica di podere rota tramite la richiesta di adozione al Consiglio Regionale di una normativa che il Consiglio Regionale non può approvare perché la materia è già regolamentata da leggi statali o della comunità europea, norme di rango superiore quindi".

"Non è stata accolta dal nostro gruppo, pur comprendendone le motivazioni, perché in materia di discarica per quanto riguarda la ripartizione del disagio, non è la Regione, ma l'ATO che deve disciplinarlo, rapportandosi alla normativa nazionale (D.Lgs 36/2003 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti"; e D.lgs. 152/2006 T.U. SULL'AMBIENTE). Nel caso della discarica Casa Rota, infatti, già nel 2008 la vicenda è stata portata al vaglio del Tar Toscana, il quale si è espresso con la sentenza 1387/2009 che ha definitivamente sancito come il disagio della discarica non può essere riferito solo al Comune di Terranuova Bracciolini, su cui insiste l'impianto, ma anche nei comuni limitrofi, quali SGV, Castelfranco-Pian di Scò, Figline V.no, Loro Ciuffenna, etc. Ricordiamo come, a seguito di tale pronunciamento, è stato modificato lo Statuto dell'ATO e sottoscritta una nuova convenzione il 9.11.2017, tra ATO e comuni di San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini, in base alla quale viene riconosciuto una parte del disagio ambientale anche al nostro comune che diventa così destinatario della ripartizione dell'indennità da disagio ambientale".

"Richiedere quindi alla Regione di normare sul c.d. indennizzo post mortem – continua ancora bil gruppo di maggioranza – , riconoscendo un'indennità al Comune di SGV, vuol dire sbagliare interlocutore: è l’ATO che deve disciplinare il disagio, la Regione non ha nessuna competenza a riguardo. Inoltre, la legislazione nazionale per il post mortem (cfr D.lgs 36/2003), prevede che gli accantonamenti debbano essere usati per trenta anni esclusivamente per la manutenzione della discarica. E che il prezzo corrispettivo per lo smaltimento in discarica deve coprire i costi di realizzazione e di esercizio dell'impianto, i costi sostenuti per la prestazione della garanzia finanziaria ed i costi stimati di chiusura, nonché i costi di gestione successivi alla chiusura… per un periodo di trenta anni. Essendo quindi la norma di riferimento di rango superiore, si chiedeva alla Regione di emanare un provvedimento fuori dalla sua competenza. La mozione quindi non avrebbe mai raggiunto l’obiettivo auspicato". 

La seconda mozione richiedeva di discutere l’ampliamento della discarica all’interno della Conferenza dei Sindaci, istituzione che si occupa di fondi socio-sanitari del Distretto Socio Sanitario, e chiedeva che venissero richieste, sempre all’interno di un organismo deputato a fare altro, le dimissioni del Presidente, il sindaco di Terranuova Bracciolini, Sergio Chienni. Due cose che i nostri amici sapevano bene non sarebbero arrivate da nessuna parte ma che potevano fare spettacolo. Il nostro gruppo consiliare, che incorpora sensibilità di una lista civica e di una fortemente politica, non ha paura di mettere in difficoltà forze politiche vicine al centro sinistra, semplicemente non vuole andare dietro a chi ha intenzione di menare il can per l’aia e aprire altri tavoli contrattuali con la Regione o chi che sia, che rischiano di depotenziare la nostra azione incisiva e fortemente motivata a non consentire l’ampliamento della discarica. Questa politica delle nostre opposizioni, rinchiusa ossessivamente dentro poche idee e poche sicurezze calcificate, non riusciamo più a seguirla, la vediamo sempre più vicina a populismi locali impegnati più nella propaganda personale che nella soluzione dei problemi dei cittadini. In verità ci aspetteremmo posizioni più elevate dalle liste civiche che hanno in passato dimostrato anche capacità progettuali più edificanti".

"I sindaci dei comuni limitrofi '…più di una volta si sono espressi pubblicamente sulla chiusura di Podere Rota al 2021..'. Non vediamo il senso di creare una forzature cercando una manifestazione impropria, “vincolante”, senza spiegare che valore avrebbe il termine vincolante, all’interno di un organismo deputato a fare altro, ad occuparsi di altro. La conferenza zonale dei sindaci infatti, come previsto dalla legge regionale n. 41 del 2005, ha competenze in materia socio-sanitaria. Forzatura che diventa irritante nella formulazione di richiesta delle dimissioni del Presidente della Conferenza dei Sindaci, così, a freddo, senza aver prima iniziato una interlocuzione seria e serena con gli altri comuni".

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