Conclusa la Festa del Perdono il gruppo Terranuova per Tutti traccia il bilancio tra aspetti positivi e quelli invece da rivedere.
“I punti di forza: partecipazione, musica e tradizione. Il cuore dell’associazionismo locale: la straordinaria mobilitazione delle realtà del territorio si conferma il vero motore della festa. È la dimostrazione più autentica di cosa significhi fare comunità. Palcoscenico diffuso per i talenti locali: la scelta di dare visibilità a band e scuole di musica valorizza gli spazi urbani in modo intelligente, trasformando il Perdono in una festa viva e accessibile a tutti. L’Expo Auto in Viale Piave: la concentrazione degli espositori in un’area dedicata ha garantito ordine, visibilità efficace agli operatori economici e una gestione più fluida del centro. Lo spettacolo pirotecnico: i fuochi di Terranuova rimangono una certezza e una delle tradizioni più amate, perfetta chiusura dell’estate (e forse l’unico momento del Perdono al riparo da discorsi istituzionali)”.
Poi il gruppo avanza proposte: “Calmierare i prezzi e sostenere le famiglie: vivere il Perdono non può trasformarsi in un lusso. Con panini a 10-12 euro e costi elevati per le attrazioni, molte famiglie si trovano in difficoltà. Pur considerando l’impatto dell’inflazione, il Comune può e deve intervenire: proponiamo una revisione del sistema tariffario e dell’occupazione di suolo pubblico per gli espositori, legando le agevolazioni all’impegno a mantenere prezzi accessibili per i visitatori”.
“Parcheggi e tutela dei residenti: la presenza di numerose aree di sosta dedicate è positiva, ma vederle sottoutilizzate fino all’80% rappresenta un paradosso, con un danno economico diretto per le associazioni di volontariato che le gestiscono. Serve istituire varchi di accesso controllato nelle zone residenziali per deviare il traffico verso i parcheggi ufficiali, garantendo tranquillità ai residenti, ordine viario e una tariffa fissa calmierata (tetto massimo di 3 euro). Innovare nel solco della tradizione: il Perdono ha un potenziale ancora inespresso. Accanto ai capisaldi storici, serve il coraggio di ripensare il format espositivo e fieristico, introducendo contenuti culturali e mostre capaci di attrarre un pubblico nuovo e tornare a quella vocazione fieristica che negli anni si è un po’ perduta in favore dello street food”.

