Venerdì 24 aprile, dalla Croce del Pratomagno, Daniele Celestini ha realizzato uno scatto che documenta un’osservazione eccezionale a lunga distanza. Con un teleobiettivo è riuscito a fotografare alcune cime delle Alpi Marittime a oltre 340 chilometri di distanza.
Daniele racconta di essere andato in Pratogmano semplicemente per trascorrere una serata tranquilla. Come di abitudine si era portato con sé il teleobiettivo che usa per le fotografie a lunga distanza: “Ho fatto appena cinque scatti: prima del tramonto non si vedeva nulla, durante il tramonto nemmeno. Poi, circa mezz’ora dopo, nell’ultima foto è comparso qualcosa”
Ed è stato proprio quell’ultimo scatto a rivelare il dettaglio inatteso. Nella fotografia sono visibili il Monte Gèlas (circa 345 km di distanza) e il Monte Clapier (circa 343 km), oltre al massiccio del Monte Mongioie (315 km).
Spiega inoltre che, in quella serata, stava utilizzando un teleobiettivo da 600 mm di focale, ma ha scelto di scattare a 300 mm per mantenere un campo visivo più ampio, con l’intenzione di riprendere sia il Gèlas sia il Mongioie, così da abbracciare una porzione più estesa delle Alpi Liguri.
Il Mongioie, più vicino, era appena intuibile anche a occhio nudo, mentre il Gèlas e il Clapier non erano distinguibili direttamente. Si tratta di rilievi che normalmente non risultano visibili da questa posizione, poiché nascosti dalla curvatura terrestre e dai rilievi intermedi. Tuttavia, in particolari condizioni atmosferiche, come un’inversione termica, la rifrazione della luce può aumentare oltre i valori standard, permettendo di osservare montagne così lontane.
A rendere possibile la fotografia è stata quindi la limpidezza del cielo e una combinazione più rara di trasparenza atmosferica e forte rifrazione. In queste condizioni, che possono verificarsi soprattutto dopo il passaggio di un temporale o in presenza di aria particolarmente limpida, la visibilità può aumentare in modo insolito, soprattutto nelle ore dell’alba o del tramonto. Si tratta di fenomeni che si presentano solo poche volte all’anno e la cui finestra utile dura spesso soltanto pochi minuti. In quella serata era comunque presente una leggera foschia sul Mar Ligure, il cielo non era quindi perfettamente limpido, ma le sagome sono comunque riuscite ad emergere.
L’identificazione dei rilievi è stata verificata tramite simulazione del profilo orografico con il software Udeuschle. Un programma che consente di ricostruire il profilo delle montagne visibili da un determinato punto d’osservazione e di impostare anche parametri di rifrazione atmosferica coerenti con le condizioni reali.
“Pensavo che il punto più lontano visibile da qui fossero le Alpi in senso più classico, magari verso il Trentino”, osserva Daniele. “Invece no: le più lontane sono proprio le Alpi Marittime. E in Italia osservazioni documentate su distanze di 340-350 chilometri sono piuttosto rare”.
Le condizioni presenti al tramonto di venerdì hanno quindi reso possibile uno scatto insolito e difficilmente replicabile. Una fotografia che non documenta soltanto montagne lontane, ma anche un’atmosfera capace, per pochi minuti, di rendere visibile ciò che normalmente non lo è.

