07, Dicembre, 2021

Intervista a Elio Varutti sul libro “La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina”

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Sabato 2 ottobre a Laterina, si è svolta la presentazione del libro di Elio Varutti: La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina. Il volume è il risultato di un grande lavoro di raccolta dati partito da Claudio Ausilio e poi analizzati dal Professor Varutti insieme ai colleghi dell’ANVGD, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Di seguito l’intervista al professore Varutti, ex insegnante di economia e diritto, da sempre appassionato alla storia, perfezionato poi in questi argomenti tramite laboratori e corsi a riguardo di temi storici.

A partire dalle genesi, come nasce il libro? Varutti :”Claudio Ausilio ha fatto un grandissimo lavoro sul territorio fin dal 2011-2012 raccogliendo fotografie, parlando con gli esuli e i discendenti degli esuli, cercando di stimolarli a raccontare la loro storia al fine di renderla condivisibile tramite interviste o qualcosa di simile. Nel 2015-16 ci siamo scritti e sentiti e abbiamo cominciato una collaborazione sempre più stretta. Lui ha fatto un grandissimo lavoro di preparazione sentendo i discendenti degli esuli e dicendo appunto che con la loro disponibilità, ci sarebbe stata un’intervista con la collaborazione di ANVGD; quindi sono nati veramente tanti articoli per il blog che l’associazione di Udine ha istituito in quegli anni e sono venute fuori moltissime storie dell’esodo. Poi un anno fa circa, Aska editore mi ha contattato chiedendomi se eravamo interessati a raccogliere un volume su questa tematica ed io mi sono reso disponibile.”

Continua Varutti: “Nel libro è citato anche Valdarnopost, proprio per l’approfondimento che è stato possibile con Claudio Ausilio. Lui è stata la fonte primaria e io mi sono reso disponibile a fare l’intervista con tanta pazienza e sentendo le persone dell’esodo, scrivendo il testo e mandandolo a lui in revisione. In modo tale che ci fosse condivisione completa. Così sono nate storie: addirittura abbiamo intervistato una signora che adesso sta esule in Francia che è passata dal campo profughi di Laterina (la signora Lidia Pettener). Abbiamo raccolto tutti questi materiali che sono confluiti nel libro che è uscito poche settimane fa. Il libro raccoglie circa una  quarantina di interviste e fonti orali. Ci sono inoltre molte fonti archivistiche dell’archivio della parrocchia di Laterina, e dell’istituto comprensivo di Levane”.

Per quanto riguarda il numero di persone che sono passate dal campo profughi, quali sono i dati? “Abbiamo calcolato, per esempio, che i bambini che erano al campo profughi si aggiravano tra i 400 e i 500 all’anno, su un totale di 2000 e i 3000 profughi. Il campo profughi di Laterina è stato attivo dal 1948 al 1963. Abbiamo raccolto testimonianze di esuli non solo da Fiume Istria e Dalmazia ma anche l’esodo di Rodi, nel Dodecaneso, dalla Libia, dalla Tunisia. Il campo profughi di Laterina ha visto più di 10.000 persone”. – continua- “Claudio Ausilio ha scovato dei libri che citano la presenza di profughi istriano dalmati fin dal 1946. Mentre il campo era un reclusorio per quelli che gli angloamericani definivano “recalcitranti”, fascisti o sottoprocesso in quanto aderenti alla repubblica sociale italiana o per collaborazionismo coi nazisti. Nel 1946 ci sono prigionieri custoditi da truppe italiane. Intanto arrivano 1500 profughi istriano dalmati mandati dal centro raccolta profughi di Arezzo . Perché Arezzo a un certo punto chiuse, quando Laterina. Quando le autorità decidono di mandare tutti i profughi lì”.

Quale è il collegamento tra Udine e Laterina? “La curiosità che unisce Udine ad Arezzo e Laterina è che ogni profugo che arriva a Laterina, prima è passato per Udine. A Udine c’era un centro di smistamento profughi da dove passarono 100.000 persone dell’esodo Giuliano Dalmata (stimato intorno alle 350.000 persone). Il libro è dedicato a un profugo di Fiume, che poi passa per Trieste, poi Udine, poi Laterina. Durante la presentazione di sabato, la Sindaca Simona Neri, è rimasta piacevolmente stupita nello scoprire che durante quegli anni, la comunità di Laterina, più volte ha dimostrato la propria umanità. Un caso eclatante è per esempio quello che riguarda la scuola. Nel campo profughi non c’era un ambiente adibito e tantomeno si pensava ai quaderni e alle penne; così il maestro chiese alla comunità di fare una colletta per comprare del materiale scolastico per i bambini ed ebbe successo. Questo è solo una delle dimostrazioni di umanità di quegli anni da parte della comunità di Laterina”.

Cosa si aspetta da questo libro? Conclude Varutti: “Una specie di memoria condivisa e alimentata. Già durante la presentazione, gli interventi hanno significato questo, abbiamo scoperto anche aneddoti di cui non eravamo a conoscenza e condividere questo tipo di storie è molto significativo.”

Glenda Venturini
Capo redattore

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