23, Ottobre, 2021

Elio Varutti presenta il suo nuovo libro sui profughi della Venezia Giulia: La patria perduta.

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Sarà presentato sabato 2 Ottobre presso il teatro comunale di Laterina alle ore 17,00, il nuovo libro di Elio Varutti, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963 edito per Aska nel 2021.

Simona Neri, Sindaca “Questa pubblicata da Aska è senza dubbio una delle testimonianze più complete sulla drammatica vicenda Giuliano Dalmata che ha visto passare dal nostro centro di raccolta di Laterina migliaia di profughi che in poco tempo hanno dovuto abbandonare la propria casa, i propri affetti, la propria occupazione. Il Prof. Varutti da sempre raccoglie e racconta con grande professionalità storie che sono diventate storia anche di Laterina grazie ai continui scambi commerciali, ma anche di relazioni, tra la nostra comunità ed il campo. Sono felice di ospitare i rappresentanti dell’Angvd con i quali da sempre si è instaurato un grandissimo rapporto di collaborazione nel nome della verità e della memoria. Sabato accoglieremo nel nostro teatro, con grande piacere, anche i molti esuli che hanno già comunicato la loro partecipazione a questa iniziativa.”

La trama del libro. Sono stati i cittadini italiani di Fiume, Pola e Zara e una parte di quelli di Gorizia e Trieste, a perdere la patria, dopo la seconda guerra mondiale. Le loro terre, le loro case e i loro averi sono stati dati alla Jugoslavia a saldo dei danni della guerra voluta dal duce e dal re. In 350mila sono stati cacciati, o sono dovuti venir via con documenti regolari, per riversarsi nel resto d’Italia matrigna, con la paura delle foibe. Molti transitarono per i Centri raccolta profughi (Crp). Il testo è incentrato sulla vicenda del Campo profughi di Laterina (AR) con riferimento all’esodo giuliano dalmata. Dal 1941 al 1943, sotto il fascismo, è un Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e canadesi. Sottoalimentazione e scarsa igiene nelle baracche provocano nei 2.500-3.000 prigionieri varie malattie debilitanti, come dissenteria e tifo.

Poi per un anno il Campo è stato un reclusorio sotto la sorveglianza nazista. Dopo la liberazione, avvenuta nel 1944, a cura della VIII Armata britannica, si trasforma fino al 1946 in un campo di concentramento per tedeschi e repubblicani della RSI catturati al Nord. Dal 1946 al 1963, per ben diciassette anni, funziona come Campo profughi per italiani in fuga dall’Istria, Fiume e Dalmazia (per oltre 10mila persone), terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. A Laterina giungono pure certi sfollati dalle ex colonie italiane. Il libro tratta in modo specifico questi anni di vita quotidiana e di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale, mediante qualche matrimonio misto (di solito: marito toscano e moglie istro-dalmata) e, soprattutto, col lavoro, la fede religiosa e con l’assegnazione delle case popolari ai profughi.

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