Ferriera: una storia lunga 139 anni

Dal 1872 ad oggi: le vicissitudini di uno stabilimento che ancora rappresenta la storia dell'occupazione nella vallata. Dai momenti d'oro al dramma della chiusura


La storia della Ferriera del Valdarno risale al 1872 e si lega indissolubilmente alle miniere di lignite di Castelnuovo dei Sabbioni. Fu la Società italiana per l'industria del ferro a dar vita a quella che si sarebbe poi rivelata la più importante realtà dell'intero territorio fino ai giorni nostri.

L'arrivo della ferrovia nel 1866 costituisce un punto di partenza. L'Ingegnere Luigi Langer nel 1871 riesce a convincere una cordata di banchieri fiorentini capitanata da Banca Generale, Banca del Popolo, da Ubaldino Peruzzi del Banco Faenzi dell'opportunità di sfruttare la lignite dei bacini di Castelnuovo dei Sabbioni per alimentare i forni di un'industria siderurgica da collocare a San Giovanni vicino alla stazione ferroviaria. Nacque così la Società per l'industria del ferro che entrerà in funzione l'anno successivo. La società era proprietaria allora di una delle più grandi ed importanti miniere di Castelnuovo, quella delle ' cave nuove'. Da qui iniziò lo sfruttamento a livello industriale del bacino lignitifero. Nel 1880 subentrò la Società delle Ferriere che dette vita alla costruzione delle bricchette, mattonelle esagonali prodotte con gli scarti di legnite essiccati e pressati.

A quei tempi arriva a San Giovanni  Vilfredo Pareto, ingegnere, economista e sociologo. Suo è il concetto della curva della distribuzione dei redditi. Inizia il suo lavoro come ingegnere e capofabbrica della società. Poi rivestirà il ruolo di direttore generale. Rimarrà a San Giovanni dal 1873 al 1890.

La Ferriera inizia a dettare i ritmi della città di San Giovanni e del Valdarno. Nel 1892 verrà illuminata con 14 lampade Edison, ed inizierà a rappresentare il traino del tessuto economico ed occupazionale della vallata.

"Al centro della nostra ricerca c’è uno stabilimento che, alla fine dell’‘800, era uno dei maggiori centri siderurgici italiani e che ha rappresentato, per oltre un secolo, il più grande centro industriale del Valdarno Superiore - scrive Maurizio Viligiardi nella sua tesi di laurea divenuta poi un libro -  La “Ferriera” di San Giovanni Valdarno è stata allo stesso tempo un fenomeno industriale, economico, sociale e sindacale che ha fatto scuola in tutta la vallata. È stata l’aspirazione di tanti cittadini in cerca di lavoro, ma anche per chi un lavoro già ce lo aveva. E’ stato il luogo dove si sono combattute alcune delle più aspre battaglie sindacali, ma anche quello dove si sono effettuate le prime esperienze di partecipazione dei lavoratori, certamente derivate dall’essere parte dell’industria pubblica".

Già, finora la Ferriera era un 'entità pubblica. I suoi problemi sono arrivati con la privatizzazione.
Agli inizi  degli anni ’70 compare  la crisi della siderurgia e molte aziende del settore necessiteranno di una ristrutturazione. Basti pensare che se negli anni '50, quando ancora dello stabilimento facevano parte le acciaierie, i lavoratori erano 1500, negli anni '70 erano scesi a 900.

Nel 1989 viene decisa la dismissione della Ferriera sangiovannese che viene acquistata dalla Ferdofin spa. La società destina allo stabilimento grandi investimenti. Poi segue la crisi e con  essa gli scioperi, la cassa integrazione guadagni il ricorso alla 'Legge Prodi'. Alla fine la Ferriera, insieme a quelli di Pallanzeno, San Zeno e Giammoro, verrà rilevata dalla Duferco che costituirà un'altra  società : nasce la Duferdofin che ancora continua a gestire una parte della smembrata Ferriera. Nel 1999 la stessa Duferdofin cede la parte del laminatoio alla Siderurgica Ferrero. Il primo gennaio 2003 l' ex Ferriera, o una parte di essa , passa alla Afv Beltrame, azienda vicentina leader nel mercato dei laminati.

Nell'era moderna tante sono state le crisi che hanno attraversato al Ferriera. La prima risale al 1958, quando chiusero le acciaierie. L'occupazione diminuì in maniera drastica. Poi nacque la meccanica ed il numero dei dipendenti aumentò di nuovo. Quello, però, che determinò il grande sviluppo dell'azienda fu, negli anni '70 – '80 lo statuto dei lavoratori e la conquista delle 40 ore. Ci fu, così, un innesto di tanti giovani. Negli anni '80, poi, scoppiò la crisi della siderurgia e nel 1989 arrivò il passaggio dello stabilimento dall'azienda di stato ai privati, al gruppo Regis , per l'esattezza. Iniziarono, così, i problemi per la Ferriera. L'altra grande crisi, infatti, quella del '93 -'94, portò alla sua chiusura per un anno. Ed iniziarono le grandi lotte dei lavoratori:  le manifestazioni e le iniziative  davanti al cancello dello stabilimento, con il famoso bidone, o quelle sotto il comune, l'occupazione dei binari della stazione o dell'entrata del casello autostradale. Fu ottenuta così l'attivazione della legge del '79, la legge Prodi, ed a San Giovanni arrivò il commissario, il dott. Aurelio Guccione, che ebbe subito la volontà di far riprendere il lavoro dell' azienda. Di comune accordo con lui, il consiglio di fabbrica ed i lavoratori, dettero,un grande contributo. Poi arrivarono altre vendite ed altri imprenditori.

La storia di oggi è costituita dalla Beltrame ed è una storia che forse è destinata a mettere, a distanza di 139 anni, la parola fine su una delle più importanti realtà del territorio.  La ex Ferriera rappresenta ancora per tutti il simbolo del lavoro, del sacrificio, dell'occupazione del Valdarno. Non c'è persona, in maniera particolare a San Giovanni, che non abbia avuto un parente, un amico o un conoscente all'interno della Ferriera. Lo stabilimento siderurgico sangiovannese era sinonimo di lavoro, di stipendio, di tranquillità. Adesso intorno al suo nome ed alla sua realtà è stato creato soltanto un cumulo di macerie. Macerie che pesano sul futuro del Valdarno e dei suoi cittadini. Ed ancora vi sono tanti lavoratori che stanno cercando da quelle macerie di far rinascere il proprio lavoro ed il proprio futuro.

Una curiosità. Tra le tante leggende che ruotano attorno allo 'Stufato alla sangiovannese', vi è anche quella di un operaio della Ferriera che dopo essere tornato dalla guerra riportò a San Giovanni una ricetta di uno speciale piatto fatto con la carne e  le spezie e che cucinava proprio all'interno dello stabilimento per i compagni.



 

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