16.06.2012 h 09:38 di  Glenda Venturini

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Unione dei comuni del Valdarno: "Prospettiva positiva, ma deve essere ben governata"

Sull'ipotesi di Unione tra i sette comuni del Valdarno aretino, abbiamo raccolto l'opinione del Professor Stefano Pozzoli, docente della Facoltà di Economia della Università di Napoli Parthenope, ed esperto in ragioneria delle Amministrazioni Pubbliche Locali. "Ogni processo di aggregazione può essere positivo - sostiene - ma servono studi di fattibilità ed un'attenzione particolare alla governabilità della struttura, specialmente nelle prime fasi".
Unione dei comuni del Valdarno: "Prospettiva positiva, ma deve essere ben governata"
Quello dell'Unione dei comuni del Valdarno è diventato ormai un tema caldo, nelle ultime settimane, per la politica valdarnese. E le decisioni in questo senso, in effetti, sono destinate forse a cambiare il volto della vallata, in un futuro piuttosto prossimo. L'ipotesi, attualmente in campo per volontà soprattutto dei sindaci, è quella di costituire una Unione dei comuni tra le sette amministrazioni del Valdarno aretino (Bucine, Cavriglia, Laterina, Montevarchi, Pergine, San Giovanni e Terranuova), mentre resterebbero fuori i quattro comuni che oggi fanno parte dell'Unione del Pratomagno.

Secondo la bozza di Statuto che sarebbe in via di ultimazione, i sette comuni si uniranno per associare almeno quattro funzioni: la gestione dei servizi sociali; quella delle residenze sanitarie assistite; il Suap e l'informatizzazioni. Funzioni più pesanti, come ad esempio la programmazione del territorio, potrebbero essere associate in seguito, su base volontaria, anche soltanto da alcuni dei sette comuni coinvolti. Montevarchi e San Giovanni, in particolare, sarebbero pronte ad associare anche altre funzioni, in vista di una fusione che potrebbe avvenire entro il 2014. Contraria all'ipotesi, almeno per il momento, è l'amministrazione comunale di Terranuova, che invece ha chiesto maggiori informazioni sul progetto di Unione dei comuni.

Ed in effetti sono pressapoco queste le informazioni che, finora, i promotori dell'Unione dei comuni hanno rese note sul progetto. Mancano invece studi precisi sulla fattibilità dell'operazione, i vantaggi, le criticità, i nodi da affrontare. Insomma, l'Unione dei comuni è davvero vantaggiosa per il Valdarno? E in che termini può esserlo? Valdarnopost lo ha chiesto ad un esperto del settore, il professor Stefano Pozzoli, docente della Facoltà di Economia della Università di Napoli Parthenope, ed esperto in ragioneria delle Amministrazioni Pubbliche Locali.

Professore, le Unioni dei comuni sono enti che possono portare benefici ai comuni che ne entrano a far parte?
"In generale, ogni processo di aggregazione tra enti locali è da considerarsi positivo, quando l'obiettivo per cui si intraprende questa aggregazione è quello di creare economie di scala. In sostanza, dunque, i comuni possono trarre benefici dall'ingresso all'interno dell'Unione, purché questa sia ben governata, sin dalle prime fasi (che sono spesso le più critiche), e purché si presti la massima attenzione ad una serie di questioni di fondamentale importanza. Un altro beneficio, temporaneo perché probabilmente la regolamentazione verrà cambiata l’anno prossimo, è relativo al fatto che le Unioni dei comuni sono per ora escluse dai vincoli di patto di stabilità ed hanno quindi una maggiore libertà per quanto riguarda investimenti e relativi pagamenti. Ovviamente, però, è necessario evitare comportamenti elusivi".

A cosa occorre prestare attenzione, e quali sono i rischi che si corrono?
"I rischi, in processi di questo tipo, sono legati prevalentemente alla struttura del nuovo ente. Mi spiego meglio: specialmente in una fase iniziale, come sembra essere quella del Valdarno, è fondamentale che si fissino dei punti fermi sulla costituzione della nuova Unione, e che si effettui un corrispondente alleggerimento delle strutture comunali, evitando sovrapposizioni di attività e costi inutili. In altre parole quando si crea un nuovo Ente occorre evitare una duplicazione dei servizi già esistenti nei comuni che lo costituiscono, altrimenti si aggiungere burocrazia a burocrazia, con il rischio di vanificare le possibili economia di scala. Il pericolo di appesantire il nuovo ente è più forte proprio nella fase iniziale. In parte è fisiologico, ma proprio per questo va gestito con attenzione".

L'Unione dei comuni deve garantire risparmi ai comuni che ne fanno parte?
"Diciamo che il vantaggio per le amministrazioni può essere di due tipi. Si possono continuare a fornire gli stessi servizi di prima, ma risparmiando sulle spese grazie all'economia di scala; oppure, si può garantire ad invarianza di spesa, un miglioramento dei servizi offerti ai cittadini. E' chiaro che se non si registra né il risparmio né un miglioramento dei servizi offerti, il beneficio dell'Unione dei comuni viene a mancare".

Come è necessario affrontare questa fase di prima programmazione dell'Unione dei comuni?
"Ritengo indispensabile uno studio di fattibilità, in modo da chiarire tutti gli aspetti economici ed amministrativi dell'ente. E poi, occorre abbinarvi una attenta analisi dei tempi di costituzione, oltre che ad una verifica sindacale per chiarire i rapporti con i dipendenti, che magari si troveranno a cambiare luogo di lavoro. Sono certo, comunque, che si tratti di passaggi già previsti".

Cosa ne pensa, invece, dell'ipotesi di alcuni comuni del Valdarno di procedere in seguito ad una fusione?
"Le economie più forti si hanno proprio con le fusioni, molto più che con le Unioni di comuni, che rappresentano processi comunque parziali. Solo questo tipo di aggregazione garantiscono infatti una forte riduzione della spesa. Non dimentichiamo che a pesare di più nei bilanci comunali non sono i costi della politica, ma quelli dirigenziali, strutturali, amministrativi. Le fusioni, che consentono di creare un solo ente a partire da due o più comuni, sono la vera strada per garantire economie di scala forti". 
 

Data della notizia:  16.06.2012 h 09:38

 
 
 
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