01.10.2013  23:50

Tav, Enrico Rossi: "Assoluta coerenza da parte della Regione. A Cavriglia solo terre con caratteristiche di verde pubblico"

di Monica Campani
Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in consiglio regionale è intervenuto, rispondendo anche a due interrogazioni presentate dai gruppi di opposizione, sull'argomento Tav e le terre da scavo destinate alla ex area mineraria di Santa Barbara. Poi afferma: "Abbiamo ricevuto il piano di utilizzo che Enel ha presentato e il Ministero approvato: non chiarisce in maniera univoca che solo il materiale in tabella A può essere collocato nelle colline"


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Data della notizia:  01.10.2013  23:50

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi è tornato a parlare di Tav e delle terre da scavo destinate all'area ex mineraria di Santa Barbara. Lo ha fatto in consiglio regionale rispondendo a due interrogazioni presentate dai gruppi di opposizione e soprattutto alla luce dell'inchiesta che si incentra proprio sul materiale proveniente dagli scavi della Tav fiorentina e diretto nel territorio di Cavriglia per la realizzazione di due collinette.

"Per quanto riguarda il merito dei nostri pareri espressi sui materiali di scavo derivanti dal cantiere TAV a Firenze, i miei approfondimenti mi portano ad affermare con assoluta certezza la coerenza del giudizio di VIA espresso sia ad aprile 2012, quando l'ufficio era guidato dall'architetto Zita, sia ad ottobre quando l'ufficio era diretto dalla dottoressa Garvin. Nessun cambiamento di valutazione nella sostanza, nessun arretramento nelle posizioni già espresse: le uniche terre che si possono conferire a Cavriglia per la realizzazione delle colline nell'area Enel sono quelle che abbiano avuto una sistematica verifica di rispondenza alle caratteristiche previste per i terreni a destinazione residenziale, verde pubblico. E questo è stato riconfermato anche dopo che è intervenuto il Decreto Ministeriale 161 dell'agosto 2012, che ha mutato la natura giuridica dei materiali da rifiuti a sottoprodotti".

"Gli uffici regionali - ha continuato Rossi nella sua lunga comunicazione - hanno sempre tenuto ben fermo il principio che il materiale fosse soggetto ad un trattamento che avrebbe in ogni caso prodotto un identico materiale, compatibile con il massimo del rigore ambientale e con la destinazione dell'area in cui trasportarlo". In pratica il collocamento dei materiali per le colline di Cavriglia si sarebbe potuto fare solo nel rispetto dei parametri della cosiddetta colonna A.

Poi il presidente Rossi sottolinea:

"Solo in questi giorni abbiamo ricevuto il piano di utilizzo che Enel ha presentato e il Ministero ha approvato - ha annunciato il presidente - Da una consultazione che ho avuto con i tecnici sono emersi alcuni punti che non recepiscono in modo esauriente il nostro parere. Manca una esplicita fissazione -- che invece la dottoressa Garvin aveva richiesto con lettera al Ministero Ambiente - dei limiti di concentrazione tensioattivi e dei glicoli. Questa fissazione dei parametri è ovviamente fondamentale per rendere efficaci e spediti i controlli sui materiali trattati da parte di Arpat. Inoltre il piano di utilizzo non chiarisce in maniera univoca -- come noi invece chiediamo nelle prescrizioni regionali -- che solo il materiale trattato compatibilmente con la tabella A possa essere collocato nelle colline. Faremo presenti questi punti per noi irrinunciabili e già sanciti nei nostri atti. In ogni caso sia chiaro: se l'opera partisse il nostro comportamento sarà coerente con il rispetto di questi punti".

Nel corso della comunicazione il presidente Rossi è tornato anche sull'avvicendamento dell'architetto Fabio Zita.

"Quello che è certo -- ha concluso il presidente - è che l'obiettivo perseguito dal direttore generale Barretta e dalle strutture regionali, Arpat compresa, è sempre stato quello di identificare la migliore soluzione ambientale applicando la normativa senza fare sconti a nessuno e nell'assoluto interesse pubblico. Non si spiegherebbe altrimenti che anche le delibere di Giunta n.901 e n.902 del 15 ottobre 2012 (quando non c'era già più l'architetto Zita) siano state impugnate da Italfer con richiesta di risarcimento per 200 milioni di euro alla Regione Toscana".

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