06.08.2012  10:10

Tanti i valdarnesi che si recano a Londra per studio o lavoro. "In Italia non è possibile andare avanti". Ma, poi, tornano tutti a casa

di Monica Campani
Da Rignano e da Vaggio, ma anche da tanti altri luoghi del Valdarno i giovani partono per Londra con la certezza di un posto di lavoro e di un' esperienza da fare. L'obiettivo però è poi quello di ritornare a casa. Le testimonianze di chi è ancora in Inghilterra, ma con il biglietto di ritorno in mano


Tanti sono gli italiani che ogni anno scelgono di andare a Londra, tra questi vi sono anche molti ragazzi del Valdarno, che decidono di partire per guadagnare, per trovare un lavoro più facilmente, per imparare l’inglese. Ma poi quasi tutti scelgono di tornare.

Le testimonianze di chi ancora è in Inghilterra la dice lunga su una situazione valdarnese ed italiana che preoccupa molto i giovani, non solo per assenza di occupazione ma anche per uno stile di vita e di lavoro che spesso non piace.

Camille Romano è di Vaggio, ha diciotto anni, frequenta il liceo classico Galileo, si trova a Londra per qualche mese, fa la cameriera, a settembre tornerà per l’ultimo anno di liceo.

“Londra mi affascina, sto cercando di imparare l’inglese, sono già bilingue (sua madre è francese) ma l’inglese è fondamentale. Dopo la maturità mi piacerebbe studiare medicina.
Quello che veramente mi ha colpito di Londra è l’assoluta tolleranza delle persone nei tuoi confronti. Vivo in un paese dove basta mettere una gonna più corta per destare ogni tipo di commento e malignità. Il bello di Londra, invece, è che puoi girare in pigiama e nessuno ti giudica in alcun modo, anche nel lavoro, conta quello che sei, ciò che fai in prima persona. Puoi essere ricoperto di tatuaggi e senza referenze, ma se vali, da un punto di vista lavorativo, sei ricompensato".

Giulia Mannucci ha 24 anni, è di Rignano Sull’Arno, è arrivata a Londra dopo un tirocinio di due anni nello studio di un ragioniere, con 500 euro mensili perché “c’era crisi”:

“Io non voglio laurearmi, ma ho tanta voglia di lavorare. In Italia per trovare un lavoro mi ci sono voluti mesi, con uno stipendio da fame. Appena arrivata a Londra mi è bastato lasciare qualche curriculum:  in due giorni lo avevo già trovato".

A Londra Giulia fa la barista nella compagnia 'Costa coffee', diretto concorrente di Starbucks. Ha già comprato il biglietto di ritorno, torna a casa il 15 agosto.

“Pensare di lasciare tutto questo è davvero triste ma, anche se sembra una cosa di poca importanza, non riesco a vivere senza il sole. Sono quasi otto mesi che piove senza sosta. Così la situazione è insostenibile. Certo è che se dovessi avere problemi per trovare lavoro, non ci penserei due volte a ripartire.”

Eleonora Ranfagni ha vissuto fino a poco tempo fa a Cellai, nel comune di Rignano Sull’Arno, ha venti anni e lavora come cameriera in un ristorante italiano. Si trova a Londra  per imparare l’inglese. Appena potrà, tornerà a Firenze.

“Voglio provare a lavorare vicino alla mia famiglia, l’inglese fornisce sicuramente una marcia in più insieme ad una laurea. Penso di farcela.” A Firenze, Eleonora, studia scienze dell’infanzia ed  ha lavorato come cameriera in alcuni ristoranti. La differenza tra le due città è sostanziale:
“La paga di un cameriere a Firenze è di circa sei euro l’ora. Qui prendo più di sette sterline l’ora.”

Insieme a Giulia, Camille ed Eleonora ci sono Emmanuel, Giacomo, Andrea e Luca, tutti italiani che vivono a Londra, per un po’.

Emmanuel Cobbinah ha diciannove anni, originario del Ghana ma nato in Italia, vive a Londra da un anno, studia arti marziali.

“Londra dipende da come la affronti, con quale mentalità ci vieni. Gli italiani sono pigri, spesso non rimangono soddisfatti perché semplicemente non hanno voglia di lavorare. Londra ha dei ritmi molto frenetici, è difficile stare al passo. Prima o poi tornerò a casa".

Giacomo, invece, non ha intenzione di tornare in Italia. Il bello di Londra secondo lui è :  “Sei felice di essere nessuno, qui non devi dimostrare di essere qualcuno che non sei, i raccomandati e i figli di papà sono esattamente come tutti gli altri. Qui conta quello che fai tu in prima persona nella tua vita.” .

Andrea ha 26 anni, è di Latina, arrivato da tre mesi, fa tatuaggi in una piccola bottega di Camden Town, lavora tanto.

“Ho deciso di venire qua perché ero stanco dell’Italia. In Italia è un sopravvivere, cerchi di portare il pane a casa con uno stipendio ridicolo, la politica non funziona. Presto il nostro paese cadrà in rovina. Non ho intenzione di fermarmi a Londra, metterò da parte un po’ di soldi e poi voglio andare a Bali, lì vivi da Re con cento euro al mese. Londra mi permette di incontrare gente nuova, di imparare l’inglese. E poi, quando ne ho voglia, posso tornare a trovare la mia famiglia, con 50 euro faccio il biglietto di andata e ritorno per Latina.”

L’attuale situazione italiana spinge tanti giovani a lasciare anche il Valdarno ed a cercare opportunità all’estero. La crisi fa paura, il lavoro non si trova. Anche la vallata aretina e fiorentina è ormai scenario di precarietà e di problemi occupazionali. Ma il desiderio, nella stragrande maggioranza dei casi, è quello di potere un giorno tornare nel proprio paese.

“La situazione italiana è drammatica, la vediamo tutti - dice Luca, 24 anni - A Londra faccio un lavoro che mi gratifica tanto, ma a settembre tornerò in Italia per laurearmi. Farò tesoro di quest’esperienza, che mi ha permesso di maturare molto. Noi giovani dobbiamo provare a crearci uno spazio all’interno della società, a cercare di realizzarci in Italia".


(da Londra, con interviste filmate e testuali e foto, Giulia Trinci)

Economia / Cultura

 
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