18.01.2012  19:20

Sub valdarnesi riportano alla luce due navi affondate nella seconda guerra mondiale

di Michele Bossini
Si tratta del cacciatorpediniere "Lupo" e del piroscafo "Veloce"


La scoperta della Lupo (foto di Laura Pasqui)

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Data della notizia:  18.01.2012  19:20

Anche due subacquei valdarnesi, Daniele Guldani e Laura Pasqui, nel gruppo che ha riportato alla luce i relitti della cacciatorpediniera “Lupo”, uno dei vanti della marina militare italiana distintasi nelle battaglia  di Creta del 1941 con tanto di medaglia d'argento al valore militare, e la nave da carico “Veloce”,  che stava viaggiando verso le coste libiche per rifornire i militari italiani di stanza in Africa.

Il gruppo, guidato dal triestino Mario Arena, istruttore della Global Underwater Explorer che da sei anni dava caccia del relitto della “Lupo”, era composto oltre che dai sue sub valdarnesi anche  da Marco Cottafava di Reggio Emilia.

Le due navi italiane furono colpite ed affondate da unità inglesi a inizio dicembre 1942: la “Lupo” stava scortando la “Veloce”, quest'ultima venne colpita da degli aerosiluranti, il cacciatorpediniere  cercò di dare aiuto ai naufraghi ma  arrivarono quattro navi da guerra della Royal Navy, che aprirono il fuoco verso il mezzo della regia marina italiana  colpendolo in varie parti  e affondandolo.

Il ritrovamento dei due relitti è avvenuto nell'ultimo giorno di ricerche, in una spedizione in forse fino all'ultimo a causa delle condizioni del mare: la partenza da Lampedusa con il necessario per stare fuori un paio di giorni,  alcun ore  per raggiungere il posto prescelto, l' immersione in mare e quello che fino ad allora era stato un sogno è diventato realtà.

“Là non era mai sceso nessuno, è stato come un tuffo nel passato. Dalle stive del Veloce -raccontano Daniele Gualdani e Laura Pasqui - è venuto fuori davvero di tutto: automobili Balilla, pezzi di aereo, cannoni da contraerea, cingolati con cannoni  calibro '88, fucili, munizioni ma anche oggetti che servivano per la vita quotidiana. Per individuare la zona - continuano - era stata fatta una ricerca sui libri di bordo conservati negli archivi, che  sovrapposti poi alla carte nautiche permettevano di isolare una zona precisa che veniva esplorata. La sicurezza che si trattava proprio  della “Lupo” - terminano -  ci è stata data scartando un'iscrizione sul timone, mentre la “Veloce” è stata identificata grazie ad una targa”.

Tutte le foto sono state concesse da Laura Pasqui

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