Sentenza sulla strage di San Pancrazio, parla il sindaco Testi: "La storia non riesce ad esprimere un giudizio definitivo"
"Ci chiediamo se sia stato fatto davvero tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili nei modi e nei tempi giusti", scrive il sindaco di Bucine. Che poi chiede alla comunità e alla stampa internazionale di non dimenticare San Pancrazio, spesso rimasto in ombra rispetto a Civitella
Con una lunga lettera il sindaco di Bucine, Sauro Testi, commenta la sentenza della Corte Suprema dell'Aja in merito alle stragi nazifasciste di Civitella, La Cornia e San Pancrazio. Una sentenza che ha accolto il ricorso della Germania e disposto che non debbano essere versati risarcimenti economici alle famiglie delle 240 vittime che furono trucidate il 29 giugno del 1944.
Una lettera che commenta con amarezza la sentenza, ma ribadisce che queste stragi non dovranno mai essere dimenticate. E chiede, alla comunità e alla stampa nazionale ed internazionale, di ricordare sempre anche San Pancrazio, spesso rimasto in ombra rispetto al nome, più noto, di Civitella. Ecco, per intero, la lettera di Sauro Testi.
"La sentenza della Corte Suprema dell’Aja che dichiara illegittima la richiesta di risarcimento dei familiari delle vittime dei crimini nazisti verso la Germania, ci ricorda ancora una volta quanto su quei tristissimi episodi che oltre sessanta anni fa violentarono le nostre terre e le nostre famiglie la storia non riesca ad esprimere un giudizio definitivo. Questo non perché a distanza di così tanti anni le comunità e le persone ritenessero importante l’aspetto economico di tutta la controversia, ma perché ancora una volta, purtroppo, ci si domanda se tutto è stato fatto per assicurare alla giustizia i responsabili nei tempi e nei modi giusti".
"La sentenza del Tribunale Militare di La Spezia, nel 2006, è stato il momento in cui quelle stragi dalla memoria sono passate alla storia. L’accertamento e la ricostruzione dei fatti di quanto accadde ha trasferito dal ricordo dei testimoni tutto quello che negli anni il dolore, le sofferenze e la memoria avevano cercato di trasmettere alle nuove generazioni. Al momento della lettura della sentenza i cittadini di San Pancrazio, che si trovavano accanto a me in piedi, hanno capito che quegli atti avrebbero scritto nelle pagine della storia recente la tragedia e la violenza di cui erano stati vittime e testimoni senza che il tempo o strumentalizzazioni interessate potessero negare quello che avevano vissuto".
"Da sempre - continua la lettera di Sauro Testi - la loro richiesta è stata quella di ricostruire la verità di quei fatti nel nome della giustizia, e l’aspetto economico del risarcimento non ha mai interessato più di tanto queste persone, se non nel legittimo diritto di poterlo richiedere. In questo senso la sentenza della Corte Suprema dell’Aja non cambia assolutamente il valore e l’importanza della sentenza del Tribunale Militare di La Spezia sulle stragi di San Pancrazio, La Cornia e Civitella del 29 giugno 1944. Resta l’amara sensazione che nell’immediato dopoguerra accordi politici internazionali stesero un velo oscuro di omertà su numerosi tragici episodi che accaddero e non solo in Toscana o in Italia".
Poi, la richiesta di maggiore attenzione sui tre luoghi della strage. "Vorrei sottolineare che la strage di cui si parla riguarda Civitella, La Cornia e San Pancrazio, distinguendo in una giornata tragica tre diversi luoghi in cui avvennero le stragi. Negli anni lo sforzo dell’Amministrazione di Bucine è stato di mantenere distinte le diverse storie nel vissuto delle singole comunità per poi ricondurle all’attenzione delle nuove generazioni, dell’opinione pubblica, del Tribunale di La Spezia come unico evento da consegnare alla storia".
"Per questo - conclude Testi - chiedo a tutti i mass media che in questi giorni hanno riferito della sentenza parlando di quelle stragi, di non dimenticare mai che non si parla dell’eccidio di Civitella bensì dell’eccidio di Civitella, La Cornia e San Pancrazio. Negli anni ho direttamente ascoltato più volte la sofferenza dei cittadini di San Pancrazio di ritenersi 'non visti' ogni qual volta non fossero citati nel riferimento a quegli eventi. È un piccolo sforzo che vi chiedo, ma posso assicurarvi che il terrore dei sopravvissuti era anche che le loro sofferenze fossero dimenticate dalla storia. A volte due parole in più su un articolo di giornale, valgono più che le parole di una sentenza".