05.12.2018  09:09

Proroga a Publiacqua, la rabbia del Comitato Acqua Bene Comune Valdarno: "I soci privati la fanno da padrone"

di Glenda Venturini
Ieri la Conferenza che ha deliberato il "sì" alla proroga a Publiacqua: oggi il Comitato parla di una assemblea gestita come una "forzatura e un ricatto", per via dell'impossibilità di esprimere voto contrario a entrambe le ipotesi, cioè proroga o aumento delle tariffe


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Data della notizia:  05.12.2018  09:09

Rabbia e amarezza nel Comitato Acqua Bene Comune Valdarno, all'indomani del "sì" alla proroga a Publiacqua da parte della maggioranza dei sindaci dell'area che va dal Valdarno fino a Pistoia. Un via libera arrivato in una assemblea che, secondo il Comitato, è stata gestita con modalità al limite della forzatura. "Come prevedibile - scrive il Comitato - alla Conferenza d’ambito territoriale medio Valdarno la maggioranza dei sindaci ha votato per la proroga di 3 anni al gestore Publiacqua spa che aveva ricevuto la concessione di gestione fino al 2021: quindi Publiacqua gestirà fino al 2024 il nostro bene comune acqua e il servizio idrico integrato". 

Sulle modalità si concentra però la critica: "Un’ assemblea che è stata condotta non certo in modo esemplare, infatti sono state messe in votazione le due proposte: la A, con proroga di 3 anni all’attuale gestore; la B, con fine della concessione nel 2021 come previsto e aumento tariffe". Qui lo schema dei due scenari:

 

"Una scelta posta così, senza alcuna alternativa di prospettiva, come “prendere o lasciare”. Ma la cosa che a nostro avviso è fuori dalle semplici regole del voto assembleare è la decisione della presidenza di non poter votare ogni proposta con un voto ponderato sulla singola, ma soltanto scegliendo A o B: con la conseguenza che chi era contrario su entrambi risultava come si fosse astenuto in quanto non sceglieva né A né B". Alcuni comuni del Valdarno, pur di non accettare né l'una né l'altra proposta, alla fine hanno dovuto optare per l'astensione.

"Quando l'assessore Perra del comune di Firenze, che pretende nella società di gestione una distribuzione degli utili sempre più alta, ha dichiarato che vi era un obbligo o di votare l’opzione A con proroga del servizio o l’opzione B con aumento delle tariffe, alcuni sindaci contrari ad entrambe hanno abbandonato l’aula dicendosi non disponibili a subire ricatti. Sono stati dichiarati assenti. Altri hanno fatto resistenza. I comuni di Cavriglia e Loro Ciuffenna hanno espresso una dichiarazione di voto contraria a entrambi gli scenari proposto si sono visti dichiarare che si astenevano. I comuni di Terranuova e Castelfranco Piandiscò a questo punto hanno votato a malincuore scenario B senza proroghe. Montevarchi dopo essersi espressa con un intervento contraria ad entrambe le opzioni, vota l’astensione, in quanto, anche il voto contrario a entrambi gli scenari, sarebbe risultato un'astensione". Il sì, ricordiamo, per quanto riguarda il Valdarno è arrivato invece dai comuni di Figline e Incisa, Reggello, Rignano e San Giovanni. 

"La conduzione dell'assemblea - conclude il Comitato - è la riprova evidente che in sede di Autorità Idrica e di Conferenze Territoriali la fanno da padroni i soci privati, i burocrati dell’AIT, i comuni più grandi con maggiori quote nelle società di gestione. La maggior parte dei comuni  più piccoli ha chinato la testa in cambio della promessa di investimenti che mai sono stati realizzati nei loro territori, i pochi che si sono ribellati sono stati comunque costretti a subire il ricatto: o proroga o aumento tariffe. E per i previsti investimenti ancora una volta gli stessi amministratori dovranno gestire la collera di cittadini esasperati che, come al solito, non vedranno realizzato quanto promesso. Il nostro comitato vuole esprimere un sincero apprezzamento a quelle amministrazioni che anche davanti a questi ricatti hanno ribadito le loro critiche a questa gestione e si sono opposti a questa forzatura nell’espressione di voto".

Politica / Economia

 
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