22.07.2016  13:59

Poste, mobilitazione unitaria dei sindacati in Toscana. Da lunedì un mese di sciopero degli straordinari

di Glenda Venturini
Tutti i settori di Poste Italiane sono interessati, dai portalettere agli sportellisti. Al centro della protesta, che va avanti da settimane, la carenza di personale, la riorganizzazione della consegna della corrispondenza, ma anche le manovre del Governo per ulteriore privatizzazione


Si preannuncia un mese difficile, sul fronte del servizi di Poste Italiane. Perché dopo settimane di proteste, assemblee con i lavoratori, e forme di contestazione che hanno riguardato in modo differenziato i territori, ora Slc-Cgil, Cisl-Slp, Uilposte, Failp-Cisal, Confsal e Ugl della Toscana hanno deciso di proclamare un mese di sciopero degli straordinari in tutta la regione, accompagnato da una manifestazione di protesta in piazza della Repubblica a Firenze, mercoledì 27 luglio, di tutto il personale di Poste Italiane della Toscana. 

Le questioni sul tavolo sono molte. Dalla riorganizzazione della consegna della posta, che in Valdarno aretino è già stata introdotta e che ha visto dimezzare, in sostanza, i giorni di operatività dei postini (con la cosiddetta consegna a giorni alterni), fino alla carenza di personale. E poi c'è il nodo della ulteriore privatizzazione, che il Governo sta portando avanti, e contro cui si schierano i sindacati, definendola "una manovra per fare cassa". 

"Il Governo nei giorni scorsi ha deciso di cedere il 35% di Poste Italiane a Cassa Depositi e Prestiti, al cui interno sono presenti le fondazioni bancarie, competitor di Poste. Mentre per il restante 29,7% ha deciso un’ulteriore vendita in borsa. Scelte che lasciano molti dubbi sul futuro dell'azienda", sottolineano le sigle sindacali in modo unitario. "Il Governo così non solo si priverà di un’entrata sicura dovuta ai dividendi che Poste distribuisce agli azionisti, ma smantellerà di fatto un servizio pubblico che interessa milioni di cittadini, visto che Poste Italiane effettua ancora un servizio sociale e universale, con una presenza capillare in tutto il Paese". 

Sul tavolo della trattativa anche "la carenza di personale negli uffici, che impedisce la copertura delle postazioni di sportello, delle sale consulenza, dei ruoli specialistici, con gravi ricadute sui lavoratori e sulla clientela; le mancate trasformazioni dei part time in full time; strumenti ed attrezzature di lavoro obsoleti che rallentano le procedure di lavoro, con postazioni lavorative spesso non a norma; il ricorso a continui distacchi o trasferte per coprire le carenze strutturali degli uffici; bugdet assegnati agli uffici postali irraggiungibili, con pressioni commerciali che non rispettano il protocollo nazionale; la carenza di strumenti e mezzi idonei che spinge i lavoratori all’uso del proprio mezzo per gli spostamenti". 

E nello specifico, sul fronte del recapito, i sindacati denunciano: "La riorganizzazione del servizio a giorni alterni nelle province di Arezzo e Prato, dove è partito il programma come previsto dall'azienda (con un centinaio di posti di lavoro in meno), non sta funzionando. Ci sono notevoli quantità di giacenza di posta non recapitata nei tempi previsti. Mezzi di trasporto e strumenti di lavoro del recapito mal funzionanti, con manutenzione carente e non sufficienti a coprire tutte le zone, palmari obsoleti che perdono continuamente la rete, mancato utilizzo del personale part-time a tempo indeterminato che ha dato la disponibilità a lavorare con la clausola elastica; flessibilità operativa e lavoro straordinario usati oltre alle casistiche previste dagli accordi, con richieste e pressioni comportamentali da parte dei responsabili dei centri".  

Economia

 
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