22.08.2014  23:27

Polpetta, Galileo, Ginny e Muffin di Antropozoa vincono il Premio fedeltà di Camogli

di Monica Campani
I cani dell'associazione Antropozoa onlus di Castelfranco hanno vinto il 53° Premio internazionale Fedeltà del cane svoltosi a San Rocco di Camogli in Liguria. Il riconoscimento dai quattro cani si estende a tutti quelli che sono impiegati da oltre 15 anni nella pet therapy sia per i bambini che per gli anziani, in particolare malati di Alzheimer.


Francesca Mugnai con Polpetta, Muffin, Ginny e Galileo
Galileo, è un flat coated retriever di 7 mesi, Ginny è un labrador di 8 anni, Muffin e Polpetta, entrambi sono meticci di barboncino di 3 anni. Fanno parte dell' associazione Antropozoa di Castelfranco. Tutti e quattro hanno vinto il 53° premio internazionale “Fedeltà del cane” che è stato consegnato a San Rocco di Camogli, in Liguria. Il riconoscimento, in realtà, è andato a tutti i cani che da quindici anni vengono impiegati nella pet therapy per bambini e per anziani, soprattutto quelli malati di alzheimer.

Con Antropozoa lavorano in maniera continuativa e costante in ospedali, case di riposo, centri di salute mentale, scuole. Sono loro insieme ad altri cuccioli sempre di Antropozoa i “cani dottore” così preziosi e costantemente presenti all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

L'associazione onlus da oltre 15 anni collabora a livello regionale ed extraregionale con strutture pubbliche e private, ospedali, case di riposo, centri di salute mentale, scuole e Università, con progetti e interventi che prevedono l’ausilio degli animali. Molti i riconoscimenti scientifici ottenuti. In tutto sono una ventina i cani a disposizione di diverse razze ma ci sono anche asini, caprette e altri animali da fattoria

Francesca Mugnai, presidente di Antropozoa onlus spiega le caratteristiche dei quattro cani:

"Muffin è un meticcio di barboncino di 3 anni è un cane molto morbido e gentile. Si avvicina con gioia a tutti i più piccoli. Ama stare in braccio ed essere coccolato. Ginny è un labrador di 8 anni. Generosa, entusiasta nella collaborazione, sa essere relazionale in maniera molto semplice e pulito. Ha una profonda intesa con chi ha sofferenza e percepisce sempre perfettamente lo stato d’animo dell’altro. Polpetta è un meticcio di barboncino di 3 anni. È sicuro di sé, ama il contatto con gli altri, in particolare i bambini e strappa sorrisi a tutti. Ama le coccole. Il suo difetto maggiore è che appena vede avvicinarsi una mano amica, si sdraia in terra a pancia in su per farsi fare i grattini. Ed è difficile farlo rialzare. Galileo è un flat di 7 mesi. È  un cucciolotto buffo: giovane d’età, da subito ha manifestato una predisposizione al contatto con gli esseri umani, in particolare i bambini.  È molto curioso, infila il musetto dappertutto e quando vede una pozza d’acqua (spesso di fango) non riesce a trattenersi e si lancia dentro, schizzando chiunque gli stia intorno".
 
"I 4 cani sono “esperti” di pet therapy, sia per i bambini che per gli anziani, in particolare quelli con Alzheimer. Ginny per la sua grandezza fisica lavora molto in reparti di neurochirurgia e o neurosensoriali, adatta per la riattivazione motoria dopo interventi importanti oppure con bambini che hanno caratteristiche depressive, malattie psichiatriche, problemi di iperattività. I cani piccoli come Polpetta e Muffin sono capaci all’occorrenza di stare in collo ai bambini o di salire sui letti. Fanno sorridere, procurano emozioni positive e di tranquillità, fungono da ‘rompighiaccio’, attirando l’attenzione del bambino anche solo con lo sguardo, laddove non può esserci un’interazione fisica". 

La pet therapy ha molti riscontri positivi: migliora la qualità della vita, la socializzazione, l’autostima e accelera la guarigione. Nella scelta del cane da impiegare non è importante la razza quanto il suo carattere e la sua capacità a relazionarsi con i pazienti e l'ambiente circostante.

Alcune storie dei cani. Francesca Mugnai sottolinea e racconta: 

"In alcuni reparti come l’oncoematologia i nostri cani e gli operatori che li seguono hanno il difficile compito di accompagnare i bambini nelle ultime ore della loro vita. Per alleviare la loro paura parliamo dei cani, raccontiamo le loro storie e ci facciamo raccontare le storie vissute dai bambini".
 
"Una bambina di 4 anni affetta da leucemia, aveva uno splendido rapporto con un labrador, Cannella, conosciuto durante le fasi di ricovero e di chemioterapia in ospedale. Quando tornava a casa dopo lunghi ricoveri ripeteva con i suoi gerbilli gli esercizi e l’attività di accudimento provati con il quattro zampe in ospedale. Un ragazzo di 16 anni, affetto da osteosarcoma, durante la degenza nel reparto di oncoematologia, trascorreva insieme alla sua mamma e allo specialista in pet therapy interi pomeriggi con Muffin e a parlare della scelta del cucciolo che avrebbero preso dopo la fine del percorso di cura. Un altro di 12 anni, ricoverato in rianimazione, durante il ricovero in ospedale ascoltava, insieme al suo papà che con premura lo assisteva, lezioni di “canologia” per poi al suo rientro a casa riapplicarle con l’amatissimo pastore tedesco".
 
"Una bambina di 6 anni ricoverata in neurochirurgia dopo un delicatissimo intervento, si rifiutava di tornare a camminare. Lo ha fatto solo quando Polpetta ha perso il suo biscottino e lei, per aiutarlo, istintivamente si è alzata dal letto ed è andato a cercarlo".
 
"Tutte storie in cui l’elemento animale unisce nella dimensione del tempo della cura tutta la famiglia, anche in momenti della vita molto complicati. I cani hanno effetti benefici anche per i genitori, soprattutto in situazioni disperate per i loro figli: permettono di vivere un momento di distrazione. Molte persone anziane e malate che raggiungiamo negli istituti di cura e che si rifiutano di camminare per paura del dolore, si alzano per accompagnare Ginny a fare una piccola passeggiata nel corridoio".

Francesca Mugnai conclude:

"I ragazzi con disturbo dello spettro autistico sorridono meno, hanno difficoltà di socializzazione o a interpretare l’espressione e il tono della voce altrui, vivono in un mondo tutto interiore. Necessitano di tanto affetto e di una educazione specifica. Trovano grande beneficio nello stare in particolare con Galileo: con lui e con gli altri animali della fattoria fanno ottimi esercizi che hanno risultati positivi anche nella vita familiare".
 
 

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