08.08.2012 h 10:29 di  Monica Campani

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La società che gestisce la piscina parla delle difficoltà incontrate lanciando dei sospetti e affermando che ora l'impianto è sicuro e meglio gestito che nel passato

Donatella Bartolini, presidente di 'Orvieto nuoto '97', società che insieme a 'Aqua sport Terni', gestisce la piscina comunale, chiarisce la vicenda della chiusura dell'impianto, parla di tante difficoltà subite da gennaio ma annuncia di volere andare avanti e di avere in programma iniziative per 'impianto montevarchino
La società che gestisce la piscina parla delle difficoltà incontrate lanciando dei sospetti e affermando che ora l'impianto è sicuro e meglio gestito che nel passato
Finora hanno parlato la Asl, con le analisi, il comune, con l'ordinanza di chiusura, i cittadini, con i commenti. Adesso hanno deciso di farli in prima persona loro. Sulla vicenda della piscina comunale di Montevarchi, dunque, interviene Donatella Bartolini, presidente di 'Orvieto nuoto '97', la società che insieme ad 'Aqua sport Terni', gestisce l'impianto montevarchi dal gennaio 2012, dopo aver vinto il bando emesso dal comune. Le due società continueranno a gestirlo per altri sei mesi fino al gennaio 2013.

Il primo aspetto della vicenda che Donatella Bartolini chiarisce è come si è arrivati alla chiusura della piscina. Prima di tutto, afferma, non vi era alcuna presenza di enterococchi, staffilococchi, e.coli e di eventuali agenti patogeni. La presenza di batteri è inferiore ad 1, quindi a zero. Secondo le analisi i valori alterati nella vasca parlavano di una conta batterica pari a 195, quando il limite è di 100. L'unico batterio patogeno riscontrato era nell'acqua di immissione.




“Dopo una serie di problematiche che sono costate a noi un grande dispendio di energie anche economiche e di immagine, siamo arrivati alla riapertura della piscina. La chiusura è stata dovuta ad una comunicazione della Asl secondo la quale vi erano valori leggermente alterati in vasca, parliamo di conta batterica a 195 quando il suo limite è 100, e di una conta batterica nell'acqua di immissione a 300 e della unica presenza di batterio patogeno, ripeto nell'acqua di immissione, dello pseudomonas con valore a 4. Noi abbiamo subito risolto con una clorazione più elevata rispetto al normale. Ma già sapevamo, visto che abbiamo ampia esperienza di questi impianti avendone in gestione anche altri in Umbria e in Sardegna, che la situazione si sarebbe risolta in brevissimi tempi solo con la clorazione. In Umbria, per esempio, valori simili vengono affrontati dalla Asl con semplice provvedimento che impone al gestore di fare un trattamento dell'acqua ma senza chiusura. Il procedimento di effettuare analisi da campioni presi dall'acqua di immissione non è contemplato. Se fossimo stati a Perugia o a Terni la situazione si sarebbe risolta con la clorazione e la riapertura subito nella giornata di sabato. Ci siamo invece trovati ad affrontare una situazione incresciosa soprattutto per il seguito della vicenda. A mio avviso, prima di tutto, l'incomprensione da parte del comune della non gravità della situazione: si è sfiorata quasi l'idea di una chiusura con svuotamento e nuovo riempimento della vasca. Idea subito tamponata in positivo quando il comune si è reso conto che la cosa era molto più lieve rispetto a quanto avesse pensato. Nonostante questo sono usciti fuori commenti da parte di alcuni consiglieri per una lettura errata del comunicato della Asl. Il testo riporta il dato riferito ai batteri inferiore ad uno, quindi zero, non presenza. Nella vasca non è stata mai riscontrata da parte della Asl e dell'Ambienta, che ha subito tempestivamente effettuato analisi, alcuna presenza di enterococchi, staffilococchi, E.coli e di eventuali agenti patogeni. Stiamo parlando in vasca solo di carica batterica intorno a 195 quando il limite è cento. Ma se pensiamo alla presenza di batteri per esempio sulle mani è molto più elevata. Il problema è risolto. Ma abbiamo avuto un calo dell'utenza probabilmente dovuto alla mancanza di conoscenza della problematica”.

E poi i problemi e le difficoltà che la Orvieto nuoto '97 e l'Aqua sport Terni si sono trovate ad affrontare fin dal gennaio scorso, quando cioè sono subentrati nella gestione dell'impianto. Difficoltà, secondo Donatella Bartolini, non legate proprio a problemi contingenti la piscina bensì a fattori esterni.




“Noi avevamo già visionato il primo bando che prevedeva la gestione per 10 anni, con la ristrutturazioni di varie parti. Per noi era una cosa troppo grande: avevamo paura di trovarci di fronte ad una situazione troppo onerosa per noi da sopportare. Non partecipammo al primo bando. Il secondo, invece, che prevedeva una gestione per sei mesi ci ha allettato. Dopo aver visionato l'impianto abbiamo visto che era una struttura ben ubicata, un interno con belle vasche, un esterno con un grande parco. La struttura, è vero, è abbastanza anziana perché non è stata fatta manutenzione però i bagni sono in condizione adeguata, rispetto ad altre realtà. Noi avevamo l'intenzione , se ci fossimo trovati bene, se la gente fosse stata presente, di continuare tale impresa. Nella proposta che ci è stata fatta per altri sei mesi noi abbiamo detto che avremmo tentato. La cosa però non è stata semplice. C'è stata subito una forte opposizione da parte di alcuni genitori di ragazzi che rappresentano l'agonistica della Rari Nantes. Questa opposizione è stata dovuta a problematiche che inizialmente riguardavano l'eccessivo costo delle corsie. Noi siamo gestori privati non il comune: abbiamo fornito comunque le corsie al costo di 5 euro. In Umbria costano invece per esempio anche 20 euro. Non solo. Abbiamo avuto diverse problematiche ancora con l'agonistica ma anche con i dipendenti. Problematiche inerenti le utenze che comunque erano elevate. Ci siamo resi conto dopo un mezzo e mezzo che il metano veniva consumato a livelli stratosferici. Abbiamo cambiato fornitore ed abbiamo dimezzato di un 40 % l'importo. Stessa cosa abbiamo fatto con luce ed acqua. Ma abbiamo notato che c'era comunque una dispersione continua. Per esempio acqua che strabordava dalle vasche di compenso ed andava a finire in quella esterna. Noi abbiamo un'idea da chi queste problematiche siano state causate. Insomma per noi non c'è stata strada facile. Da parte nostra c'è stata una grande disponibilità a migliorare ciò che avevamo, purtroppo però ci siamo confrontati con persone sbagliate che hanno voluto che, in qualche modo, questo impianto si fermasse.  Se ancora qualche persona c' è in piscina è merito nostro perché abbiamo voluto continuare quest'impresa altrimenti per noi, sin dall'inizio, si sarebbe messa male”.

Intanto le due società che gestiscono l'impianto di Montevarchi annunciano anche iniziative per il mese di agosto.
 
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Data della notizia:  08.08.2012 h 10:29

 

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  • Donatella Bartolini, presidente Orvieto nuoto '97

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