05.08.2016  15:26

Orientoccidente: si chiude il festival itinerante valdarnese sul meticciato musicale

di Davide Torelli
Giampiero Bigazzi ci racconta il festival, le sue impressioni sull’edizione appena conclusa e sulle prospettive future


Cala il sipario sull’edizione 2016 del festival itinerante valdarnese Orientoccidente, la dodicesima.

Un calendario anche quest’anno fitto di impegni, iniziato con il concerto di Luigi De Gregori a Castelnuovo dei Sabbioni il 4 Luglio, e terminato il 4 di Agosto nella Pieve di San Giovanni Battista a San Giovanni Valdarno con il concerto “Da Mozart alla Carta di Lampedusa” del Quartetto di Roma insieme a Orio Odori.

Un mese di musica e cultura meticcia, a cura della Materiali Sonori, che ancora una volta ha portato nelle piazze valdarnesi e non solo, artisti di rilevanza internazionale come Fred Wesley (trombonista che ha collaborato con artisti del calibro di James Brown, Ray Charles e Van Morrison tra gli altri), il livornese Bobo Rondelli e l’artista Reggae Raphael.

Per fare un punto della situazione sull’edizione appena conclusa, con uno sguardo rivolto verso il futuro, abbiamo incontrato Giampiero Bigazzi, con il quale abbiamo scambiato impressioni e raccolto testimonianze.

“Anche quest’anno possiamo ritenerci soddisfatti su più livelli, rispetto ad Orientoccidente – ci racconta Giampiero - le scelte artistiche sono state positivamente accolte e apprezzate, le piazze ospitanti sempre piene secondo gli standard ormai consueti per il nostro festival. C’è da dire che questo è stato un Luglio valdarnese affollato di offerte: spesso saturo di eventi di indubbia rilevanza culturale, ed è impossibile per l’utenza interessata partecipare a tutti gli eventi, tutte le sere. C’è molta soddisfazione anche per le scelte artistiche: nessun nome eccessivamente altisonante, ma qualità equamente distribuita in tutte le serate e molte produzioni originali nostre”.

“Da un punto di vista organizzativo è per noi preferibile mantenere il livello qualitativo costante per tutte le date previste, con proposte curiose e non troppo già sentite. Avere un nome altisonante nel calendario – come accaduto in passato con artisti tipo Mauro Pagani o Patty Smith – rischia di mettere in ombra il resto della programmazione, oltre ad aumentare il nostro livello di sostenibilità organizzativa”.

Non solo piazze delle città valdarnesi, quest’anno, per Orientoccidente: il festival è infatti giunto anche al Beta Bar di Terranuova Bracciolini, luogo simbolo della frequentazione giovanile locale. Il concerto del 15 di Luglio di Raphael, apprezzatissimo artista Reggae italiano, può essere l’incipit di una collaborazione destinata a proseguire nel tempo:

“Abbiamo inserito nel Festival  scenari “diversi”, rispetto agli anni precedenti: non solo il Beta Bar di Terranuova, ma anche un luogo meno conosciuto da eventi culturali come Piazza dell’Unità d’Italia nello stesso comune, oppure la stessa Pieve di San Giovanni. Con il Beta Bar l’idea di una collaborazione è nata lo scorso anno, dalla nostra frequentazione agli eventi musicali estivi da loro organizzati: la collaborazione per il concerto di Raphael ha riscosso consensi notevoli in termini di pubblico e partecipazione. Avremmo molta voglia di aprirci maggiormente a ritmi in levare, come il Reggae, per le edizioni prossime; può essere una prospettiva per Orientoccidente. È vero, si rischia forse di scontentare quell’area di pubblico che io amo definire “gli abbonati di Orientoccidente”, mediamente composta da miei coetanei e che da 12 anni ci segue sempre in ogni proposta. Contemporaneamente però ci interesserebbe molto aprirci a una maggiore partecipazione giovanile, come già sperimentato con il concerto di un’altra band Reggae di rilevanza nazionale, i Mellow Mood, qualche edizione fa in Piazza Varchi”.

Da non dimenticare inoltre, il grande successo raccolto dalla rassegna di film in pellicola a San Giovanni Valdarno, organizzata all’interno del festival da un gruppo di collaboratori appassionati e collezionisti: Alessandro Elmetti, Alberto Vangelisti, Stefano Bianchini, Luciano Peri.

“Una cosa di “resistenza” rispetto al dilagare del digitale – sottolinea Giampiero -  e anche rispetto allo stare isolati con un cellulare in mano a cercare Pokemon!  Alle Vecchie Mura c’era convivialità e si è ricostruito il clima dei piccoli cinema di un tempo, compreso il gelato nell’intervallo.”

Idee, prospettive, collaborazioni che già sembrano delinearsi nella mente di Giampiero e della Materiali Sonori. Del resto dopo una dodicesima edizione di successo, e dopo esser diventati un punto fisso e abituale delle proposte musicali estive valdarnesi, la domanda sorge più che spontanea: ci sarà una tredicesima edizione?

“Il problema principale è relativo al rapporto di collaborazione con la Regione Toscana, e al suo sostegno fatto anche di contributi economici. La Regione è stata infatti presente economicamente in una parte delle 12 edizioni del festival, con un contributo mai troppo sostanzioso ma fondamentale per garantire proposte di qualità anche coinvolgendo comuni con meno risorse. Orientoccidente nacque per iniziativa del Comune di Montevarchi, della quale furono immediatamente co-fondatori i comuni di San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini; la Regione rispose immediatamente sostenendo e sposando la causa, interessata alle tematiche base del nostro festival: migrazioni, inter cultura, confronto tra tradizioni culturali diverse. Il sostegno economico regionale, attraverso i bandi, si è poi sviluppato con il passare delle edizioni e, come ho già detto, non ha mai raggiunto livelli giganteschi come ad esempio tutt’ora raggiunge con Arezzo Wave. Lo scorso anno, l’area che si chiama “La Toscana dei Festival” ha subito un taglio pari al 25% dei finanziamenti disponibili su tutti i festival vincitori del bando. Quest’anno invece, il taglio è stato di ben il 50% rispetto alla cifra stanziata nel 2015. Purtroppo la disponibilità è nettamente diminuita, ma per noi sarebbe sufficiente anche un contributo simbolico, a patto di esser sostenuti e riconosciuti dalla Regione: questo ci sarebbe da stimolo anche per superare altri inevitabili problemi che si celano dietro l’organizzazione di una serie di eventi del genere.

Mi riferisco alle difficoltà burocratiche in relazione ai luoghi di svolgimento degli eventi e ai rapporti con le amministrazioni, ad esempio. Molte leggi negli anni sono cambiate, e sappiamo bene come la burocrazia italiana, a tutti i livelli, renda difficoltosa ogni tipo di pratica. Sarebbe forse opportuno, da parte nostra, pensare alla struttura del festival in anticipo rispetto alla nostra attuale abitudine: anziché muoversi ad inizio anno, ripartire subito a prender contatti e delineare prospettive fin dai mesi seguenti la chiusura dell’ultima edizione. In realtà mi piacerebbe molto tornare a strutturare Orientoccidente un po’ come abbiamo fatto con le prime edizioni: cercando di portare in Valdarno artisti in crescita, magari al momento poco conosciuti, non ancora esplosi a livello di notorietà: lo abbiamo fatto ad esempio con band come L’Orchestra di Piazza Vittorio o la cantante brasiliana Cibelle, in passato. Ovviamente spesso capita che le richieste di nomi conosciuti al grande pubblico, arrivino direttamente dalle amministrazioni comunali o dagli Assessorati alla Cultura interessati dall’evento, e in questo sarebbe opportuna maggior comprensione e più coraggio, verso le nuove proposte del panorama musicale internazionale e non”.

Oggi forse molto più di dodici anni fa, può esser decisivo utilizzare la musica come strumento di arricchimento culturale e sociale, attraverso le mescolanze di differenti suoni, idiomi, origini.

Cultura / Sociale

 
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Julian Carax
Un.Dici
Si è vero. Ai tempi che scrissi questo pezzo lo feci per ...
Roberto Riviello
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La scena forse più toccante, e scioccante, di questi ulti...