28.01.2013  13:21

"La Provincia di Arezzo conosceva la relazione del geologo Bellomo, oggi indagato, che secondo gli inquirenti avrebbe esposto il comune di Cavriglia a rischi enormi?”

di Monica Campani
Sulle terre di scavo della Tav il capogruppo del Pdl in consiglio provinciale di Arezzo, Lucia Tanti, presenta un'interrogazione sui risvolti, giudiziari e non, della vicenda legata al conferimento delle terre di scavo del passante fiorentino dell'alta velocità che vedono interessata anche Cavriglia.


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Data della notizia:  28.01.2013  13:21

“La Provincia di Arezzo era a conoscenza della relazione sui materiali di scarto della Tav presentata da un funzionario regionale subito dopo rimosso dall’incarico? Ed era a conoscenza della relazione del geologo Bellomo, oggi indagato, che secondo gli inquirenti avrebbe esposto il comune di Cavriglia a rischi enormi?”. Con un'interrogazione il capogruppo del Pdl in consiglio provinciale di Arezzo, Lucia Tanti, si rivolge alla giunta per avere chiarimenti sulla vicenda delle terre di scavo del passante fiorentino della Tav, terre che sarebbero dovute arrivare anche a Cavriglia.
 
“L’inchiesta sull’Alta velocità fiorentina apre molti interrogativi anche per il nostro territorio: le domande poste alla Provincia – incalzano Tanti e D’Ettore, coordinatore provinciale del Pdl – riguardano un aspetto centrale per la sicurezza del nostro Valdarno ed in particolare del Comune di Cavriglia e che per l’appunto rappresenta anche un elemento essenziale dell’inchiesta che vede coinvolti molti personaggi eccellenti a partire dal geologo Gualtiero Bellomo - componente della commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e pare uomo di punta del Pd siciliano - e l’ex presidente della Regione Umbria (PD) oggi presidente di Italferr".

"Dalle cronache emergerebbe che un funzionario della Regione Toscana avrebbe redatto una relazione nella quale si esprimevano molte perplessità sul progetto di stoccare nell’ex Cava di Santa Barbara a Cavriglia i materiali prodotti dallo scavo per il sottoattraversamento fiorentino. Sembra infatti che in quella relazione si mettesse nero su bianco che quei materiali fossero da classificare come ‘rifiuti speciali’ e, quindi, per ragioni di sicurezza, sarebbero dovuti esser sottoposti  ad un trattamento – costoso ma necessario - prima di essere ‘messi a dimora’ nel sito di Cavriglia. Questo funzionario è stato poi trasferito ad altro ufficio”, proseguono i due esponenti del PdL.
 
“Ma non solo - concludono Tanti e D'Ettore -  quella relazione sarebbe stata superata da una successiva relazione a firma del geologo Gualtiero Bellomo – coinvolto nell’inchiesta e secondo l’accusa elemento di snodo di tante diverse realtà – il quale, al contrario, sosteneva che quei materiali potevano essere subito trasferiti nell’ex Cava di Santa Barbara in quanto materiali di ‘natura innocua’. Secondo l’accusa la procedura in tal senso, e che sembra esser stata quella poi seguita dalla Regione Toscana, avrebbe permesso di sbloccare circa 10 milioni di euro di acconto per far partire gli scavi e mettere in moto il macchinario per la perforazione. In attesa di conoscere l’esito dell’inchiesta il PdL, per la sicurezza dei cittadini e del territorio e per la trasparenza dei procedimenti, ha sollecitato la Provincia a dare avvio ad immediate verifiche ed accertamenti dando risposte in modo pubblico con una completa informazione ambientale ai sensi di legge e con la conseguente adozione di provvedimenti a tutela del nostro territorio”.

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