04.07.2012 h 10:05 di  Monica Campani

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"Insieme per diventare più grandi". Dati alla mano i vantaggi del comune unico: nessun taglio ed 800.000 euro di maggiori risorse

Pian di Scò e Castelfranco, sulla scia di un passato comune e di un futuro possibile desiderano tornare ad essere una realtà unica. Nel consiglio comunale unitario di lunedì dati ed elementi concreti lo consigliano e lo incoraggiano. Per motivazioni storiche e culturali la sede potrebbe essere Castelfranco. Risorse aggiuntive per circa 800.000 euro
"Insieme per diventare più grandi". Dati alla mano i vantaggi del comune unico: nessun taglio ed 800.000 euro di maggiori risorse
Si parte dal passato che li ha visti uniti per arrivare al futuro che può prospettare maggiori risorse e servizi migliori. Castelfranco e Pian di Scò stanno andando avanti nel progetto del 'comune unico' e lo fanno con dati alla mano. Sono gli unici due comuni, al momento, in Valdarno , fatta eccezione per Figline - Incisa, ad avere già redatto un piano con cifre e resoconti concreti. Due sono gli elementi che vengono messi in evidenza: da una parte il mantenimento ed il miglioramento dei servizi, dall'altra maggiori risorse per circa 800.000 euro. La sede del comune sarebbe a Castelfranco per ovvie motivazioni storiche.

“La prima fondamentale motivazione che ci ha convinto a proporre questo percorso di collaborazione e unificazione dei nostri comuni è l’aspirazione di vedere i nostri paesi più grandi, più forti, più ambiziosi, più accoglienti, più funzionali alle aspettative di chi ci vive o ci lavora, più adeguati alle necessità di chi ha messo in gioco il proprio futuro, insediandovi un’ attività o un’impresa – hanno sottolineato Rita Papi e Nazareno Betti - Non è dunque la necessità di gestire problemi irrisolti o perchè da soli non si sta bene, ma la forte competizione che oggi vede protagoniste non solo le persone e le aziende, ma anche i territori, le comunità, i sistemi economici e sociali, a motivarci verso la scelta della fusione dei comuni”.

Il passato li ha visti uniti. Nel XII° secolo, infatti, il territorio compreso tra 'Scò e Soffena', soggetto ai conti Guidi e passato ai Pazzi del Valdarno, era chiamato Casuberti. Nel 1773 il granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, con un suo 'motu proprio' decise la soppressione dei piccoli comunelli e la trasformazione in podesterie. A Castelfranco il regolamento entrò in vigore il 23 maggio 1774. Ma nel 1809, nel periodo napoleonico, fu diviso in due 'mairies': Castelfranco, da una parte, e Pian di Scò, dall'altra.

Il futuro, evidenziato dai dati forniti lunedì sera nella riunione congiunta, è rappresentato da cifre positive. Ai giorni nostri i due comuni rappresentano un territorio omogeneo con 10.000 abitanti, 3711 nuclei familiari, 55 chilometri quadrati di superficie. Tre sono i centri: Castelfranco, Pian di Scò e Faella. Attualmente le spese che le due amministrazioni comunali, singolarmente, hanno dovuto affrontare, per esempio, per il personale sono di 691.289,13 euro, nel 2011, a Castelfranco, e di 1.337.082,62 euro a Pian di Scò. Nel comune amministrato da Rita Papi, la nettezza urbana, con il servizio affidato a Csa, ha portato un ricavo di 453.866,29 euro, tra tassa ed addizionale, ed un costo di 493.953,44 euro, tra raccolta rifiuti solidi urbani, differenziata e trasporto e smaltimento. La copertura è stata del 91,88%. Nel territorio, invece, amministrato da Nazareno Betti, i ricavi sono stati di 650.600,00 euro, i costi pari a 650,804,79, con una copertura del 99,97%.

Per ridurre i costi e garantire i servizi al cittadini i due comuni già adesso svolgono una serie di funzioni in forma associata, anche all'interno dell'unione dei comuni del Pratomagno: la gestione del personale, le pratiche per le attività produttive ed il commercio, i servizi tecnici per il rischio idrogeologico e per la protezione civile, la gestione di strade e quella della raccolta differenziata dei rifiuti. Poi le scelte comuni già effettuate: il bilancio 2012, le aliquote Imu, l'addizionale Irpef, il costo e le agevolazioni dei servizi, gli interventi di assistenza sociale, l'organizzazione della scuola, delle poste e delle attività rivolte al sociale ed alle associazioni.

Dal piano redatto e presentato nel consiglio comunale congiunto vengono alla luce, dunque, i vantaggi che derivererebbero dal comune unico: la razionalizzazione delle risorse finanziarie, umane e strumentali pari a 75.000 euro e la riduzione dei costi relativi al funzionamento ed alla semplificazione della macchina burocratica per 100.000 euro. Infine gli incentivi finanziari previsti, per la fusione, dalla legislazione regionale e statale che consistono in 150.000 euro per 5 anni per ciascuno dei comuni ed il 20% in più dei trasferimenti erariali attribuiti per l'esercizio precedente all'istituzione della nuova realtà, ovverosia 92.000 euro a Castelfranco e 180.000 euro a Pian di Scò.

In pratica tra economia di spesa e maggiori entrate le risorse aggiuntive che entrerebbero nel comune unico sono stimate in circa 800.000 euro.

Dati alla mano saranno i cittadini, attraverso il referendum a decidere se volere la fusione dei due comuni già uniti nella storia oppure no.






 
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Data della notizia:  04.07.2012 h 10:05

 
 
 
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