17.07.2012  16:11

"Intollerabile la chiusura dell'ufficio postale di Moncioni". E il sindaco annuncia anche battaglia sul fronte del Tribunale

di Glenda Venturini
Nel giro di pochi giorni le notizie sulla doppia batosta a Montevarchi: prima l'annuncio della chiusura del tribunale distaccato, da parte del Ministro Severino, poi quello di Poste Italiane sull'inserimento dell'ufficio di Moncioni nella cosiddetta 'lista nera'. Ma il sindaco non ci sta, e afferma: "Cercheremo di resistere a entrambi i provvedimenti".


Grasso: "Lotteremo contro la chiusura delle poste di Moncioni"
Prima c'è stata la comunicazione ufficiale del Ministero della Giustizia in relazione alla decisione di tagliare tutte le sedi distaccate dei tribunali italiani, e quindi anche quello di Montevarchi, Poi, Poste Italiane ha presentato il piano di riorganizzazione che, salvo modifiche in corsa, prevede la chiusura di molti uffici delle località montane e collinari, tra queste anche Moncioni. Due batoste in pochi giorni, e Montevarchi si trova a fare i conti con servizi che piano piano vengono portati via. 

Ma il sindaco Francesco Maria Grasso non ci sta, e annuncia fin da ora battaglia. Su entrambi i fronti, anche se probabilmente quello del tribunale sarà più difficile da affrontare, almeno per ora. "Si tratta di una decisione assurda, che mi auguro il Parlamento potrà modificare. In prima istanza, il tribunale distaccato di Montevarchi era entrato nella lista di quelli salvabili, e per varie ragioni: un bacino di utenza di oltre 100.000 utenti, pari all'intero Valdarno; una sede di proprietà del comune; costi tutti a carico dell'amministrazione comunale, comprese le utenze".

In sostanza, spiega Grasso, chiudere il tribunale di Montevarchi non comporterebbe alcun risparmio al Ministero: "Gli unici costi sostenuti dallo Stato, e non dal Comune, erano quelli degli stipendi del giudice e degli addetti alla cancelleria. Persone che lavoreranno ad Arezzo, quindi il loro stipendio sarà comunque pagato. Per questo è assurdo parlare di risparmi con questa chiusura. Con i miei colleghi degli altri comuni del Valdarno agiremo, anche attraverso i nostri parlamentari, affinché sia possibile un ripensamento". Il tempo, in teoria, ci sarebbe anche: le chiusure, infatti, dovranno avvenire in un periodo compreso tra 18 mesi e 4 anni a partire dall'approvazione del dispositivo. La situazione, tra l'altro, è la stessa anche sul versante fiorentino del Valdarno, dove il punto di riferimento era la sezione distaccata di Pontassieve: anche questa con costi totalmente a carico del comune, anche questa destinata alla chiusura, salvo ripensamenti futuri. 

Battaglia meno difficile, almeno nelle previsioni, quella per l'ufficio postale di Moncioni. In questo caso, infatti, si è già registrata una seppur lieve apertura da parte di Poste Italiane a valutare caso per caso, con le singole amministrazioni, la possibilità di trasformare questi uffici in punti multiservizi, dove magari i cittadini possano trovare anche servizi comunali, come moduli o certificati anagrafici, tanto per fare un esempio. "Siamo più che disponibili a parlarne con Poste Italiane - ha commentato Grasso - anche perché in questo modo potremmo venire incontro anche ad alcune esigenze manifestate dai cittadini della frazione".

"La cosa fondamentale è salvare quell'ufficio postale, perché come nel caso degli altri uffici valdarnesi a rischio, si tratta di punti di riferimento per la popolazione locale. Spesso, infatti, non sono soltanto poste, ma vengono utilizzati come una sorta di piccolo deposito bancario, in particolare dagli anziani. E comunque svolgono un servizio di cui queste comunità non possono fare a meno".

Cronaca / Politica

 
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