08.08.2015  16:19

Il Tribunale condanna un veterinario e il titolare di un centro di addestramento per la morte di due cani

di Monica Campani
I due cani erano dello stesso proprietario che ha deciso di ottenere giustizia. In un caso un veterinario è stato condannato in Cassazione per "negligenza", nell'altro il titolare di un centro addestramento dell'aretino si è appellato alla sentenza di primo grado


Il cane morto per il morso di una vipera
Si potrebbe dire: quando la giustizia è dalla parte degli animali. Per la morte di due cani, entrambi segugi italiani, di un unico proprietario residente a Bucine il Tribunale ha riconosciuto le responsabilità di un veterinario e del titolare di un centro addestramento dell'aretino. In questo caso è stato presentato ricorso in Appello.

Nel primo caso a mettere fine alla vicenda è stata la Corte di Cassazione riconfermando la condanna, del primo grado e del ricorso in Appello, di un veterinario. L'accusa per lui è stata "negligenza professionale". Il cane stava male e il proprietario lo portò dal veterinario: la sentenza fu 'puntura di calabrone'. Fu sottoposto a terapia ma dopo una lunga agonia e il coma morì. In realtà, fu scoperto in seguito, la bestiola era stata morsa da una vipera. 

Il proprietario portò il veterinario in Tribunale chiedendo i danni per la morte del cane a causa della diagnosi sbagliata. A distanza di tempo, dopo i tre gradi di giudizio, ha avuto ragione. 

Anche la Corte di Cassazione ha rilevato "l’effettiva responsabilità del veterinario - la cui negligenza era consistita, sulla scorta delle risultanze istruttorie conseguite: - nell’aver erroneamente diagnosticato una puntura di calabrone anziché un morso di vipera, e nell’aver conseguentemente trascurato di adottare tutte le cautele che si imponevano per tentare di salvare l’animale da questo ben più grave evento; - nel non aver, in particolare, tenuto il cane in debita osservazione per assicurargli le cure necessarie ad evitargli la morte, cosa che, se fosse stata fatta, avrebbe reso evidente che l’animale, anziché riprendersi come avrebbe dovuto se fosse stato semplicemente punto da un calabrone, si aggravava sino a giungere, in poche ore, allo stato di coma". Al proprietario sono stati riconosciuti circa 15.000 euro per il danno ricevuto.

Non si è ancora, invece, conclusa la vicenda che riguarda un altro segugio italiano dello stesso proprietario. Il cane era stato portato in un centro addestramento da seguita su lepre nell'aretino. Sparì e fu ritrovato morto dopo tre giorni di ricerche. L'autopsia stabilì che era stato avvelenato mangiando un boccone all'interno del terreno del centro. Il proprietario del segugio intentò causa nei confronti del titolare della struttura. In primo grado è stato condannato ma è stato già annunciato ricorso in appello. 

 

Cronaca

 
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