Il ruolo chiave del Valdarno nel riassetto della geografia politica della Toscana. Conteso tra Arezzo e Firenze
Se rimanessero in provincia di Arezzo, i cinque comuni del Valdarno le consentirebbero di superare la quota di 350.000 abitanti necessaria per rimanere in vita. Ma se passassero a Firenze, l'area metropolitana della città si arricchirebbe di zone chiave, e Arezzo sarebbe costretta alla fusione (quella progettata dal governatore Rossi) con Siena e Grosseto nella macroarea della Toscana Sud. E voi, che ne pensate?
All'improvviso tutti gli occhi sono puntati sul Valdarno. Perché con l'approvazione della
spending review e l'annesso riordino delle province italiane, in Toscana a fare la differenza potrebbero essere proprio una manciata di comuni, quelli che oggi fanno parte del Valdarno aretino. Cinque comuni (
secondo la proposta di Eugenio Giani), ma potrebbero essere anche di meno o di più, che oggi diventano l'ago nella bilancia della riforma amministrativa di tutta la Regione.
Cosa c'è in ballo. Il Governo ha deciso che le province di dimensione territoriale non inferiore a 2.500 chilometri quadrati e popolazione non inferiore a 350mila abitanti possono rimanere in vita. In Toscana si è aperto il caso Arezzo: la provincia è stata inserita nell'elenco di quelle da accorpare perché non raggiungerebbe, per poche unità, il numero minimo di residenti. Dato, questo, contestato dall'amministrazione, che dal canto suo cita i dati Istat del febbraio 2012: 351.066 abitanti.
Sul filo di lana. Insomma, se la provincia di Arezzo potrà continuare a vivere sarà per appena mille abitanti. E la sua sopravvivenza all'improvviso scompiglierebbe tutti i piani del Governatore Enrico Rossi, che aveva già progettato una nuova Toscana, con tre enti di area vasta: quello della costa, con Massa, Pisa, Lucca e Livorno; quello del centro, con la città metropolitana di Firenze, Prato e Pistoia; quello del sud, con Arezzo, Siena e Grosseto. Ma se Arezzo resta provincia autonoma, tutto cambia.
Il ruolo del Valdarno. Ed ecco allora che all'orizzonte spunta l'ipotesi che vede il Valdarno protagonista: qualche comune della vallata aretina viene invitato ad aggregarsi con l'area metropolitana di Firenze. Il presidente del Consiglio comunale di Firenze, Eugenio Giani, ne sceglie cinque: San Giovanni, Montevarchi, Terranuova, Castelfranco e Pian di Scò. E cita motivazioni storiche (vedi il caso emblematico di San Giovanni) e ragioni di contiguità geografica.
Qualche puntualizzazione è necessaria. Se San Giovanni, Castelfranco e Pian di Scò confinano effettivamente con la provincia di Firenze, la stessa cosa non si può dire di Montevarchi e Terranuova. Dunque, il discrimine tra questi e altri comuni, come Cavriglia ad esempio, non è ben chiaro. Per Terranuova si può risalire indietro nella storia: è infatti l'ultima città murata, dopo San Giovanni e Castelfranco, eretta in Valdarno dalla repubblica di Firenze e progettata da Arnolfo di Cambio, come dire che la sua vicinanza a Firenze sarebbe possibile sulla base di radici storiche. Resta il fatto che un comune come Terranuova è merce preziosa per la programmazione politico-amministrativa del territorio, vista la presenza di una discarica destinata a funzionare ancora qualche anno. Ma a questo punto andrebbero sanciti dei criteri precisi che stabiliscano quali comuni del Valdarno aretino potrebbero, se lo volessero, passare all'area fiorentina.
Come scegliere? Cavriglia, ad esempio, ha legami forti con San Giovanni, anche dal punto di vista amministrativo e una separazione sarebbe difficile; sempre Cavriglia, così come Loro, appartengono al bacino idrico gestito da Publiacqua, la società dell'area fiorentina, tanto per fare un altro esempio. E ancora, il prefisso telefonico di Firenze è lo stesso anche a Bucine, lo 055. Dove comincia il Valdarno che si sente fiorentino e dove finisce quello che si sente aretino?
I tre possibili scenari. A questo punto le ipotesi sul tavolo sono tre.
1) Un gruppo di comuni passa all'area metropolitana fiorentina, dopo l'approvazione dei consigli comunali e quella dei cittadini con il referendum. A questo punto, ad Arezzo mancherebbero i numeri per rimanere provincia autonoma, e si fonderebbe forzatamente con Siena e Grosseto.
2) Nessun comune del Valdarno aretino accetta di spostarsi nell'area di Firenze. A questo punto la provincia di Arezzo ha i numeri per rimanere autonoma, e rivendica il suo ruolo, ottenendo la sopravvivenza dell'ente.
3) Nessun comune del Valdarno aretino accetta di spostarsi nell'area di Firenze, ma la provincia di Arezzo viene comunque soppressa, inglobata nell'area Toscana Sud con Siena e Grosseto, di cui resta il capoluogo visto che è più grande delle altre due.
E voi, quale scenario preferite? Prima ancora che sia la politica ad esprimersi, Valdarnopost chiede ai suoi lettori di dire la loro opinione sul tema. Abbiamo preparato infatti
un sondaggio per raccogliere i vostri 'voti' sui tre possibili scenari in gioco. Vedremo cosa scelgono i cittadini valdarnesi.