02.08.2017  10:56

Il gioco d'azzardo in provincia d'Arezzo: San Giovanni tra i comuni sopra la spesa media nazionale procapite. Neri: "Dato allarmante"

di Federica Crini
Simona Neri, responsabile del tavolo ludopatie per Anci Toscana, ha pubblicato i dati relativi al gioco d'azzardo in provincia d'Arezzo, che interessano anche i comuni del Valdarno aretino. In alcuni si supera la spesa procapite nazionale pari a 1459 euro, mentre quella media generale del Valdarno si assesta a 1088 euro


1088,60 euro è la spesa media procapite annua a persona per il gioco d’azzardo in Valdarno. Una cifra che in alcuni comuni supera la media nazionale. I dati derivano da un’elaborazione riferita all’anno 2016 ed effettuata da AAMS, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E a darne diffusione è stata Simona Neri, sindaco di Pergine e responsabile del tavolo contro le ludopatie di Anci Toscana.

“Con 1.459 euro di spesa procapite annua, comprensiva di popolazione minorenne, l’Italia è il primo mercato del gioco d’azzardo in Europa e il terzo mercato nel mondo. Un giro d’affari di 96 miliardi, cui si aggiungono quelli ricavati illegalmente delle mafie. Più del 5% del Pil, praticamente la terza impresa del Paese, fiorente e in crescita, che non risente della crisi ma che anzi, su di essa prospera”.
 


“Un dato che si presenta allarmante anche nella Provincia da Arezzo dove il totale aretino di vincite totali è stato di circa 374 milioni di euro e che in alcuni comuni viene addirittura superata la spesa procapite nazionale”. Tra questi San Giovanni Valdarno, poi altri dell’aretino tra cui Arezzo, Capolona, Castiglion Fiorentino, Civitella in Val Di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana e Sansepolcro.

Tra i comuni del Valdarno, infatti, è San Giovanni ad avere la spesa media procapite più alta pari a 1837 euro, che supera come giaà detto quella nazionale, seguito da Montevarchi con 1494 euro e Terranuova con 1166 euro circa. I numeri più bassi, invece, a Bucine con 489 euro di media, Loro Ciuffenna 500 euro e Cavriglia 342 euro.

 



“L’esperienza del tavolo ludopatie di Anci Toscana nasce dalla necessità di tutelare le fasce più deboli della cittadinanza da un disagio che diventa sempre più percettibile e trasversale e di fare la nostra parte, come Enti Locali, inserendosi nella grande rete territoriale che coinvolge l’Azienda Sanitaria, Le Forze dell’Ordine, le Categorie Economiche ed un mondo dell’associazionismo attento e sensibile”, commenta Neri.

In Toscana è attualmente vigente la L.R. 57/2013 che sul tema lascia spazio agli Enti Locali per l’individuazione di ulteriori luoghi sensibili (oltre alle scuole, luoghi di culto, centri sportivi). Anci ha quindi distribuito una bozza di Regolamento Comunale sul Gioco Lecito che aggiunge ai citati spazi anche i parchi pubblici, i locali di proprietà comunale e delle società partecipate, stazioni ferroviarie o terminal di autobus, sportelli bancari e “compro‐oro” invitando ad aggiungerne altri, opportunamente motivati, ma che rappresentino specifici spazi aggregativi locali.

“Allo stesso modo Anci ha proposto la modifica della suddetta L.R. 57/2013 introducendo l’obbligo di formazione obbligatoria per gli esercenti, già prevista da alcuni ordinamenti regionali italiani, si ritiene infatti che il personale operante nel settore debba trovasi preparato nel riconoscere l’insorgere la patologia,gli strumenti socio‐sanitari da attivare, e nel trattare situazioni di particolare pericolosità dovute anche ad altre forme di tossico‐dipendenza che il giocatore può manifestare.”

 

Economia / Sociale

 
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