10.03.2013  22:43

Il castello di Sammezzano ha aperto le porte alla gente in onore del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona

di Monica Campani
Per i duecento anni dalla nascita di Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona il castello in stile moresco situato a Leccio ha aperto le proprie porte al pubblico. Al cimitero di Sociana cerimonia in onore del marchese. Dopo tanti anni dalla chiusura è stata l'occasione per ammirare la splendida struttura


In occasione dei duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona il castello di Sammezzano ha aperto le porte al pubblico. Lo splendido edificio, in stile moresco, è situato nei pressi di Leccio, comune di Reggello e domina la valle dell’Arno dal lontano 1605 per volere degli Ximenes D’Aragona. Successivamente passò in eredità a Ferdinando Panciatichi Ximenes che lo riprogettò fra il 1853 ed il 1859. E’ stata una mattina che ha visto raccolte intorno alla tomba del marchese, nel piccolo cimitero di Sociana, autorità politiche locali e regionali.

Tra i partecipanti alla cerimonia il sindaco di Reggello Cristiano Benucci che ha deposto un mazzo di fiori sulla lapide di Ferdinando Panciatichi e Massimo Sottani presidente del comitato  realizzatore dell’avvenimento:

“Pensavamo di non riuscire a concretizzare tutto questo -  ha detto Sottani -  invece è andata come volevamo, quando si parla di Sammezzano, si muove il mondo, è arrivata gente dall’Europa, da Londra e pure dall’Argentina. Al marchese piacevano i gigli bianchi e quindi ho scelto questi fiori in suo ricordo".

Dal cimitero il corteo si è spostato a piedi lungo il sentiero che porta al castello dove centinaia di persone nell’immenso parco sottostante attendevano di entrare. Una grande festa insomma, con la banda, gli sbandieratori, ma anche con la misericordia, la protezione civile e gli abitanti di Leccio che hanno dato una mano affinchè la manifestazione riuscisse nel miglior modo possibile.

Il convegno si è svolto in uno dei saloni più suggestivi. È intervenuto Antonio Becherucci diretto discendete del marchese Panciatichi:

"Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno voluto aderire all’iniziativa, mia nonna ultima proprietaria del castello, si chiamava Oddina Arrigoni Degli Orti ed era sposata ai Ruffo di Calabria. La ricordo come una donna dal carattere forte e deciso. Quando organizzava le feste faceva zampillare l’acqua della fontana per annaffiare gli ospiti, una grande personalità".

Durante il dibattito si è anche parlato del futuro di Sammezzano, attualmente gestito da una società inglese.

“L’impegno -  ha spiegato Kirsten Aschengreen Piacenti,  presidente onorario del comitato, ex funzionario dei beni culturali ed ex direttrice del museo Stibbert di Firenze -  è quello di non lasciare nell’incuria questo monumento storico”.

Eugenio Giani, presidente del consiglio comunale di Firenze, ha sottolineato l’urgenza di dar nuova a vita a questa antica dimora, il più importante esempio di architettura orientalista in Italia.

“Darò il massimo supporto affinchè al più presto ci sia un confronto pubblico tra le istituzioni e la proprietà, un dialogo aperto che possa portare grandi innovazioni a quest’opera d’arte”.


L'articolo, le interviste e le foto sono di Laura Privileggi

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