06.01.2017  16:10

Gli ultimi anni del Parco di Cavriglia: l’esperienza della Leal

di Davide Torelli
Il racconto di Bruna Monami, vicepresidente nazionale della Lega Antivivisezione Leal, sul loro contributo agli ultimi due anni e mezzo del Parco Di Cavriglia


Oltre due anni di collaborazione con il Comune di Cavriglia con un progetto etico portato avanti per la tutela degli ospiti del Parco in attesa di trasferimento:  tra le altre cose, questo è stato uno dei compiti recenti della Lega Antivivisezionista Leal.
A pochi giorni dal trasferimento dell’ultimo animale presente nel Parco Zoo -il Bisonte Arturo destinato allo Zoo Safari Park di Ravenna- Bruna Monami racconta l’esperienza dell’associazione della quale è vicepresidente nazionale, in suolo cavrigliese.


“Nell’Ottobre del 2014 abbiamo sottoscritto un primo accordo con il Comune insieme ad altre associazioni della zona per tutelare gli animali custoditi nel Parco. In seguito a ciò, la Leal ha proposto un progetto con una valenza etica importantissimo: intraprendere un percorso nuovo di collaborazione tra un’istituzione e un’associazione animalista, pensando agli animali come esseri senzienti, con la possibilità di trasferimento in santuari dove non venissero sfruttati a titolo economico ma potessero vivere in un regime di semi libertà, nel rispetto delle loro esigenze”.

 


Il Parco di Cavriglia nacque ufficialmente nel 1978, quando il comune decise di intitolare un luogo al partigiano ucraino Nikolaj Bujanov, protagonista di un’azione valorosa a tutela dei civili di Castelnuovo dei Sabbioni sopravvissuti alle note stragi, in fuga durante una rappresaglia tedesca. Bujanov pagò con la vita il suo sacrificio, e l’allora Unione Sovietica decise di contribuire al nascente parco donando alcuni animali dallo zoo di Tallinn in Estonia (tra cui Orsi, Bisonti e Lupi). Con il passare degli anni e la dipartita di alcune delle specie presenti, il Parco in decadenza mostrava però criticità sulle quali era necessario intervenire:
“Il Parco per restare attivo avrebbe necessitato di un intervento economico piuttosto oneroso visto lo stato di certe strutture e gli anni trascorsi dalla sua fondazione: esistevano carenze a livello di sicurezza, in particolare rispetto alle recinsioni un po’ obsolete che ospitavano certe specie. Per questo i volontari, nei limiti delle loro responsabilità, si sono anche occupati di una parte di piccoli lavori di manutenzione e di miglioramento degli spazi dedicati agli animali. Contemporaneamente hanno eseguito un servizio di sorveglianza verso gli animali stessi in attesa di trasferimento, controllando durante i fine settimana che i visitatori si comportassero in modo rispettoso”.  


La Leal ha quindi collaborato alla scelta e all’organizzazione dei primi spostamenti avvenuti:
“Abbiamo liberato volatili e trasferito tra gli altri, un pony, una maialina ed alcune capre per un totale di circa cinquanta animali. Il nostro compito è stato quello di cercare e rilevare i santuari più adatti ad accoglierli -come ad esempio i rifugi Ippoasi e Be Happy in Toscana-  organizzare lo spostamento ed assumerci l’impegno del loro mantenimento futuro. Per quanto riguarda il trasferimento dei  diciassette Macachi del Giappone, abbiamo contrattato e stretto accordi con il prestigioso centro di recupero Stichting AAP in Olanda, che oltre ad accoglierli si è impegnato anche al loro mantenimento futuro. Sicuramente riteniamo di aver contribuito con il nostro lavoro volontario, a quel risparmio di fondi che il Comune di Cavriglia ha dichiarato che sarà destinato per progetti sociali, in seguito alla chiusura effettiva del Parco Zoo".

 


Indubbiamente toccante  la partecipazione al progetto “Io sto con Bruno” -a tutela dell’Orso che era diventato il simbolo del parco in dismissione- che si proponeva di far compagnia al vecchio animale nei prevedibili ultimi anni della sua vita:
“Per Bruno è stato attuato un progetto che prevedeva con l’aiuto di esperti esterni, degli arricchimenti ambientali (concordati con chi di dovere) che potessero stimolarlo, per superare l’inattività causata da anni di costrizione in piccoli spazi: attraverso esperienze olfattive e di gusto,  Bruno ha ripreso così a esplorare il suo piccolo spazio in cerca di golosità appositamente nascoste, come una caccia al tesoro, riprendendo a muoversi e ad attivarsi.
Per quanto riguarda invece il Bisonte Arturo, il Primo Cittadino ci aveva dato la possibilità di contribuire alla ricerca di una destinazione consona alla sua specie, in quanto ultimo animale rimasto al momento nel Parco. Il luogo a nostro avviso preferibile era un santuario tedesco, una sistemazione forse complessa nella pratica ma avvallata anche da altre associazioni come la Lav, Essere Animali, Progetto Vivere Vegan, Ippoasi e la Rete dei Santuari di Animali Liberi. Purtroppo il Primo Cittadino ha dichiarato che la nostra proposta è arrivata fuori tempo massimo e che la trattativa per la destinazione di Arturo allo Zoo Safari Park di Ravenna era stata già avviata attraverso il lavoro di un’altra associazione, malgrado le richieste dell’opposizione di chiarimenti o revisione della stessa.  Purtroppo come Leal dobbiamo prendere atto che il percorso etico che abbiamo attuato in questi anni, nella sua fase conclusiva non ha avuto la sua totale realizzazione”.

 

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