21.05.2013  17:50

Gioco d'azzardo, una piaga anche in Valdarno. Aumentano i giocatori patologici, crescono i costi sociali. Mentre proliferano le sale da gioco

di Glenda Venturini
Potrebbero essere più di 3mila, in Valdarno, i giocatori d'azzardo patologici. Ma stime precise non ce ne sono: il fenomeno purtroppo è in crescita, e il SerT del Valdarno ha già in cura 100 persone, che si sono giocate tutto a slot machines e gratta e vinci. A vincere, però, non è chi scommette. Negli ultimi mesi si è dovuto fare i conti anche con alcuni tentativi di suicidio, salvati appena in tempo. E i comuni, che si accollano i costi sociali di questa piaga, non possono intervenire in alcun modo sulla proliferazione di sale gioco e apparecchi, presenti ormai ovunque


Lo spot realizzato dalla trasmissione Le Iene contro la diffusione delle slot machines
Negli ultimi mesi, in Valdarno, più di una persona ha tentato di togliersi la vita perché strangolata dai debiti di gioco. Salvati in tempo, in questi casi, da assistenti sociali o operatori di associazioni di volontariato che cercano ogni giorno di aiutare chi cade nella trappola delle slot, e di tutti gli altri giochi d'azzardo. Casi che non sono diventati cronaca solo perché si è intervenuti appena in tempo per scongiurare la tragedia. 

Quanti siano i giocatori d'azzardo problematici o patologici, in tutto il Valdarno, è difficile dirlo. Se a livello nazionale si parla di più del 2% della popolazione (forse anche il 3%), la media rapportata ai 140mila residenti (da Laterina a Rignano), ci dice che almeno 3mila, forse 4mila persone si giocano ogni giorno buona parte dello stipendio, della pensione, e finiscono poi per indebitarsi e in qualche caso, giocarsi anche la casa. 

Il SerT del Valdarno (dipartimento dipendenze della Asl8) ha aperto dal 2007/2008 un ambulatorio sul gioco d'azzardo e sulle cosiddette 'nuove dipendenze'. Allora, quello del gioco non era ancora un fenomeno così diffuso. Da allora, però, sono già più di cento le persone, di tutto il Valdarno, che si sono rivolte a questo sportello chiedendo una mano. "Si tratta della punta dell'iceberg, difficile dire quanti siano quelli che non chiedono aiuto per vergogna, per paura, o solo perché non conoscono questo servizio", spiegano i responsabili. Altre difficoltà si sommano se il giocatore è straniero, e la cultura crea ulteriori ostacoli all'aiuto. 

Cento persone (due terzi uomini, un terzo donne) che si sono giocate praticamente tutto, tirando spesso con sé in una crisi profonda anche la famiglia. E nella metà dei casi, sono proprio i familiari che spingono il giocatore a chiedere aiuto. Le stime dicono che le slot machines sono il problema maggiore: più del 70% dei giocatori si indebita per colpa delle 'macchinette'. Seguono i gratta e vinci, in crescita, anche perché venduti ormai quasi ovunque: persino nei supermercati e alle poste. A queste persone viene offerto un aiuto concreto, su più fronti: da quello psicologico a quello legale, fino all'accompagnamento in un piano di risanamento dei debiti. 

Eppure, anche in Valdarno le sale da gioco spuntano come funghi. Quei luoghi 'dedicati', piccoli casinò ammessi dalla legge italiana, per i quali è prevista solo un'autorizzazione della Questura, nei comuni valdarnesi sarebbero già quasi una ventina. Tre sono a Montevarchi, due a San Giovanni, altri tre a Figline. Non è facile tenere il conto, vista la velocità con cui si stanno diffondendo. Senza contare che, al di là delle sale da gioco, almeno un apparecchio è presente quasi in tutti i tabacchini e i bar. 

Proprio questo tema è stato al centro della riunione del Tavolo di lavoro interistituzionale sul gioco d'azzardo che si è riunito a Montevarchi. Comprende, oltre al SerT e alla Asl8, i Servizi sociali comunali, la Conferenza dei Sindaci, le Forze dell'Ordine, Caritas, Misericordia di San Giovanni, Libera, le associazioni di categoria Confesercenti, Concommercio e Confartigianato. Tanti soggetti che costituiscono una "rete territoriale" il cui scopo è quello di lavorare insieme sul territorio, sia per individuare i problemi (e intervenire magari prima che il gioco problematico diventi patologico) sia per promuovere campagne di prevenzione e conoscenza. 

Hanno già lavorato nelle scuole, insieme alle associazioni, con il microcredito e su tanti fronti. Ora, tutti questi soggetti stanno cercando di aprire un dialogo con gli esercenti che, con le slot machines, ci lavorano. "Abbiamo già organizzato un incontro per sensibilizzare anche gli esercenti al fenomeno del gioco d'azzardo, e soprattutto per aprire con loro una strada di collaborazione, per capire anche meglio quanto è diffuso il fenomeno", spiegano al Tavolo. Ma la prima uscita non è stata facile: appena tre i commercianti che hanno partecipato. 

Una strada in salita, visto che comunque la presenza di queste macchinette è prevista dalla legge italiana, e che in momenti di crisi, per un'attività economica, rinunciare ad un introito è una sfida. Qualcuno l'ha già fatto, anche in Valdarno. Ma su questo c'è molto da lavorare: "Una delle strade da percorrere - ha suggerito Giovanni Rossi, rappresentante delle istituzioni attraverso la Conferenza dei Sindaci - potrebbe essere quello di lavorare con i circoli, quelli che nel loro statuto hanno valori che sono antitetici alla presenza di slot machines". 

Per i comuni, d'altronde, le strade da percorrere sono poche. Non c'è alcuna possibilità di opporsi al proliferare di sale gioco, all'installazione di slot machines, o alla vendita di gratta e vinci. Esperienze avviate in Toscana da altri comuni hanno dato sempre esiti negativi. Senza contare che poi ci sono le scommesse, il lotto, e anche il gioco on-line. Eppure è proprio sui comuni (che dal gioco d'azzardo non guadagnano nulla) che ricadono i costi sociali maggiori. Perché chi va in bancarotta familiare si rivolge al comune per l'assistenza sociale, per gli aiuti economici, per qualsiasi forma di sostegno. 

E allora si lavora per prevenire, per evitare che le persone si giochino tutto. Sabato, in piazza Cavour a San Giovanni, dalle 17, si giocherà ad un particolare Monopoli, realizzato dai ragazzi dell'Oratorio Don Bosco, e rivisitato in chiave di prevenzione dal gioco d'azzardo: l'iniziativa si chiama, non a caso, "Se vuoi vincere lascia perdere". Un'esperienza già pronta per essere 'prestata' e riproposta anche altrove. 

Cronaca / Economia

 
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