16.12.2015  16:56

"Etruria, una banca al servizio del territorio". Un anno di dichiarazioni e rassicurazioni prima del crac. Quando Rosi attaccava l'alta finanza

di Eugenio Bini
Mentre sta montando il caso di Banca Etruria e il dramma degli obbligazionisti, ripercorriamo un anno di dichiarazioni e rassicurazioni, prima del crac. “Se questa economia è malata è necessario ripartire da un’economia con l’anima”. Lo diceva Lorenzo Rosi un anno fa, davanti a Matteo Renzi.


"So cosa significa amministrare un patrimonio intergenerazionale". Così parlò Lorenzo Rosi il giorno dell'insediamento alla presidenza del cda di Banca Etruria ad inizio 2014. E' passato poco più di un anno ma sembra passato un secolo dopo lo scandalo dell'istituto bancario, con risparmiatori che hanno perso tutto e che dichiarano di essere stati raggirati nella sottoscrizione di obbligazioni subordinate.

Eppure le varie dichiarazioni pubbliche dell'era Rosi - che è l'ultimo cda prima del commissariamento e del crac - sono all'insegna della "speranza". "Oggi - sottolineò il neo presidente alla telecamere il giorno della presentazione - inizia un nuovo percorso difficile ma anche importante. Abbiamo ricevuto segni di attaccamento e di affetto da parte del territorio e delle istituzioni, a cominciare dall'intervento del sindaco di Arezzo. Comincia un percorso nuovo e impegnativo che deve essere di speranza per il nostro territorio".

L'importanza del territorio e una regolamentazione dell'alta finanza è un binomio che ricorre nei discorsi pubblici di Lorenzo Rosi, già ai tempi della Castelnuovese, come testimonia questo video del 2012.
 

Rosi subentra a Fornasari in un momento delicato, nel quale è in corso una trattativa con la Banca Popolare di Vicenza. A dicembre 2013 infatti la banca aretina ha comunicato ufficialmente al mercato che l'istituto è alla ricerca di un gruppo bancario di "elevato standing" con cui definire un processo di integrazione e/o aggregazione. "Il termine - per decidere sulla manifestazione di interesse, spiega Rosi ai giornalisti - è il 30 maggio e dobbiamo mettere i nostri soci nelle condizioni di poter scegliere. E' evidente che le decisioni saranno condivise".

Poi ringrazia il predecessore Fornasari: "Sostituirlo non sarà facile. Abbiamo vissuto anni indimenticabili sotto la sua presidenza: ha dimostrato tutto il suo spessore e l'attaccamento alle istituzioni lasciando la presidenza". In più occasioni Rosi sottolinea: "So cosa significa amministrare un patrimonio che non è nostro ma che è un patrimonio intergenerazionale. Non dobbiamo dimenticare che Banca Etruria è una cooperativa. Il Consiglio ha un ruolo importante, ma anche il compito di predisporre tutta una serie di atti al fine di mettere i nostri soci nella condizione di scegliere. So cosa significa amministrare un patrimonio che non è nostro. Se staremo uniti sapremo affrontare tutte le difficoltà".

La trattativa con la banca vicentina non va in porto e secondo diversi osservatori è quello uno dei punti di non ritorno. L'11 giugno 2014 Rosi comunica l'impossibilità ad esprimersi in favore dell'accordo: "Il cda ha preso una decisione importante e ha ribadito la necessità dell'integrazione".

Ma "le condizioni proposte dalla banca vicentina non possono essere ritenute positive sia dal punto di vista strutturale che economico". Rosi punta il dito sul valore delle azioni ma non solo: "il legame al territorio è importante, tutelare il nostro radicamento è fondamentale".

Ad agosto comunica la volontà di trasformare la banca in spa, anticipando le future decisioni del governo Renzi, del gennaio 2015. Ad ottobre 2014 Rosi, ancora saldamente al timone della banca, interviene alla festa del 50° compleanno di Loppiano. Sul palco salirà anche il premier Matteo Renzi. Entrambi si conoscono fin da giovani, per le esperienze negli scout. In questa occasione il presidente spiega: "Se questa economia è malata, è necessario ripartire da un'economia con l’anima". E ancora: "E' necessario ritrovare un senso alla vita, ripartendo dai fondamenti della filosofia, della teologia, della politica e dell'economia. Una visione antropologica con al centro l'uomo".
 

Alla vigilia dello scorso Natale, la situazione sta già precipitando: Banca Etruria annuncia un piano di risanamento con 410 esuberi o contratti di solidarietà, mentre slitta l’assemblea straordinaria per l’approvazione della trasformazione dell’Istituto in società per azioni. Ma le parole sono sempre rassicuranti: "L’obiettivo primario resta la ricerca di un partner bancario di grande rilevanza". Rosi annuncia un "importante risanamento della banca", in un "momento difficile per i nostri dipendenti": "Sono sereno, questa è la strada giusta che la banca deve percorrere affinché i conti siano in linea e in modo che la banca si ripresenti in maniera forte sul mercato".

A febbraio 2015 scatta il commissariamento, come è andata a finire lo sappiamo. Ma non si tratta delle uniche dichiarazioni istituzionali di Rosi che poi sono state clamorosamente smentite. Emblematica è la vicenda del Fashion Valley a Leccio,  del Mandò Village (joint venture tra il gruppo Europ Invest e Gruppo La Castelnuovese).

E' una delle prime operazioni nel business degli outlet. Lorenzo Rosi partecipa in veste di presidente della Castelnuovese:"Fashion Valley Company Stores è senza dubbio commercialmente competitivo a livello nazionale (...) Peraltro si tratta anche di una vera operazione di sviluppo per il Valdarno, nel breve e nel lungo periodo: basti pensare che solo per la costruzione del polo sono state coinvolte almeno 100 aziende locali e che vi hanno lavorato circa 1400 persone”. Soddisfazione venne espressa anche dall'allora sindaco di Reggello Sergio Benedetti.

Era il 7 giugno 2011. Quattro anni dopo l'outlet - poi ribattezzato "Smart Gallery" - ha chiuso i battenti. Ma, come riportano i quotidiani nazionali, gli affari a Leccio e in altre parti d'Italia non sono certo conclusi.

Cronaca / Politica

 
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