16.12.2016  19:52

Estemporaneità e applicazione: i quadri di Valentina Chiarolla

di Davide Torelli
La giovane ventenne di Castelfranco di Sopra racconta la sua passione, vissuta come un’esigenza di introspezione, per migliorarsi progressivamente.


All’interno della nostra rubrica sui giovani artisti locali -un’occasione per presentare le opere e i talenti di chi vive l’arte come una passione quasi quotidiana- abbiamo incontrato Valentina Chiarolla, ventenne di Castelfranco di Sopra.
Valentina frequenta il primo anno del Dams a Firenze e dipinge nel tempo libero fin da quando era giovanissima.


Dipingo per passione, a volte passo mesi senza farlo, altre volte è molto più frequente. Non ho mai frequentato un istituto d’arte, per questo dipingo senza basi tecniche e in modo naturale. Credo che quando una persona ha passione per un’arte (qualsiasi sia) attraverso la pratica e l’applicazione possa riuscire a migliorarsi e a sopperire ad eventuali mancanze tecniche. Fin da piccola ho sempre amato disegnare, all’inizio quasi per gioco e in maniera ispirata da caricature e fumetti; ho iniziato da due anni con gli acrilici, ed è diventata la mia tecnica preferita”.

 

 

Vivo l’ispirazione come un qualcosa di assolutamente casuale: a volte si materializzano nella mia mente immagini o idee, e quando possibile provo a riportarle su tela o eventualmente nel blocchetto degli schizzi che porto sempre con me. Spesso inizio con un soggetto e finisco per disegnare qualcosa di totalmente diverso.  


Vivo la pittura quasi come un bisogno: quando mi metto a fare un nuovo quadro, lo faccio ricercando del tempo per me stessa, passando ore nel silenzio senza pensare troppo, lasciando che i pensieri e le idee si mescolino liberamente e provando a rimetterli insieme su tela. Non trovo molto senso dietro a quello che dipingo, semplicemente lo vivo come un’esigenza di introspezione e tranquillità.


Dipingere un quadro è per me principalmente un’esperienza intima personale: tendo a non ispirarmi troppo a opere già esistenti o a percorrere stili di altri. L’idea è quella di produrre qualcosa di mio, senza particolari ispirazioni”

A differenza di altri coetanei, Valentina ha avuto recentemente occasioni di dipingere dei lavori dal vivo, durante eventi dove la pittura e le esposizioni artistiche si amalgamavano con la musica dal vivo.


“Ho avuto modo di dipingere dal vivo in due distinte situazioni, una di queste organizzata da un gruppo di ragazzi valdarnesi che si chiama “VisionAir opérer”: una serata dove ad alcuni gruppi musicali locali si affiancavano esposizioni artistiche e produzioni dal vivo. Essendo una persona piuttosto timida, ho vissuto la cosa in modo piuttosto ansiosa. La pratica pittorica è qualcosa di molto privato talvolta, e può risultare difficile farlo mentre le persone ti osservano, discutono del lavoro che stai producendo e talvolta ti chiedono delucidazioni sul significato. Non credo che necessariamente dietro ad un quadro ci sia bisogno di un messaggio o una razionalizzazione, a maggior ragione nei miei quadri che si basano sulla estemporaneità. Credo che un opera d’arte deve essere “bella”, non necessariamente concettualmente complessa. Il bello è ovviamente soggettivo e dipendente dalle sensazioni che si possono percepire ammirandolo, che spesso possono non coincidere con quelle che l’artista vuole esprimere”.

 

Malgrado questo, per Valentina l’idea di mescolare in una stessa occasione diverse produzioni artistiche per permettere a differenti ragazzi con differenti velleità di esprimersi, è un’occasione da sviluppare:


“Si tratta di un modo per attirare differenti pubblici ,e probabilmente molti locali valdarnesi sono interessati a questo tipo di eventi. Può rappresentare una possibilità per tutti i giovani che per un motivo o per un altro vogliono far conoscere le proprie passioni artistiche, sia musicali che pittoriche o a livello di scultura, anche esternamente dalle proprie conoscenze personali.

 

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