11.10.2020  09:30

Elsa Fornero e la lunga ombra della riforma: la riflessione politica e biografica dell'ex ministro del lavoro

di Matteo Mazzierli
Una riforma ampiamente criticata e discussa che ha visto per anni protagonista l'ex ministro del lavoro Elsa Fornero. L'intervento al Moby Dick Festival ha dato occasione di tratteggiare sotto vari aspetti gli effetti della legge Fornero


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Data della notizia:  11.10.2020  09:30

"Quando sei sull'orlo del baratro finanziario non puoi adagiarti sulla lentezza della norma, se la febbre sale devi prendere subito l'antibiotico. In quel caso la febbre era alta e non si poteva andare con gradualità." È così che l'ex ministro del lavoro, Elsa Fornero, ricorda la riforma delle pensioni del 2011, un argomento ampiamente trattato e fortemente criticato negli anni che ha avuto ripercussioni politiche e persino personali per il ministro del governo Monti.

Fornero ha ricordato con tristezza i momenti in cui ha subito molti attacchi personali verso lei stessa e la sua famiglia: "La risposta a come ci si sente ad essere un bersaglio? Ci si sente abbastanza male, bisogna imparare a conviverci. Ho scoperto da ministro e anche dopo di avere un buon equilibrio, ma per la mia famiglia e i miei nipoti è stato pesante scoprire cosa volevano dire i cartelloni con scritto 'vergogna' e la mia fotografia.. Ci si sente male quando tua figlia lavora in ospedale come oncologa e riceve lettere con su scritte fandonie oppure riceve mail di una violenza inenarrabile. Quando è tua figlia a riceverle, questo non fa piacere, non è civile, non è più esprimere dissenso."

 

 

Fornero ha poi ricordato la chiamata dell'allora presidente del consiglio Monti per ricoprire la carica di ministro del lavoro: "In quel momento pensai, qui il paese comincia un percorso nuovo, abbandonando quella politica che si era immeserita tra i fautori del Berlusconismo e quelli contrari al Berlusconismo. Non immaginai che fosse una cosa così dura, quando sono arrivata lì nelle stanze dei ministeri la sensazione continua era quella di mancanza di soldi. Avremmo avuto i soldi il giorno dopo per pagare la spesa pubblica? Ospedali, scuole, forze dell'ordine, giustizia, pensioni... A noi sarebbero mancati e bisognava fare in fretta".

"Se fosse stata spiegata nel modo giusto e fosse stata meno vilipesa e strumentalmente usata forse sarebbe stato possibile correggerla, una riforma non nasce mai perfetta - spiega Fornero - così da smussarne le asperità maggiori e cercare di costruirci qualcosa, lo prendi e lo migliori non tornando indietro e svendendo illusioni troppo facili, le delusioni le lasciano gestire ad altri e a quel punto diventa oggettivamente complicato darne la giusta interpretazione."

 

 

 

Fornero ha poi discusso di quota 100 definendola "campagna elettorale" per poi fare il punto della situazione italiana: "Come società il nostro fallimento vero è che i giovani non hanno prospettive di lavoro e il fallimento della scuola che non è riuscita a migliorarsi. Dovete sapere che le pensioni sono il grosso della spesa pubblica, più dei due terzi, il grosso della spesa va lì, la sanità in percentuale è molto meno, l'istruzione, poi, non parliamone. La voce di spesa è squilibrata e, al di là di una crisi finanziaria, aveva bisogno di essere messa in equilibrio. Per adesso posso dire che la riforma del 2011, quella che porta il mio nome, non ha portato disoccupazione giovanile. Alzare l'età di pensionamento ha fatto sì che le imprese abbiano una forza lavoro invecchiata, tenendosi persone che sarebbero andate in pensione, la risposta immediata sembrerebbe essere che le imprese non assumino più i giovani, ma hanno calcolato che ogni 10% di forza lavoro che non ha potuto andare in pensione per la riforma c'è stato un più 8% dell'occupazione di età intermedia."

 

 

 

Economia / Cultura

 
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