09.09.2012  07:21

"Deludente e inadeguato". La campagna nazionale "Mettiamoci in gioco" contro i rischi del gioco d’azzardo boccia il decreto Sanità

di Glenda Venturini
Della campagna fa parte anche il Coordinamento di Libera Valdarno, che dunque condivide il giudizio negativo sulla mancanza di alcuni punti chiave all'interno del decreto del Governo. "Mancano misure per combattere il gioco d'azzardo", si legge nel documento di critica


Misure deludenti e decisamente non adeguate a risolvere il problema del gioco d'azzardo. Così i promotori della campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, che si batte proprio contro i rischi del gioco d’azzardo, e di cui fa parte anche l'associazione Libera Valdarno, bocciano il decreto Sanità approvato in Consiglio dei ministri. Sotto accusa proprio la parte riguardante il gioco d'azzardo.

La campagna valuta positivamente il fatto che "dopo anni di immobilismo, si sia finalmente deciso di legiferare in merito ai costi sociali, economici e psicologici provocati dalla diffusione incontrollata dei più diversi giochi d’azzardo. Ed esprime il proprio apprezzamento per il fatto che il gioco d’azzardo patologico sia stato inserito nei Livelli essenziali di assistenza, permettendo così alle persone dipendenti di ricevere cure e assistenza dal servizio sanitario nazionale".

Dunque, qualche passo in avanti è stato fatto, in questo settore. Ma restano sul tavolo le maggiori criticità, elencate punto per punto dai promotori della campagna.
1. L’inserimento del gioco d’azzardo patologico nei Lea non è accompagnato da una copertura finanziaria: come faranno i servizi sanitari e socio-sanitari a far fronte a queste nuove dipendenze con delle risorse già oggi gravemente insufficienti? Ci attendiamo che nella definizione del nuovo Patto per la salute e dei Lea la questione venga sciolta positivamente.
2. I limiti alla pubblicità sono poco incisivi perché calibrati esclusivamente sui minorenni, quando è noto che il gioco d’azzardo è diffuso tra tutte le età. Inoltre, rimane il problema di un controllo più stringente sui messaggi pubblicitari lanciati dai concessionari, che finiscono spesso per illudere con l’idea di una vincita 'a portata di mano'.
3. Non viene dato alcun reale potere ai sindaci rispetto alla regolamentazione di concessioni, luoghi e orari di gioco sui propri territori. La possibilità di segnalare le sale da chiudere è ben poca cosa.
4. Non viene posto alcun limite all’introduzione di nuovi giochi, la cui continua proliferazione costituisce una strategia fondamentale per conquistare nuovi giocatori o conservare quelli già attivi.
5. Rimane, infine, il limite di distanza per i nuovi giochi da scuole, ospedali e chiese, per quanto abbassato a 200 metri. Una misura meno che simbolica. Di fatto, si è persa l’occasione di ridurre lo spazio disponibile, su un territorio, per il gioco d’azzardo.

"Il Governo, insomma, ha fatto cilecca", concludono i promotori del movimento nazionale. Una questione, quella del gioco d'azzardo, che riguarda da vicino anche il Valdarno, dove negli ultimi mesi si è registrato un incremento del numero delle sale gioco, regolarmente autorizzate tra l'altro. "Mettiamoci in gioco", dal canto suo, chiede ai parlamentari e alle forze politiche di migliorare il testo del decreto, privilegiando la tutela della salute dei cittadini alla pressione delle lobby.

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