18.03.2013  07:42

Dalla Valdambra all’Australia alla ricerca di un luogo migliore e di un’avventura: “un po’ nomadi, un po’ esploratori”

di Federica Crini
L’avventura di un gruppo di ragazzi è iniziata lo scorso ottobre: un po’ per curiosità, un po’ per sfuggire all’attuale situazione critica e deludente per l'economia e il lavoro. Valdarnopost ha contattato due di loro, Sauro e Matteo, per scoprire qualcosa in più su questa esperienza


Sette ore di fuso orario, un territorio grande più dell’Europa e dalla parte opposta dell’emisfero. Questa è l’Australia, una terra che affascina, dove è iniziata l’avventura di un gruppo di amici della Valdambra, partiti quasi cinque mesi fa. Un po’ per sfida, un po’ per la delusione della vita e del lavoro che l’Italia offriva.
 
Sono partiti alla fine di ottobre e sono sbarcati a Perth: dopo qualche settimana il gruppo si è separato ma rimanendo sempre in contatto. Sauro Brogi di Pietraviva e Matteo Porcellotti, originario dell’Isola del Giglio ma da anni residente a Duddova, sono a Mullaloo, 30 km a nord di Perth. Vicino a loro c’è Pasquale Romeo, rimasto in città e impiegato in un magazzino alimentare, che in questi giorni andrà a Sydney da Gianni Tosi e Leonardo Cappa, l’unico non residente nel comune di Bucine: il primo lavora come piastrellista, il secondo come barman. Un’avventura più breve per Fabio Rossi, dall’Isola del Giglio, e Daniele Sacconi che sono rimasti in Australia due mesi e poi hanno fatto ritorno in Italia.
Valdarnopost ha contattato Sauro e Matteo per scoprire tutti i dettagli di questa esperienza, dei luoghi e di come vivono l’Australia.
 
Come è nata l’idea di questo viaggio e perché avete scelto l’Australia?
Matteo: “Diciamo che è più un bisogno maturato con il tempo, il piacere di viaggiare, la voglia poter dire “sto vivendo sulle mie gambe”, imparare una lingua indispensabile al giorno d’oggi e infine la demotivazione che il nostro bellissimo Stivale mi dà con tutta la sua disoccupazione e la sua precarietà. Ecco, unisci a tutto questo un pizzico di mare, surf ed esce fuori l’Australia: la terra dei mille racconti”.
 
Sauro: “L’idea nasce dalla voglia di viaggiare, di scoprire nuove cose, di diventare più ricchi culturalmente, dalla voglia di cambiare, dallo spirito di avventura. Poi secondo me il mondo è così grande che merita vivere anche in posti diversi da dove si è nati e infine il Valdarno ultimamente era diventato un po’ troppo stretto. Si sentiva sempre più parlare di Australia sia alla radio, sia tramite amici di amici che avevano già vissuto in questa terra”.
 
Come vi siete preparati alla partenza e al (lungo) soggiorno? Come va con la lingua?
“Il primo passo è stato quello di organizzare subito un corso di inglese per tutti lo scorso febbraio. Poi abbiamo iniziato a documentarci sull’Australia e su quale zona sarebbe stata il nostro porto di approdo. Adesso con la lingua va molto meglio rispetto a quando siamo arrivati, ma non è semplice riuscire a capire gli australiani: molti di loro parlano uno slang/inglese “australianizzato”.”
 
Cosa vi ha deluso o spaventato dell’Australia? E cosa invece vi ha sorpreso, affascinato e incuriosito?
Matteo: “Mi dispiace che alcuni dei miei amici non siano rimasti più tempo per vivere questa esperienza, ma ognuno ha avuto le sue motivazioni. La sorpresa è stata la differenza che c’è nei ritmi di vita e sono rimasto affascinato dalla semplicità di fare qualsiasi cosa: organizzarsi per la permanenza, trovare lavoro, comprare una macchina con tre settimane di lavoro. Qui, se vuoi una cosa, basta metterci impegno, spirito di sacrificio e tutto diventa possibile: magari questo mondo potrebbe diventare il mio”.
 
Sauro: “Spaventato all’inizio dal fatto di essere dall’altra parte del mondo, in un posto nuovo dove non conoscevo niente, cosa che allo stesso tempo mi ha affascinato. Mi aspettavo Perth più viva a livello di divertimenti, invece molti locali chiudono presto anche perché la vita qui è tutta spostata indietro e non è semplice abituarsi. Mi ha sorpreso la facilità di fare tante cose burocratiche nei primi giorni pur non sapendo bene la lingua e la cordialità e curiosità degli australiani nei confronti degli italiani, il loro modo di mangiare, i tanti fast food e BBQ (postazioni per il barbecue) che sono anche pubblici nei tanti giardini in ogni paesino”.
 
Quante differenze avete riscontrato tra l’Italia e l’Australia?
“La prima differenza sono i ritmi di vita spostati indietro. L’australiano medio si sveglia alle 5:30, entra a lavoro la mattina presto e alle 15:30 ha finito la sua normale giornata lavorativa, mentre i centri commerciali chiudono alle 17 e per le 21 le strade sono deserte.
Inoltre sono fissati per ogni tipo di sport: running, bici, palestra, surf, etc. Oltre alla precisione e la cura di case e giardini, la pulizia, l’ordine della città e allo stesso tempo il disordine creativo delle campagne dove la gente getta via macchine vecchie, attrezzi agricoli, pullman, stufe, silos, in disuso in “un angolo” delle loro vaste proprietà agricole.
Un’altra importante differenza sono le enormi distanze australiane per andare da una città all’altra: per ora il viaggio più lungo che abbiamo fatto è stato di 600km. Come esci dalla costa attraversi il “niente”, ma è affascinante la campagna australiana per chilometri e chilometri, dove ogni tanto trovi qualche immensa fattoria. L’ultima ma non da meno per importanza è che si guida a destra ci vuole del tempo per farci l’abitudine.
Il cibo inutile dirlo: nel mondo si dice che la buona cucina risieda a casa nostra e possiamo confermare che con l’Australia sarebbe anti sportivo metterle a confronto. Anche questa è la terra dei fast food”.
 
Com'è organizzata una vostra giornata e cosa fate nel tempo libero?
"Ogni mattina sveglia alle ore 6, per ora siamo a lavorare in un vivaio di alberi. Quando finisci, intorno alle 15.30, il giorno è ancora lungo: spese, commissioni, ma anche surf, mare, sport o una birra in qualche pub. Nel weekend ne approfittiamo per girare un po’ le città e i tanti e interessanti posti naturali “vicino” a noi”."
 
C’è stato almeno un momento in cui vi siete pentiti di questa avventura o avete pensato di tornare il prima possibile a casa?
Sauro: “Per ora non mi sono pentito, anche se ci sono dei giorni in cui la mancanza della famiglia e degli amici si fa sentire più forte: a quel punto una chiamata su skype o qualche messaggio su Facebook riescono ad alleviare la lontananza”.
 
Matteo: “Ci sono momenti in cui sogno una dimensione parallela: io sono qui… e le persone che amo e a cui voglio bene sono con me. Perché se questo effetto è contagioso o meglio condiviso da queste persone saprei che in quel momento si trovano al settimo cielo. Quindi no, per ora non ci sono stati pentimenti".
 
Sono ormai cinque mesi che siete in Australia: il biglietto per il ritorno ha già una data o ancora non lo avete deciso? Nel frattempo rimarrete fermi o avete intenzione di spostarvi in un’altra zona?
Sauro: “Il biglietto di ritorno è aperto, per decidere una data è ancora troppo presto, finché dura il lavoro al vivaio visto che ci troviamo bene rimarremo qui (con il nostro visto possiamo lavorare un massimo di sei mesi per lo stesso titolare). Dopo l’intenzione è quella di partire all’avventura girando l’Australia per vedere posti nuovi e fermarsi in altri paesi per poi ricominciare tutto da capo per casa, lavoro e amicizie. L’Australia secondo me è troppo grande e ricca di luoghi da scoprire per rimanere sempre nel solito posto”.
 
Matteo: “Già cinque mesi… Io sinceramente non mi lamento di questa zona, quindi se riuscirò a trovare una nuova sistemazione lavorativa o a prolungare quella che ho adesso rimarrei volentieri un altro po’ qui, non per tutto il mio “tempo Australia”, ma ci sarà tempo di viaggiare.
Poi se non ci saranno possibilità lavorative ci sposteremo alla scoperta. Un po’ nomadi un po’ esploratori: la leggerezza del primo e la curiosità del secondo”.

Cultura

 
comments powered by Disqus