22.07.2017  00:00

Dall’argilla alla pietra: le sculture di Francesco Carapelli

di Davide Torelli
Dopo aver appreso le basi della lavorazione dell’argilla frequentando il Liceo Artistico, il diciottenne di Badia a Ruoti ha deciso di specializzarsi sulla scultura su pietra, ottenendo buoni risultati anche a livello pittorico.


All’interno del consueto Speciale sui giovani artisti valdarnesi, uno spazio dove offrire visibilità a chi vive le pratiche artistiche con passione, incontriamo stavolta Francesco Carapelli.

Diciottenne residente a Badia a Ruoti, Francesco ha concluso da poco l’Esame di Maturità presso il Liceo Artistico “Piero della Francesca” di Arezzo, seguendo l’indirizzo per Arti Figurative. Proprio all’interno di questo è entrato in contatto con la pratica della scultura, dapprima lavorando sull’argilla per arrivare anche a completare le prime opere su pietra, appassionandosi notevolmente.

“Fin da piccolo ho sempre avuto passione per il disegno, tanto che ho deciso proprio di scegliere un indirizzo artistico a livello di scuola superiore” racconta Francesco.

“Durante il quinquennio di frequentazione, considerando che l’indirizzo di Arti Figurative comprendeva anche la scultura, ho iniziato ad apprendere questa arte scoprendo una notevole predisposizione manuale, inizialmente nella lavorazione dell’argilla. Gran parte dei miei lavori sono quindi frutto di progetti scolastici, ma una volta appassionatomi proprio alla scultura su pietra, ho iniziato anche a dilettarmi personalmente in questa pratica per migliorami. Al momento, infatti, sto pensando di proseguire in questa direzione anche con i miei studi universitari: l’idea è quella di provare a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Carrara, proprio specializzandomi ulteriormente nella scultura, prevista nella programmazione accademica al suo interno”.

Del resto la pratica della scultura su pietra è piuttosto inusuale, quantomeno tra i giovani artisti valdarnesi incontrati fino ad ora all’interno di questo Speciale.

“Ho iniziato a provare la lavorazione sulla pietra serena attraverso uno stage scolastico a Tuoro sul Trasimeno, in Umbria. Chiaramente le lavorazioni sull’argilla presentano delle difficoltà differenti, rispetto a quelle su pietra, dove è fondamentale imparare ad utilizzare lo scalpello pneumatico: è necessario un livello di precisione ulteriore, e quindi una conseguente pratica prima di riuscire ad ottenere dei risultati soddisfacenti. Le lavorazioni in argilla prevedono una capacità di modellamento manuale differente, per certi versi assolutamente non semplice, ma per la quale evidentemente ero naturalmente predisposto: del resto per una lavorazione ottimale dell’argilla è necessario “sentirla” a livello tattile, così come insegnava il mio professore Vladimiro Andidero.

In alcuni dei lavori ho utilizzato una tecnica che ho praticato a scuola: una volta concluso il lavoro, l’argilla solidificata viene cotta in forno e poi ricoperta con il bolo, che permette in seguito di dipingere il risultato ottenuto. Ovviamente la lavorazione effettiva di modellamento deve avvenire con l’argilla sempre umida, pertanto è necessario mantenerla protetta da quei fattori che potrebbero portarla ad essiccarsi repentinamente e che rischierebbero di sciuparla, perché anche il processo di solidificazione deve avvenire progressivamente”.

I soggetti che decido di rappresentare sono spesso casuali, magari ispirati ad immagini o figure che esteticamente può interessarmi provar a riprodurre fisicamente, anche per quanto riguarda i miei lavori pittorici. Regolarmente, sarebbe sempre necessario operare un progetto sotto forma di bozzetto, prima di iniziare qualsiasi tipo di lavorazione sia con l’argilla che rispetto alla scultura su pietra. Questo è utile principalmente per un calcolo di proporzioni relative alla rappresentazione dell’oggetto scelto. Ovviamente, a prescindere da quelli che sono stati compiti scolastici, se devo compiere un lavoro per ispirazione personale la fase di progettazione tendo a saltarla, lasciandomi guidare dall’occhio a livello prospettico”.

Una delle mie sculture dovrebbe essere esposta prossimamente all’interno di una mostra a Cortona, curata da un mio ormai ex professore di Liceo. Precedentemente avevo già partecipato ad una piccola esposizione per giovani artisti locali all’interno di un edizione del Perdono di Terranuova Bracciolini, organizzata dall’associazione “Dritto e Rovescio”. Credo comunque  che in Valdarno le occasioni di esposizione artistica non manchino; piuttosto la sensazione personale è che mediamente l’arte sia piuttosto sottovalutata a livello di attenzione ed interesse. Malgrado questo, dovessero capitare ulteriori occasioni per far vedere la mia arte, non mi tirerei certo indietro”.

Cultura

 
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