Dal primo maggio alla Gruccia sono stati registrati 11 casi di violenze, di cui uno su minore
Con la nascita del 'codice rosa' tante le situazioni di violenza, maltrattamento ed abusi, affrontate in tutta la provincia di Arezzo. Il pronto soccorso del Valdarno, insieme a quello del San Donato, è in grado di risolvere varie problematiche grazie alla presenza di consulenti specialistici
Dal primo maggio, da quando cioè il codice rosa è stato attivato in tutti i pronto soccorso della provincia, oltre che in quello del San Donato di Arezzo, alla Gruccia i casi registrati sono stati 11: 10 maltrattamenti, di cui uno su minore, ed un episodio di stalking. Nei primi sei mesi, invece, di attività le vittime di violenze sono state ben 135 in tutta la provincia di Arezzo.
Il progetto del codice rosa, istituito nel mese di gennaio ad Arezzo e poi esteso a maggio a tutti gli altri pronto soccorso, prevede uno specifico percorso dedicato alle donne, ma anche ai bambini, ed agli anziani, vittime di violenze, maltrattamenti, abusi o stalking. Nella stragrande maggioranza sinora si è trattato di donne, ma sono stati registrati casi anche di uomini e minori.
Si tratta di dati importanti che sottolineano quanto sia sempre più necessario la presenza di un punto di riferimento specializzato all'interno dei pronto soccorso per tutti coloro che subiscono soprusi e maltrattamenti di ogni genere spesso all'interno della propria cerchia familiare.
Il progetto prevede da una parte la costituzione e la messa in rete di una task force interistituzionale composta da professionisti sanitari, forze dell’ordine e polizia giudiziaria, dall’altra, l’attivazione del servizio presso il pronto soccorso, struttura che spesso è in grado di agganciare la vittima delle violenze, anche se solitamente, vengono dichiarati eventi accidentali per mascherare le vere cause.
Il pronto soccorso del monoblocco della Gruccia, insieme a quello del San Donato di Arezzo, riesce a rispondere alle varie casistiche grazie alla presenza di specialisti come un ginecologo, un pediatra, un chirurgo ed uno psichiatra.
“Per ognuno di questi casi - ad eccezione dei codici gialli e rossi che sono trattati nelle aree dedicate - le cure vengono prestate direttamente nell’ambulatorio del codice rosa, al riparo da sguardi indiscreti e nella massima riservatezza - afferma la dottoressa Silvia Gatto, responsabile del gruppo - L’approccio dei componenti del gruppo che interviene per i codici rosa, punta in primo luogo a mettere a proprio agio il paziente, senza tralasciare gli aspetti relativi alla sicurezza, attraverso la tutela assicurata dagli agenti della polizia. Le procedure operative sono guidate da precisi protocolli: per la gestione delle cartelle cliniche, la raccolta di anamnesi, esami obiettivi, consulenze, eventuali raccolte di prove biologiche, fino alla eventuale documentazione fotografica che viene effettuata sulla base della gravità delle lesioni riportate dalla vittima e che viene poi consegnata alle forze dell'ordine a corredo della denuncia. In caso di necessità specialistiche, i consulenti (ginecologo, pediatra, chirurgo, psichiatra) intervengono direttamente presso l'ambulatorio del codice rosa, in modo da non creare ulteriori disagi al paziente con inutili spostamenti. Dopo le cure, la contestuale attivazione delle forze dell’ordine e della Procura, viene attivato il supporto territoriale, articolato in funzione delle specifiche necessità, in assistenza sociale, consultorio, associazioni di volontariato e supporto (pronto donna)”.