30.07.2012  12:05

Da Montevarchi a Boston, Leonardo ci svela cosa accade nei laboratori di Google

di Andrea Tani
Per molti è un sogno, per lui è realtà: il nuovo blogger di Valdarnopost è un giovane valdarnese impegnato come stagista alla corte di 'Big G'. "Il miglior posto dove lavorare, ma qua non ci si ferma un attimo". I colloqui, il lavoro in team, i progetti segreti: ecco com'è iniziata la sua avventura.


La lettera inviata a Leonardo da Mountain View. Dentro, il contratto per uno stage estivo.
Si chiama Leonardo, ha 25 anni, è di Montevarchi e lavora per Google. È sempre un piacere poter parlare delle eccellenze che arrivano dal nostro territorio. Stavolta proviamo a fare di più: sarà lui stesso a raccontare la sua avventura nella sede di Boston, dove resterà fino a metà settembre per uno stage estivo. Leonardo è infatti l’ultimo acquisto della squadra di blogger targata Valdarnopost.

Siccome quando si parla di Google le curiosità nascono a non finire, non abbiamo resistito alla tentazione di avere qualche informazione in più su quello che succede dentro ai laboratori del colosso mondiale del web. In attesa che Leonardo di tanto in tanto trovi anche il tempo di scrivere sul suo blog, gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche nostra domanda.


Almeno un milione di persone ci provano ogni anno. Tu ce l’hai fatta. Non possiamo non partire da qui: come si fa per lavorare a Google?

Il processo di selezione per uno stage è abbastanza standard: curriculum, si riempiono un po’ di moduli online e si aspetta. Tutto questo con diversi mesi di anticipo.

Dopo qualche settimana ti contattano per fissare dei colloqui telefonici. Per uno stage sono tre. I primi due sono puramente tecnici e “al buio”, ovvero dei colloqui con ingegneri di Google che ignorano del tutto chi tu sia. Semplicemente ti presentano un problema da risolvere in un’oretta scrivendo del codice su un documento online condiviso con loro.

Una volta superati i primi due colloqui, il curriculum viene girato ai vari team che possono essere compatibili con il tuo profilo e che si dichiarano interessati. A questo punto, il terzo colloquio avviene con la persona con cui potenzialmente andrai a lavorare; si tratta di un colloquio meno tecnico e più classico, in cui capisci in concreto che tipo di proposta ti viene fatta e, viceversa, l'intervistatore cerca di capire di più su di te.

Il processo per entrare come impiegato “full time” è invece più lungo: i colloqui diventano cinque e sono fatti di persona in una loro sede. Se hai fatto uno stage possono diminuire a seconda di quante persone garantiscono per te, ma almeno due colloqui rimangono obbligatori, non ci sono particolari scorciatoie.

Di cosa ti occuperai e dove?

Google ha la sua sede principale a Mountain View, vicino a San Francisco, ma ha uffici in molte altre città. Io sono nella sede di Boston, in un team che si occupa di un prodotto di Google che ancora non è disponibile in Europa, Google Flights. In particolare, il mio gruppo lavora sulla previsione delle richieste che arrivano per ogni possibile combinazione di volo e la conseguente decisione del numero di biglietti da rendere disponibili per un dato prezzo in un dato momento. Un altro progetto che sta partendo adesso riguarda la possibilità di suggerire destinazioni agli utenti in base ai loro interessi.

Così anche tu lavori all’interno di un gruppo, secondo il modello organizzativo che ha fatto la fortuna di Google. Come funzionano questi gruppi? Da quante e da che tipo di figure professionali sono composti? Come si lavora al loro interno?

Il mio team è piccolo, sono quattro persone più il manager e per il momento io e un altro stagista. Lavoriamo in parallelo su aspetti diversi dello stesso progetto. Il codice e la documentazione che scrivo, quando raggiungo una versione presentabile, vengono inviati via mail agli altri membri del team, che si occupano di farne una revisione. Inoltre facciamo una riunione ogni settimana con un manager di livello superiore, in cui ognuno deve spiegare le sue idee su cosa ha fatto, cosa ha ottenuto e come pensa di continuare il suo lavoro. Diventa spesso una sessione di brainstorming piuttosto utile.

Che tipo di interazioni esistono tra gruppi diversi e in che misura avvengono?

Le interazioni sono frequenti, soprattutto dato che si possono trovare problemi o soluzioni simili in progetti apparentemente molto diversi. Dato che gli oltre 30mila dipendenti di Google sono sparsi un po’ in tutto il mondo, le videoconferenze sono all'ordine del giorno. Proprio pochi giorni fa ho partecipato ad una riunione con tre membri di un team basato a Parigi.

È in testa a tutte le classifiche dei posti migliori dove lavorare. Google è veramente un paradiso?

Il modello è quello di una società nata come una minuscola startup e diventata in pochi anni una superpotenza che cerca, per quanto possibile, di mantenere in qualche modo lo spirito delle origini. Quando hai una dimensione del genere non è banale, ammesso che sia possibile. Per ora posso confermare che sembra un gran bel posto. Il lavoro è interessante, i colleghi sono simpatici e molto competenti, l’ambiente decisamente informale. D’altro canto, bisogna darsi parecchio da fare: i risultati che si ottengono (o no) sono sotto gli occhi di tutti, non si può stare fermi un attimo. Tra l’altro il lavoro è “at will”, ovvero il dipendente non ha nessuna garanzia contrattuale rispetto alla durata dell’impiego: in parole povere, puoi arrivare in ufficio la mattina ed il badge non apre la porta perché non sei più un dipendente. Pensiero che non disturba nessuno nel modo più assoluto.

Curiosità: hai scoperto chi è che si inventa i Doodle?

C’è un piccolo team di designer e sviluppatori che credo si occupi esclusivamente dei Doodle, ma non ho avuto il piacere di conoscerli. A volte nei gruppi di discussione interni ci sono concorsi per chi si sente particolarmente creativo e ha voglia di creare qualche variazione sul logo in caso di eventi particolari.

Un articolo del New York Times fece scalpore tempo fa. Parlava di un “laboratorio segreto” nel quale Google immagina il futuro sviluppando progetti a partire dalle idee più folli. Al di là di queste suggestioni, verso quali territori si sta muovendo la ricerca di Google e quali potrebbero essere le sue prossime importanti innovazioni?

Una premessa. Il codice e la documentazione di qualsiasi progetto è condiviso e disponibile a tutti i dipendenti. Inoltre, tutte le novità vengono testate in prima persona dai dipendenti prima di essere rilasciate. Un esempio banale: la mia casella di posta interna è del tutto simile alla mia Gmail personale, ma con delle funzionalità in più che, prima o poi, verranno rese disponibili anche al pubblico. Allo stesso modo, per Android c’è uno store “parallelo” in cui posso scaricare applicazioni non ancora disponibili all'esterno. O ancora, un migliaio di Nexus Q (un dispositivo per riprodurre contenuti multimediali) erano stati distribuiti fra i dipendenti alcuni mesi prima dell'annuncio pubblico. Tutto questo richiede una discreta dose di fiducia nei dipendenti - abbastanza ben ripagata, mi sembra - responsabili in prima persona di non divulgare “segreti” all'esterno.

Tuttavia, questo non si applica per i progetti più folli e noti veramente solo a una manciata di persone. Mi riferisco al “famoso” Google X Lab, da cui ultimamente è venuto fuori il progetto Google Glass. Il laboratorio è veramente un mistero. Quello che si intuisce dal background delle persone che ci lavorano è che stiano spingendo la ricerca su robot e intelligenza artificiale, ma non so molto di più.

In ogni modo, la sensazione da qua è che si continui ancora a puntare forte sul miglioramento del motore di ricerca - ci sono un paio di novità in cantiere - e sull’integrazione fra i mille servizi offerti da Google. Sarà interessante poi vedere come si evolve la competizione fra Android ed Apple per un settore fondamentale, i dispositivi mobili.

Per restare aggiornati sull'esperienza di Leonardo non resta che seguire il suo blog su Valdarnopost.

Cronaca

 
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