08.11.2011  16:04

Cronaca di un anno di crisi (parte prima)

di Andrea Tani
Dalla C2 a Ripoli, passando per Enrico Rossi. Prima parte del riassunto delle vicende che hanno portato l'Aquila sull'orlo del baratro.


I tifosi chiedono le dimissioni della dirigenza senza tanti giri di parole

commenti

Leggi i Dossier:  L'ultimo volo dell'Aquila

Data della notizia:  08.11.2011  16:04

L’ultimo ricordo davvero esaltante porta una data, quella del 17 novembre 2002, e un luogo ben preciso, lo stadio Artemio Franchi di Firenze: il Montevarchi batte in trasferta la Fiorentina rinata sotto il nome di Florentia Viola per 1-0 con un goal all’82° di Marco Cellini. Da allora per l’Aquila, che aveva da poco festeggiato i 100 anni dalla fondazione, è  stato un volo in picchiata. Cerchiamo di ricostruirne le tappe principali.

Quell’anno il Montevarchi riuscì a mantenere la C2. Non ce la fece nella stagione successiva sotto la guida di “Ciccio” Graziani prima e Gianlca Gallorini poi, ma venne ripescata. La gestione del patron Giuliano Sili si chiuse tra le polemiche e a un passo dal crac finanziario con la retrocessione in Serie D della primavera 2006.

Poche settimane più tardi entra in scena Enrico Rossi, rimasto presidente fino a metà della scorsa stagione. L’inizio è in sordina: un settimo posto, poi una sofferta salvezza ai playout nel 2007-2008 con Tommaso Volpi sulla panchina, un acuto ai playoff dell’anno successivo e di nuovo un pallido nono posto, sempre in Serie D. Si arriva così all’estate 2010: l’inizio della fine, possiamo dire a posteriori.

A giugno comincia la telenovela-Brilli Peri, con il tira e molla tra società e Comune per l’utilizzo dell’impianto. Questione risolta in positivo a soli cinque giorni dalla scadenza per le iscrizioni. In panchina torna mister Volpi e la campagna acquisti è di quelle scoppiettanti: arrivano Foglia e Pecorelli ci sono Sala, Roma, Gai, Frijio, Rossi, Leto, Raso e Carrozza. Il 26 settembre la Curva Sud intitolata a Vasco Farolfi si riempie come ai bei tempi per il derby con l’Arezzo e prima della fine di ottobre il Montevarchi è in testa alla classifica. Sembra l’anno buono per il rilancio. A novembre però l’idillio inizia a scricchiolare e lo spogliatoio si agita per il ritardo nei pagamenti. Il 14 di quel mese Montevarchi Group Castello inizia con 25 minuti di ritardo ufficialmente per la mancanza di un medico, in realtà – si scopre poco dopo – per un gesto di protesta dei giocatori.

Non sono gli unici a non essere pagati. Condividono questa sorte con i fornitori e con l’amministrazione comunale, accusata di pretendere cifre troppo alte per l’utilizzo degli impianti.
Quando a dicembre si riapre il mercato la squadra inizia a perdere pezzi: se ne vanno, uno dopo l’altro, Di Gioacchino, Caligiuri, Gai e poi altri ancora. Una diaspora. E mentre il Comune revoca il permesso ad utilizzare il campo di allenamento del Pestello Verde, inizia a farsi largo la voce di un possibile passaggio di consegne ai vertici della società.

La figura di Agostino Ripoli entra in scena in questi giorni. Uomo d’affari tra marketing e pallone d’origine calabrese, Ripoli fa sapere di essere a capo di una cordata pronta a rilevare la società. Il mercato si riaccende, partenze e arrivi si susseguono di giorno in giorno fino ad arrivare alla paradossale quota di 72 giocatori tesserati dall’inizio della stagione, tra cui 10 portieri. Il cambio al vertice sembra potersi chiudere in un batter d’occhio, due settimane al massimo come confermano sia il presidente Rossi che il team manager Luciano Cappelletti, ma sul più bello ha una brusca frenata. La stessa presidenza rende noto che la trattativa “non è andata a buon fine perché, non vi erano i presupposti”. Si dimette Cappelletti, seguito a ruota da mister Volpi e dal diesse Mario Cianciulli. Per un mese ogni domenica c’è un nuovo allenatore in panchina.

Continua alla seconda parte.

Sport

 
comments powered by Disqus