08.11.2011  13:04

Cent'anni di glorie (parte seconda)

di Andrea Tani
L'età dell'oro della Montevarchi calcistica, 22 anni tra i professionisti. Vasco Farolfi presidente, la promozione in C1 dell'88 e quella indimenticabile del '94. Seconda parte della storia dell’Aquila.


Il Montevarchi 1991/1992

commenti

Leggi i Dossier:  L'ultimo volo dell'Aquila

Data della notizia:  08.11.2011  13:04

Gli anni ’80 iniziano in picchiata e il Montevarchi si ritrova in Interregionale. Cambia tutto nell’’83/’84, quando si riesce ad allestire una squadra di spessore che, dopo un inizio traballante, lotta al vertice fino alle ultime giornate e strappa alla penultima giornata la certezza del ritorno in C2. L’avventura tra i professionisti inizia lì e si concluderà soltanto 22 anni più tardi. Ma la promozione non è l’unica gioia: il 2 giugno 1984 il Montevarchi si aggiudica anche la Coppa Italia dilettanti battendo in finale il Suzzara ai rigori.

L’impatto con la C2 non è dei più semplici e ci vogliono tre stagioni di assestamento prima di vedere l’Aquila tra le grandi protagoniste. Succede nell’87/’88: un gruppo ormai ben amalgamato e irrobustito da alcuni importanti acquisti mette insieme una vittoria dopo l’altra, finisce secondo per la classifica avulsa e si aggiudica ai rigori lo spareggio promozione contro la Massese. Il Montevarchi torna in C1. Durerà poco, ma si parte con i migliori presupposti. La stagione '88/'89 è forse la migliore della storia rossoblù. Gli aquilotti vincono contro Vicenza, Venezia e Spal chiudendo all'ottavo posto un campionato che annovera tra le partecipanti club blasonati come Reggiana, Triestina, Lucchese e Mantova. Poi due retrocessioni consecutive  inaugurarono nel peggiore dei modi gli anni ’90. Il Montevarchi ottiene comunque il ripescaggio e si prepara a tre buone stagioni di medio-alta classifica.

Il 1994 è un anno di cambiamenti. Si sceglie la “linea verde” per riassestare il bilancio rossoblù e perché l’Aquila sia trampolino di lancio per giovani motivati all’inizio di una carriera tra i professionisti. In panchina arriva Piero Braglia, ex-giocatore rossoblù con lunghi trascorsi anche in Serie A, che forgia una squadra grintosa, aggressiva e che fa del suo carattere la carta vincente. I risultati superano le aspettative, in casa la squadra non ha rivali. Alla quinta giornata il Montevarchi sale in testa alla classifica dove resta fino alla 27° giornata. Il 14 maggio 1995 il Montevarchi ospita la capolista San Donà che precede i valdarnesi di due punti. Il Brilli Peri è gremito nonostante una fitta pioggia: conta solo vincere. Il primo tempo sorride però ai veneti che vanno al riposo in vantaggio per 2-0. Sembra svanire il sogno promozione. I rossoblù hanno la forza di reagire, accorciano le distanze con Menchetti e trovano il pari all’84° con Scattini. I valdarnesi iniziano a volare, arriva il vantaggio con Ermini e il goal del definitivo 4-2 firmato da Arcadio in pieno recupero. Una sola partita separa l’Aquila dalla C1. La società mette a disposizione due treni speciali e più di tremila montevarchini invadono Lugo di Romagna per l’atto finale della stagione. Finisce 2-0, è apoteosi rossoblù in tutta la città.

L’entusiasmo di essere di nuovo nell’olimpo del calcio nazionale ha una brusca battuta d’arresto il 17 gennaio 1996 quando scompare tragicamente Vasco Farolfi, presidente, animatore e più grande tifoso del calcio montevarchino del quale aveva incarnato la storia stessa dal dopoguerra in poi. A lui i tifosi hanno intitolato la curva Sud del Brilli Peri.
La militanza in C1 dura cinque anni, finché, con l’arrivo del nuovo millennio, il Montevarchi dà l’addio – ad oggi definitivo – alla categoria. La C2 è in questo momento la dimensione più adatta per la realtà rossoblù e, sempre sotto la dirigenza Losi, l’Aquila la mantiene fino al 2006. Da lì in poi il tracollo, ma questa è storia recente.

Torna alla prima parte.

Sport

 
comments powered by Disqus