08.11.2011  13:01

Cent'anni di glorie (parte prima)

di Andrea Tani
L’avventurosa nascita, le gioie tra le due guerre, i difficili anni ’50 fino alla prima promozione in Serie C. Prima parte della storia dell’Aquila.


Ugo Ensoli, 276 presenze in rossoblù dal 1946 al 1959

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Data della notizia:  08.11.2011  13:01

L’anno di grazia è il famoso 1902 e la storia dell’Aquila inizia per passione, la passione di un gruppo di sportivi che volevano far conoscere e praticare il ciclismo ed altre discipline. Tra queste non c’era il calcio, ancora poco popolare nel nostro paese al di fuori del triangolo Torino-Milano-Genova. Arriverà nel giro di pochi anni e subito travolgerà la gioventù montevarchina. Si gioca in piazza Cesare Battisti, allo “sferisterio” di via Mochi, in piazza Garibladi o lungo il “restone” dell’Arno, terreni di gioco pioneristici sistemati un po’ alla buona.

La guerra lasciò il pallone comprensibilmente in secondo piano, ma già all’inizio degli anni ’20 l’Aquila ripartì con grande slancio disputando le sue prime amichevoli contro formazioni del territorio, ogni volta seguita da un pubblico più numeroso e animato. Iscritto alla Figc, la stagione 1929/1930 passa alla storia come quella del primo campionato giocato dal Montevarchi, la Terza divisione. Bastano due anni per salire in Prima divisione, nel 1935/36 la prima volta in Serie C, riconquistata poi nel ’38 e mantenuta fino alla sospensione bellica dei campionati.

Gli anni ’50 sono segnati da ottimi piazzamenti tra Promozione e Prima divisione, senza mai riuscire però nel salto di categoria. La Serie D diventa l’ossessione della società rossoblù, ma per uscire dal purgatorio delle categorie cadette si deve aspettare il 1966. Nel 1961 la prima presidenza di Vasco Farolfi, imprenditore montevarchino destinato a segnare per sempre la storia dell'Aquila che però dopo cinque stagioni lascia a Dario Scala. Stavolta il Montevarchi fa sul serio, perde due sole gare in tutta la stagione – una alla seconda giornata, l’altra quasi alla fine – e chiude al primo posto al pari della Fortis Juventus.

Lo spareggio-promozione che si gioca al Comunale di Firenze davanti a migliaia di spettatori è tra le pagine più belle della storia aquilotta: il punteggio è inchiodato sull’1-1 anche dopo i supplementari, si va alla monetina e la dea bendata questa volta premia i rossoblù, per la gioia dei duemila arrivati dal Valdarno.

Il Montevarchi è subito protagonista: terzo nella prima stagione in Serie D – ancora sotto la presidenza di Dario Scala e capitanato dall’allenatore-giocatore “Lupo” Balleri –, quarto l’anno dopo, primo contro ogni aspettativa nel ‘69/’70. La permanenza in Serie C dura però solo un anno, il tempo di segnare negli almanacchi la clamorosa vittoria aquilotta al Marassi di Genova contro i rossoblù più blasonati del Genoa. Nel ’71-’72 un nuovo spareggio, anche questo al propizio Comunale di Firenze davanti a 18mila spettatori, regala di nuovo il sogno della promozione. Scala lascia la presidenza, almeno per quell’anno.

Sulla poltrona che fu sua si siedono Vasco Farolfi e Lezio Losi: è l’inizio dell’età dell’oro per il Montevarchi. La partenza è agrodolce: un nono posto e tre stagioni difficile culminate nella nuova retrocessione in Serie D. Siamo al ‘77/’78, l’Aquila, tornata competitiva, procede spedita in testa al campionato fino ad aprile e il terzo posto finale è sufficiente per tornare in C2. A preoccupare sono però i debiti accumulati, tutti onorati in tempo ma che finiscono per svuotare le casse societarie. La presidenza viene affidata a Antonello Antonielli e la squadra ampiamente rinnovata. Ci si aspetta un campionato modesto, arriva invece un trionfo: secondo posto, finale spareggi vinta 3-2 con un goal al 119° di Niccolai e passaggio in C1.

Continua alla seconda parte.

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