10.01.2016  14:00

Banca Etruria: una vicenda 'calda' anche per il Valdarno

di Monica Campani
Alta ancora l'attenzione sulla vicenda Banca Etruria e il Valdarno. Da una parte l'ex presidente Rosi si difende e chiarisce in un'intervista esclusiva sul Sole24Ore, dall'altra Bankitalia redige un dossier con dodici contestazioni all'ex presidente, ai due ex vicepresidenti e ad alcuni consiglieri del CdA


Non si affievolisce ma anzi si incentra sempre più sulla vicenda Banca Etruria l'attenzione di tutti a livello nazionale. E il Valdarno continua ad avere una parte di rilievo. È valdarnese Lorenzo Rosi, ex presidente della Soc. Coop Castelnuovese e di Banca Etruria, è valdarnese anche Luciano Nataloni, ex consigliere del CdA dell'istituto di credito, entrambi indagati dalla Procura della Repubblica di Arezzo per “omessa comunicazione di conflitto d'interesse”.  

Ma sono valdarnesi anche alcune delle 14 aziende che hanno ottenuto finanziamenti da Banca Etruria e sulle quali la guardia di finanza sta indagando: Soc. Coop. Castelnuovese, la Casprini Holding spa, la Casprini Gruppo Industriale spa, e la Naos srl. Qualche giorno fa le fiamme gialle hanno dato il via alle perquisizioni per acquisire la documentazione comprovante i rapporti tra gli ex membri del consiglio di amministrazione della Banca e le società.

E poi ci sono le connessioni con un'altra parte del Valdarno, quella legata agli Outlet, in particolare per la costruzione di strutture del gruppo The Mall, che vedono la presenza di un altro valdarnese, Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, e l'altra legata ai rifiuti, con la partecipazione della Castelnuovese in Sei Toscana, la società che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti per le province di Arezzo, Siena e Grosseto.

A tal proposito IlFattoQuotidiano sottolinea: "Quello che salta di più agli occhi nell’affare dei rifiuti sono gli incroci tra la Coop rossa e la Banca Etruria, entrambe in passato presiedute da Rosi. La Banca infatti partecipa in Società Toscana Ambiente, di cui Rosi è stato presidente dal 2008 all’11 aprile 2013, che a sua volta è socia di Sei. Non solo. La Sta, che è anche l’anello di congiunzione tra la Castelnuovese e Sei, a fine 2014 aveva quasi 15 milioni di debiti con le banche. Parte dei quali riconducibili alle linee di credito fino a 10 milioni concesse da Mps e dalla stessa Banca Etruria. Tra i creditori non bancari, invece, spicca Uch, socio di controllo di Sta a sua volta controllato dalla Castelnuovese e dal suo partner (sempre aderente alla Legacoop) Unieco e, tra il 2008 e il 2013, presieduto ancora una volta da Rosi. Il prestito a fine 2014 ammontava a 5,33 milioni".

E se da una parte lo stesso Lorenzo Rosi in un'intervista esclusiva al Sole24Ore sul presunto conflitto d'interessi spiega "Il mio conflitto di interessi? Per capire che non è mai esistito, basta guardare i verbali dei consigli di amministrazione", afferma di essere tranquillo sulla possibile accusa di bancarotta fraudolenta, "La verità è che abbiamo sempre e solo lavorato nell'interesse del territorio e delle aziende", e rivela di conoscere appena Tiziano Renzi, dall'altra Bankitalia redige un dossier su Banca Etruria che contiene dodici contestazioni per Rosi, i due ex vicepresidenti, tra i quali anche il padre del Ministro Maria Elena Boschi, e alcuni componenti del CdA, tra cui Luciano Nataloni, e che viene riportato dal Corriere della Sera.  

Sul Corriere della Sera, inoltre, si legge: "Tutti accusati dai funzionari di Palazzo Koch di "inerzia nell’attivare adeguate misure correttive per risanare la gestione, provocando un ulteriore peggioramento della situazione tecnica, già gravemente deteriorata. Comportamento che ha provocato una significativa erosione delle esigue risorse patrimoniali, da tempo non in grado di soddisfare il previsto “capital conservation buffer” del 2,5 per cento". Tutti chiamati a difendersi dall’accusa di non aver «pianificato interventi idonei a ristabilire l’equipaggio reddituale del gruppo, per di più necessari in considerazione dell’elevato ammontare degli attivi infruttiferi e dei vincoli in termini di patrimonio e redditività».Nella relazione già notificata agli interessati per le controdeduzioni, sono elencati gli sprechi, gli abusi, e gli atti omissivi che hanno svuotato le casse di Etruria e - dopo il decreto del 22 novembre varato dal governo - causato perdite enormi per azionisti e obbligazionisti. Tra loro anche piccoli risparmiatori convinti di aver messo al sicuro i propri soldi e invece travolti da un fallimento che ha reso il loro investimento carta straccia".

Il Corriere della Sera continua: "I primi due «capi di incolpazione» riguardano le politiche messe in atto dai vertici e si concentrano su quanto accaduto nel 2014, che avrebbe dovuto rappresentare il momento di svolta, visto quanto era già stato eccepito nel corso delle precedenti ispezioni. Per questo stigmatizzano «le esigenze di accantonamento sul portafoglio crediti deteriorati che hanno portato a rettifiche su crediti per 622 milioni di euro e hanno concorso a generare la perdita di esercizio di 517 milioni di euro». Un’enorme massa di denaro persa concedendo finanziamenti anche a chi non forniva adeguate garanzie, firmando contratti di consulenza per incarichi inutili e soprattutto «non in linea con la normativa interna sul ciclo passivo di spesa», gli sprechi nella gestione degli immobili. 
Tra i principali addebiti al presidente e ai due vice c’è poi il mancato rispetto della delibera sulla riduzione degli emolumenti, ma pure la scelta di non proporre ai soci «l’unica offerta giuridicamente rilevante presentata dalla Popolare di Vicenza di un euro per azione, estesa al 90 per cento del pacchetto azionario». Secondo gli ispettori ciò «ha lasciato inevasa la richiesta della Vigilanza di realizzare un processo di integrazione con un partner di elevato “standing” e non ha portato a tempestive ed efficaci iniziative per una soluzione alternativa".

 

Cronaca

 
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